di Redazione

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Il 104 è uno degli splendidi esempi di politiche culturali innovative presenti a Parigi.

Il 104 è uno spazio interamente destinato ad esposizioni e installazioni d’arte contemporanea, restrutturato in uno degli arondissements più dequalificati della città, il diciannovesimo, appunto per rilanciarne la capacità attrattiva e di aggregazione.

E’ uno spazio di qualche decina di migliaia di metri quadri che sorge all’interno di quelle che, un tempo, erano le pompe funebri cittadine. Bella metafora di morte e rinascita, insomma.

Il 104 è luogo dove espongono artisti di fama internazionale, ma anche e sopratutto centro di sperimentazione di giovani talenti. Ed è ovviamente un coacervo di contraddizioni.

A gennaio si è tenuto l’Atelier del Feldstark international, un’iniziativa che ogni anno raccoglie in workshop itineranti i migliori talenti artistici espressi da Parigi, Berlino e New York.

In questo spazio innovativo centinaia di giovani si sono misurati in battaglie da art attack contaminandosi artisticamente.

Quello che mi interessa raccontare qui, però, è un episodio laterale e direi esemplificativo.

Una delle idee che hanno spinto a ridare vita al 104, infatti, è la possibilità di rilanciare la funzione sociale dell’arte in un quartiere tra i più disagiati, come già detto, della Ville Lumière. I giovani che abitano nel diciannovesimo vengono attratti dal centro con l’idea che l’incontro con l’arte li aiuti o li incoraggi verso una rappresentazione condivisa dello spazio pubblico.

Una ragazza che al 104 lavora mi raccontava un gustoso aneddoto.

Un giorno un gruppo di questi ragazzi del quartiere, mentre passeggiava per l’immenso spazio, si è avvicinato all’opera di un talento del Feldstark: su un sentiero di fiammiferi bruciati giaceva, immota a terra, la carcassa di un Velib anch’esso ucciso dalle fiamme.

Uno dei ragazzi commenta: “Beh, non mi sembra granchè”.

E la ragazza replica: “Ma no, perchè dici così? È una metafora molto efficace: le fiamme, il vandalismo. C’è emozione dietro quest’opera.”

“Sarà, ma non mi convince.”

“E perchè?”

“Beh, forse perchè conosco l’artista originale”.

Ah, Paris, Paris, gomitolo di sogni e dei loro contrari.

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