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[Michele Cardulli, 41 anni, è un giornalista e militante del Partito Democratico. Per Novamag racconterà la stagione congressuale del Pd, vista da un circolo romano]
“Ciao Miche’, tu con chi stai?”. E’ la domanda che ciascun iscritto al Pd si sente rivolgere in queste ore. Ti senti buttato dentro un frullatore, ti ritrovi dall’altra parte della barricata persone con cui fino a poche ore fa condividevi un percorso di venti e più anni di attività politica.
Bersani, Franceschini, Marino. E poi Adinolfi, che si candida sempre alle primarie del Partito democratico e non prende mai un voto.
Per non parlare di tutti quelli che sono passati sui giornali in queste settimane. Si dice (perché il dato è misterioso) che gli iscritti siano circa 370 mila. Bene, i possibili candidati alla carica di segretario sono stati, se possibile, di più.
Tanto che, a un certo punto, l’ho detto chiaro e tondo: io non mi candido. Meglio mettere le mani avanti, non si sa mai.
Ma tutto questo frullatore è un partito? Triturerà soltanto tutti noi che con ansia cerchiamo un appiglio per dare un’alternativa credibile a questo povero paese, oppure ne uscirà davvero una bella crema omogenea?
Nei circoli ti guardano con la faccia sconcertata. “E’ venuto tizio è mi ha chiesto di dargli 50 tessere in bianco”. Cavolo… concetti di alta politica. E’ partita la battaglia per confrontarsi sui programmi.
Tutti e tre gli aspiranti candidati ti dicono: serve un partito unito, chi vince deve avere il sostegno degli altri. Paese strano, il nostro. Di memoria non corta, ma proprio random.
Gli italiani devono avere una memoria volatile e basta, tipo i computer degli anni 80 che quando li spegnevi, non salvavano niente. Dovevi ricominciare dall’inizio ogni volta.
E’ già perché Bersani, quello più accreditato alla vittoria finale, è uno che si voleva candidare alle famose primarie del 14 ottobre, quelle “fondative” del Pd. Poi arrivò D’Alema e gli disse: tranquillo, ora votiamo Veltroni, poi lavoriamo per smontarlo. E, infatti, eravamo alla vigilia delle elezioni regionali sarde, Bersani la buttò lì: mi candido a segretario nazionale. Ma come, tra pochi giorni si vota in una Regione importante e tu ti metti di traverso. Berlusconi ringrazia.
E poi c’è Franceschini. L’eterno ragazzo, allievo di Zaccagnini. Con lui Marini, Fassino, Veltroni, Rutelli. Ognuno con un progetto diverso. Auguri.
E quando sembrava che la sfida fosse tra loro, con mezzo partito alle prese con mal di pancia che manco quando ti mangi mezzo chilo di gelato tutto in un botto, ecco che ti arriva Ignazio Marino, il chirurgo.
E’ un esplosione. Dopo la sua scelta, mi dicono, in una sola giornata (per giunta festiva) circa 1000 persone sono andate a iscriversi al Pd e poi hanno pure mandato una mail per dirglielo.
E tu che sei stato per un anno a telefonare ai “soci fondatori” del Pd per dirgli di venire a prendere la tessera, ci rimani anche un po’ male. E che cavolo… un po’ di rispetto per chi ogni giorno apre quella serranda.
Scherzi a parte, da militante irrimediabilmente vecchio, pensi: vabbe’, che poi votino quello che gli pare, ma che intanto versino i 15 euro obbligatori per la tessera. Perché i congressi (e i partiti) vanno e vengono, ma la bolletta del telefono la devi pagare comunque…








