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di Steven Davy
Per molte persone la televisione è ancora il luogo deputato da cui attingere la propria dose giornaliera di politica. Sorprendente? No, è stato così sin dalla fine degli anni 90. Ma mentre più del 70% degli adulti negli Stati uniti apprende le notizie politiche dalla televisione, è innegabile la sempre maggiore importanza di internet nella politica americana.
Il Pew Internet and American Life Project ha messo in luce che per la prima volta, durante le elezioni presidenziali del 2008, la maggioranza (55%) di adulti votanti ha seguito gli eventi politici tramite internet.
“Da quando abbiamo iniziato a condurre questa ricerca, in ogni singola sessione elettiva abbiamo visto che la fiducia e l’uso di internet per scopi politici non sono mai diminuiti, anzi sono sempre cresciuti” ha dichiarato in un’intervista telefonica Aaron Smith esperto di indagini di mercato della Pew. “Credo che il trend sia piuttosto chiaro”.
La partecipazione attiva tramite internet
Mentre la televisione resta il veicolo primario per trasmettere un messaggio politico al maggior numero di persone, essa è anche una creatura passiva. Il boob-tube (lo “sciocco tubo catodico”) ha preso questo soprannome per un motivo valido: lo accendi e guardi. È una strada a senso unico.
Internet è una bestia del tutto diversa. Lo sviluppo di strumenti avanzati e di servizi online ha reso più facile raccogliere informazioni, interagire con altre persone, condividere opinioni, tutte cose importanti quando si parla di politica. Il numero di persone che utilizza social network quali Facebook e Twitter continua a crescere in maniera esponenziale. Internet è un mezzo fantastico per una partecipazione attiva, e la ricerca condotta dalla Pew rivela che le persone lo vogliono usare per occuparsi di politica.
“Una delle cose che emerge chiaramente dalla ricerca è questa.. crescita di cultura partecipata, di una mentalità di tipo attivista che è ben radicata in internet”, afferma Smith. “[Essa] si basa proprio su quella qualità tipica solo di internet che ti permette non solo di ricevere informazioni, ma di mettere qualcosa di te stesso lì fuori e di interagire realmente con le informazioni che trovi e con le altre persone che sono lì fuori e che sono interessate agli stessi argomenti”.
La mentalità attivista che pervade internet ha generato anche un altro trend, forse meno positivo. Quando si esaminano i discorsi politici su internet, si trovano spesso persone che si appellano al Primo Emendamento per proporre le idee delle frange più radicali.
Secondo Smith, per la prima volta i dati della Pew mostrano che le persone ammettono di rivolgersi ad internet per prendere informazioni che concordino con il loro punto di vista già esistente. In un certo senso, ciò modifica il tipo di rapporto che le persone hanno con le notizie.
“Non soppesano in maniera spassionata i fatti relativi ai due candidati per capire con quale dei due concordino, ma arrivano al dibattito con delle idee precostituite” continua Smith. “Quando cercano notizie su internet, vogliono sapere come sta andando al proprio candidato. Vogliono sapere, con una mentalità più da tifo sportivo, quale è il punteggio, cosa è successo oggi? Come ha reagito il mio team?”.
Ne consegue uno scenario da giudizio universale; che internet potrebbe creare la così detta “camera dell’eco” continua ad essere oggetto di discussione (cfr il pezzo di Brooke Gladstone su On the Media). Ma a parte questo, due domande specifiche bollono in superficie: quanto manca prima che internet diventi più importante della televisione per la politica? I notiziari via cavo subiranno un giorno la stessa sorte toccata ai giornali?
Addio CNN
Todd Mundt, un blogger, Vice Presidente e Chief Content Officer della Louisville Public Media, a maggio 2008 ha deciso di tagliare il cavo dell’antenna di casa sua e dire addio alla CNN.
In un esperimento in corso, casa Mundt sta vivendo in un mondo dove i video su internet e la televisione over-the-air sono la norma. A parte un paio di singhiozzi qua e la, Mundt afferma che il suo consumo di politica è stato ininterrotto. Ha anche accesso alle breaking news.
“Nelle stazioni di informazione locali quando accade qualcosa di importante nella propria zona, anche se non lo fanno ogni giorno, passano a trasmettere in live stream e cominciano a coprire l’evento online”, racconta Mundt. “Come quando è morto Michael Jackson. La prima cosa che ho fatto, quando ho sentito che era morto, è stata andare sulla ABC7 a Los Angeles e loro stavano trasmettendo in live stream e senza interruzioni. Poi sono andato sulla CBS2 e anche lì stavano facendo la stessa cosa. Gli unici che non stavano coprendo l’evento online erano la CNN e alcuni altri dei network maggiori, ma io ho l’ho appreso dalle stazioni locali”.
Mundt certamente non è al riparo dai notiziari in maniera assoluta – è ospite dell’edizione mattutina della NPR – ma ha scoperto che mentre una volta era solito scorrere rapidamente tra i canali TV (che lui chiama “pascolare”), ora non si dedica alla stessa attività su internet. Nella sua casa post-cavo, la politica è “a richiesta”. Ciò significa che lui si affida completamente alle sue fonti scelte, il che conferma i recenti dati della Pew.
“Io non so se sto evitando di vedere ciò che non voglio vedere, ma di sicuro ho scelto le mie fonti e le ho scelte sulla base di quelle che per me sono buone ragioni”, afferma Mundt. “In questo modo evito di essere esposto a una grande varietà di roba. Anche essere esposto alla CNN quando questa è al suo peggio a volte può essere buono per scoprire di cosa parla la gente”.
Alcuni sostengono che la serendipità caratterizzi la lettura di un giornale, perché le persone possono inciampare per caso in una storia che normalmente non avrebbero scelto di leggere. Forse lo stesso si può dire per chi scorre rapidamente tra i canali di notiziari. Ma se i dati della Pew sono esatti, allora un passaggio ad un consumo di notizie su internet e “a richiesta” potrebbe portare ad un aumento della polarizzazione del discorso politico (naturalmente, secondo altri il web è di fatto il migliore “aggeggio” per la serendipità mai inventato).
Al momento, internet ha una lunga strada da percorrere per superare la televisione quale principale fonte di informazione politica. “Chiaramente la televisione è il mezzo dominante per il dibattito politico nel nostro paese” asserisce Smith.
Comunque, il segmento della popolazione che più largamente si affida ad internet per la politica è composto da persone al di sotto dei trenta anni, e loro diventeranno la maggioranza.
Quest’articolo è stato pubblicato il 3 settembre scorso da Mediashift. Traduzione dall’inglese di Maria Vittoria Ramogida








