di Claudia Montanari

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A me Franceschini piace.
E fin qui non ci sarebbe niente di strano, se non fosse che la sottoscritta proviene da 10 anni e più di militanza in Rifondazione Comunista, di cui oltretutto gli ultimi passati all’interno della mozione che faceva riferimento a Sinistra Critica (Malabarba e Turigliatto, non so se rendo l’idea), e da un paio d’anni di grandissima confusione sotto il suo personale cielo.

Quindi sei tu che sei incoerente, direte voi. Può essere.
Ma se guardo indietro e penso agli ultimi 15 e passa anni, in cui il cancro Berlusconi è entrato nelle pieghe di tutto e di tutti, della politica, della società, dell’humus culturale, non posso non pensare che abbiamo sulle spalle più che un semplice fallimento, abbiamo sulle spalle la miopia totale e assoluta di non aver compreso nè saputo interpretare le caratteristiche e i bisogni di un intero paese.
E allora mi dico con onesta umiltà che forse bisogna tentare una strada diversa.
Non so quale sia, ma intanto mi guardo intorno.

Franceschini non mi fa sognare, né ovviamente mi fa sentire a un passo dalla rivoluzione, ma è un politico che parla chiaro, che ha un carisma pulito, che riempie sempre quello che dice di contenuti, e che se alza la voce puoi stare sicuro che è per una buona ragione e non per qualche inutile querelle mediatica del momento.

E poi non posso non ammirare il modo in cui è riuscito a barcamenarsi dentro al pantano del post Veltroni, riuscendo a tenere insieme un partito allo stesso tempo senz’anima ma con troppe anime, salvandolo dal disastro elettorale ed ottenendo un risultato francamente insperato (secondo me anche da lui) in quel momento.
Non è molto, ma per me è abbastanza, soprattutto di questi tempi.
E quindi mi accontento.

Franceschini è un cattolico che difende la laicità dello stato, e questo per me vale più di un collegio di garanzia, anche se so che le sue posizioni su molti temi sono diverse dalle mie.
Tanto per dirne alcune: lui è contrario alla fecondazione eterologa, e io favorevole, lui è contrario all’adozione per le coppie omosessuali, e io favorevole, lui ha una decisa vocazione maggioritaria che a me proprio non appartiene.
Ma poi penso allo scudo fiscale, allo seppur scampato pericolo del Lodo Alfano, ai continui e indecenti attacchi alla costituzione, che ora come non mai è patrimonio di tutti (solo per citare gli eventi più recenti) e allora penso che occorre che ciascuno faccia la sua parte.

Posso dirlo? A 34 anni suonati, la partigianeria ad ogni costo mi ha un po’ stancato, di sicuro non ha pagato, e mi ha reso solo più frustrata e distante da tutto ciò che è il “fare” la politica.
Stai invecchiando, direte voi. Può essere.
E così io, la vecchia e saggia compagna Montanari, per anni così rigida e intransigente, faccio la mia parte, e sostengo un (post) democristiano con la speranza che possa con un lungo e faticoso lavoro provare che questo in fondo non è un paese che ha bisogno di svolte autoritarie come una volta di troppo sta dimostrando.

E per queste ragioni non sono per il momento interessata alla questione dell’indirizzo strettamente politico del PD, elemento ovviamente fondamentale.
Non sono un’elettrice di quel partito, nè so se lo sarò mai, e se devo guardare la questione da quel lato nessuno dei tre candidati mi convince.

Ma mi sembra di aver capito che una delle aspirazioni del Partito Democratico sia proprio quella di accogliere e contenere istanze diverse fra di loro (anche troppo, a volte) attorno ad un filo comune, e quindi mi aspetto (faccio male?) che qualunque candidato verrà eletto non si metta a capo di un soviet.

Non sono un’elettrice, dicevo, ma sto invece accarezzando l’idea di andare domenica a votare alle Primarie, un po’ per lo spirito da bastian contrario senza parrocchia che mi contraddistingue, ma anche e soprattutto perché in questo momento lo vedo come l’unico modo di dire la mia su una questione che – volenti o soprattutto nolenti – a (centro)sinistra ci riguarda proprio tutti.

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