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Ci siamo. Il 2 febbraio, con la messa in onda della season premiere, prende il via la sesta ed ultima stagione di “LOST”. Un appuntamento da non perdere, come sanno bene anche nello staff del presidente Obama, che pare abbia anticipato di una settimana il discorso sullo Stato dell’Unione per evitare sovrapposizioni.
Dunque la serie delle serie, quella che sta alla storia della televisione come “Quarto potere” alla storia del cinema, è giunta all’epilogo finale. L’ultima puntata è programmata per la metà di maggio. Per quel giorno, tutti i misteri accumulati in sei anni saranno finalmente svelati.
Sì, ma cosa accadrà il giorno dopo? Cosa dobbiamo aspettarci da un mondo senza più LOST? Come sopravvivere ad un universo che avrà esaurito ogni domanda? Novamag vi propone un breve decalogo dedicato a tutti gli amanti di LOST, con i consigli pratici per sopravvivere alla scomparsa dell’Isola.
1. Ai Lostalgici
Il vero appassionato di LOST non smette mai di pensarci. Una volta terminata la fase di iniziale isolamento necessaria alla visione in sequenza di tutte le puntate in arretrato, il soggetto entra in quella della dipendenza vera e propria. È a questo punto che scatta la ricerca compulsiva di occasioni per discutere, elucubrare, teorizzare, con approcci che, dalla cerchia degli affetti più intimi, s’indirizzano presto verso chiunque lasci intendere una qualche parvenza di interesse. Per costoro, i “Lostalgici” veri e propri, la sesta stagione sarà il punto di non ritorno. È ragionevole ipotizzare che i dibattiti sull’interpretazione da dare al gran finale proseguiranno per mesi, consentendo ai duri e puri di placare la sete di confronto. Quando, però, presumibilmente verso il prossimo settembre, i Lostalgici realizzeranno che alle Hawaii nessuno sta girando nuove puntate, che non filtrano resoconti top secret dal set e che anche Kristin e DarkUFO pescano vecchi post dall’archivio, allora le conseguenze saranno imprevedibili.
Consiglio: cercate di costruirvi una vita fuori dal set e, in ogni caso, tenetevi lontano dalle bombe H.
2. Agli Apostoli di John Locke
La fede scorre vigorosa in John Locke. Gli è servita per affrontare tutte le prove richieste dall’Isola, che si trattasse di scoprire come si apre una botola chiusa dall’interno, trovare una capanna abbandonata nella giungla o far esplodere un sottomarino. E quando gli hanno detto che il suo vero destino era morire, ha preso la sua bussola ed è partito in cerca della strada. Alla fine della quinta stagione, abbiamo lasciato il corpo di Locke riverso fuori da una bara, mentre un altro John era dentro il piede della statua, rifugio di Jacob, ad armare la mano di Ben contro il presunto capo dell’Isola. Chi dei due è il vero John Locke? È proprio lui l’eletto? E se anche lo fosse, chi gli dà il diritto di comportarsi da padrone dell’Isola?
Le risposte arriveranno, ma la verità è che gli Apostoli di John Locke non ne hanno bisogno. Dare una risposta ad un uomo di fede è come accendere una candela in una stanza illuminata a giorno: un esercizio inutile. Terminato LOST, qualunque cosa accada, gli Apostoli celebreranno il culto del loro capo e non vorranno sentire ragione.
Consiglio: rinfoderate i coltelli e attenti a non perdere la bussola.
3. Agli Empiristi della prima ora
C’è stato un tempo, più o meno a metà della prima stagione, in cui si diceva che tutti i misteri di LOST avrebbero avuto una spiegazione “ragionevole”. È probabile che gli autori intendessero dire “coerente sotto il profilo narrativo”, eppure un gruppo di irriducibili si convinse che, nonostante tutto, una spiegazione assolutamente scientifica fosse l’unica davvero accettabile, pena la morte civile di Lindelof, Cuse e dello stesso J.J. Abrams che, oltre ad essersi sempre occupato di fantascienza, era dal pilot che non scriveva un episodio per intero.
Si trattava degli Empiristi della prima ora, una setta tanto nutrita quanto rumorosa. Le loro tracce sono state definitivamente perdute alla fine della quarta stagione, per la precisione nel momento in cui Benjamin Linus gira una ruota incrostata di ghiaccio e, come un criceto formato gigante, sposta l’Isola indietro nel tempo.
Nonostante la regola del silenzio cui, da allora, non si sono mai sottratti, gli Empiristi della prima ora non hanno certo smesso di seguire LOST. La maggior parte di loro ha assunto un atteggiamento di finta supponenza. “Lo seguo, ma non è più come all’inizio”. “Gli autori non sanno più dove andare a parare”. “Hanno rovinato tutto, sembra di vedere Star Trek”. Dopo l’ultima puntata, torneranno per dimostrare che lo show è stato una boiata pazzesca e che John Locke era più credibile come vulcaniano.
Consiglio: sospendete l’incredulità o, in alternativa, derivatela sotto vincolo.
4. Ai Cultori del triangolo Jack-James-Kate
Il triangolo no, non può non essere considerato. Quello di LOST ha fatto palpitare i cuori di milioni di persone in tutto il mondo. L’ultima stagione dovrebbe essere quella decisiva. È tutto finito tra Jack e Kate? Perché lui ha deciso di tornare sull’Isola? Era sincero quando ha detto a James di averla perduta per sempre? E lui, il vecchio Sawyer, riuscirà a dimenticare Juliet? Oppure l’amore perduto per la sua “blondie” gli farà riscoprire il cinismo perduto? E Kate? Cosa succederà all’odiatissima Kate? Riuscirà a convincere almeno una telespettatrice su mille di non meritarsi la cellulite su entrambe le braccia e un marito con l’alitosi? Possibile che la piccola Katie non abbia in serbo almeno un ultimo segreto dei suoi? Come sempre esistono le fazioni, ognuna con le sue granitiche certezze, e le previsioni si sprecano. In realtà, in situazioni del genere, il finale ha poca importanza. È inevitabile che qualcuno debba soffrire.
Consiglio: dotatevi di una prospettiva e siate pratici. A cuor non si comanda ma gli si può far cambiare idea.
5. Ai Membri del Progetto DHARMA
Anche i Membri del Progetto DHARMA sono fedeli alla linea, pronti a sacrificarsi per la causa della scienza, del progresso e del packaging virale. In fin dei conti, cos’è l’Isola se non un grande esperimento di utopismo sociale a metà tra John Milton e Aldous Huxley? Dopo cinque stagioni tra stazioni segrete, villaggi stile IKEA e filmati di orientamento, l’obiettivo è sempre lo stesso: salvare il mondo. Al termine della sesta stagione, i Membri del Progetto DHARMA sperano di scoprire finalmente come. Potrebbero c’entrare i numeri o i fantomatici Alvar Hanso e Gerald DeGroot o, nella peggiore delle ipotesi, la sacca elettromagnetica posizionata sotto l’Isola che, secondo i bene informati, sarebbe piena zeppa di ipotesi ad hoc.
Consiglio: impegnatevi in un’oculata gestione delle scorte. Nel mondo reale i gadget non piovono dal cielo e tra qualche anno varranno una fortuna.
6. Ai Romantici di Penny Lane
Alzi la mano chi non si è commosso quando, la notte di Natale del 2004, dopo averla attesa otto anni, Penny risponde alla chiamata di Desmond! In apparenza, resta poco da dire sulla più romantica delle sottotrame di LOST. Penny ha ritrovato Desmond e ora vivono chissà dove, più o meno felici e più o meno contenti. Il fatto che Henry Ian Cusick, l’attore che interpreta Desmond, non sia tra i regular lascia intendere che ci sarà poco spazio per lui e Penny in questa nuova stagione. Eppure, come in tutte le storie d’amore fatte di incomprensioni, lontananza e peripezie assortite, scrivere la parola “fine” non è così facile. I Romantici di Penny Lane sperano che resti ancora qualcosa da raccontare. Chissà, forse Desmond tradirà la promessa e sarà costretto a reincrociare le rotte per l’Isola. Magari proprio per il bene di Penny o per qualche altra ragione al momento incomprensibile ma sempre collegata all’amore per lei. Nel frattempo, come sempre, tutto è appeso ad un filo e, in attesa della chiamata del 2 febbraio, a tutti gli appassionati del genere non resta che conservare la fede che tutto sia scritto.
Consiglio: fissare il telefono non è la soluzione. Avete mai pensato ad un account Skype?
7. Agli Eruditi della scuola di Taweret
L’avvento di LOST ha dato un impulso decisivo alla riscoperta delle lingue antiche: latina, egizia, maya e klingoniana. La simbologia lostiana è vastissima, tra le più complesse mai concepite da Hollywood. Gli esegeti hanno sviluppato un’analisi minuziosa di ogni aspetto della serie, con una precisione certosina che non ha risparmiato contenuti speciali, bloopers ed errori di montaggio. La letteratura è talmente vasta che ormai gli Eruditi che la padroneggiano sono una casta chiusa, condannata a decriptare se stessa, fotogramma dopo fotogramma. Alla luce di quanto emergerà nella sesta stagione, è probabile che si proceda ad una revisione dello scibile. Tanti tasselli andranno al loro posto e, su molti degli aspetti più controversi, si giungerà all’agognata unanimità interpretativa. Difficile, però, che si approdi ad un’autentica memoria condivisa. Per quella, occorre aspettare. E chissà che una parola di conciliazione definitiva non possa arrivare proprio dai contenuti speciali del cofanetto DVD o, magari, dall’edizione in Blu-ray.
Consiglio: attenti a non finire come la statua di Taweret, un piede nella storia e il resto chissà dove.
8. Agli Avvistatori dei Numeri
4, 8, 15, 16, 23, 42. I fan di LOST sono abituati ai numeri e sanno bene che, da un momento all’altro, potrebbero comparire dovunque. Gli Avvistatori scandagliano ogni puntata alla ricerca di un riferimento alla famosa sequenza. Se è piuttosto facile avvistarli sui biglietti della lotteria, sulle botole o nei messaggi radio, ogni Avvistatore che si rispetti sa che le tracce dei numeri s’annidano spesso là dove nessuno al di fuori degli autori le può immaginare. La sfida è dimostrare che sbagliano. Raccoglierla significa dedicare ore e ore alla caccia. Il problema è che, con la pratica e l’esercizio, diventa quasi naturale allargare il raggio d’azione. Ecco allora che l’Avvistatore non si accontenta più di cercare i numeri nelle puntate ufficiali ma passa direttamente alla propria vita. La sequenza comincia a comparire nelle targhe, negli scontrini, sugli orologi, nelle carte d’imbarco e nelle previsioni del tempo del Tg1. Le combinazioni sono infinite. Ognuna è una traccia e potrebbe significare qualcosa. La stagione finale di LOST dovrebbe dare alcune risposte definitive. Si spera che, una volta svelato il mistero dei numeri, anche gli Avvistatori trovino pace.
Consiglio: evitate le dimostrazioni per assurdo e ricordate che modificare l’equazione di Valenzetti non vi cambierà comunque la vita.
9. Ai Santi sub-ito!
È in assoluto uno dei più grandi misteri di LOST: chi ha scelto i doppiatori italiani di Sun e Sayd? La verità è che una donna coreana non parla necessariamente come Arale Norimaki e un iracheno con la voce di Raj Koothrappali non avrebbe nessuna speranza di finire nella guardia repubblicana. Vedere le puntate di LOST in lingua originale è quasi un obbligo ed è per questo che ogni vero appassionato ha un debito di riconoscenza grande come la Roccia Nera verso chi, per sei anni, gli episodi li ha sottotitolati con puntualità e spesso a tempo di record. Finita la sesta stagione, ci saranno sicuramente altre serie di successo con cui cimentarsi di notte per battere sul tempo la concorrenza, ma il battesimo di fuoco di LOST rimarrà a lungo la vera pietra di paragone.
Consiglio: definite un nuovo obiettivo e cercate di vivere alla puntata.
10. Agli Apprendisti del Metodo Stanislavskij
A volte l’arte si ispira alla vita, così qualcuno è convinto che LOST si ispiri alla propria. Per la legge dei grandi numeri, è impossibile non riconoscersi in almeno uno dei membri del cast, ma molte persone sono arrivate al punto di aderire come un guanto al personaggio. Seguaci inconsapevoli del Metodo Stanislavskij, vivono un processo di identificazione vera e propria che li lega alla penna di Lindelof e Cuse come ad un cordone ombelicale. Tra pochi mesi, una volta che il legame si sarà definitivamente spezzato, vagheranno sperduti come tanti Jack, John, Kate, Claire, Hugo o James, imprigionati nel vuoto e senza un copione. Occorre farsi un bel pianto, e poi decidersi a crescere.
Non ha senso illudersi. L’idea di poter sopravvivere di ricordi è una pazzia. La realtà è che, tra qualche mese, LOST sarà un capitolo chiuso. A quel punto, molte espressioni saranno già divenute proverbiali. “Più fermo di Jack Shephard”. “Muto come una Austen!”. “Oggi a Jack, domani a Sawyer”. “Una maglietta di Locke è per sempre”. “Il mascara à la Alpert”. “Le unghie lunghe à la Sayd”. “Pesto à la Linus”. “Sior Shephard da le scarpe bianche fora le palanche, fora le palanche”. Per una volta, gli stereotipi culturali potrebbero rivelarsi d’aiuto. Gli Apprendisti avran modo di distanziarsi dalla narrazione, ritagliarsi poco per volta un nuovo spazio di normalità e, alla fine, uscire dal tunnel.
Consiglio: ristabilite la giusta distanza e tentate un approccio più critico. Chi si strania, non è perduto.
Tra qualche giorno soltanto, questi brevi consigli potrebbero suonare già vecchi. Gli autori ci hanno abituato a colpi di scena che ribaltano completamente ogni prospettiva, ed è improbabile che proprio l’ultimo capitolo debba fare eccezione.
Detto questo, sei anni di LOST un’unica grande certezza ce l’hanno già lasciata. Che le attese, anche le più lunghe e insopportabili, non sono nulla in confronto agli addii.









[...] del 30 gennaio 2010 – Lost: un decalogo per i sopravvissuti (Roberto Bonzi, Novamag, 26 gennaio 2010) – Tiger Woods, galeotto fu l’sms (Maurizio Molinari, La [...]
Pingback by Link del 30 gennaio 2010 « Corrado's blog — 31/01/2010 | 11:08
adorabile
Commento by desaparecida — 22/02/2010 | 16:08