scritto in Consumi, Diritti, InSicurezza, Media, Schermi | permalink
Lo scorso 9 dicembre la Electronic Frontier Foundation – organizzazione non profit americana che si occupa dei diritti nell’era digitale - ha pubblicato una articolata disamina sulle modifiche introdotte da Facebbok in merito alla privacy degli utenti, che sono state – e sono ancora – ampio motivo di dibattito tra i milioni di persone che usano il social network. Ecco la versione italiana.
di Kevin Bankston / Cinque mesi dopo il primo annuncio, avvenuto la scorsa estate, di imminenti cambiamenti nella gestione della privacy, Facebook ha finalmente lanciato le nuove impostazioni per i suoi 350 milioni di utenti.
Il sito del social network era stato giustamente criticato per le impostazioni sulla privacy poco chiare, specialmente dal Commissario per la Privacy canadese, nel rapporto di luglio e, più di recente, dall’Agenzia di Tutela dei Consumatori norvegese. Notiamo con piacere che Facebook sta cercando di dare una risposta a queste critiche attraverso i cambiamenti adottati [...]. Sfortunatamente, molti degli annunciati “miglioramenti” della privacy hanno creato nuovi e seri problemi per gli utenti dei servizi del popolare social network.
I cambiamenti sono stati pensati per semplificare le impostazioni, notoriamente complicate, sulla privacy e, riprendendo le parole usate da Facebook stesso nel comunicato [...] agli utenti “offrire un controllo maggiore delle informazioni”. Ma davvero tutti i cambiamenti offrono agli utenti di Facebook un maggior controllo delle informazioni? EFF ha esaminato da vicino queste modifiche per capire quali migliorino la situazione e quali… la peggiorino.
Cosa ne pensiamo? Queste modifiche sono chiaramente intese a spingere gli utenti di Facebook a condividere pubblicamente ancora più informazioni di prima. E peggio ancora, le modifiche in realtà ridurranno la possibilità di controllo dei propri dati personali da parte degli utenti.
Per non parlare del fatto che molti cambiamenti non sono buoni ai fini della privacy, altri sono cattivi e alcuni semplicemente brutti.
IL BUONO. Impostazioni più semplici e opzioni di privacy per i singoli post
Le modifiche hanno definitivamente semplificato le impostazioni sulla privacy, riducendo il numero totale di impostazioni e rendendole più chiare e più semplici da trovare e capire. Tale semplificazione include l’eliminazioni delle reti regionali, che a volte portava le persone a condividere involontariamente il proprio profilo su Facebook con una città intera o, come ha spiegato di recente in una lettera aperta Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, con una nazione intera.
Forse ancora più importante è il fatto che Facebook abbia aggiunto uno strumento che noi e molti altri abbiamo richiesto da tempo. La possibilità di definire la privacy a livello di post. Così, per esempio, se volete che solo i vostri amici vedano una particolare foto, o solo i vostri colleghi leggano un particolare aggiornamento di stato, lo potete fare, usando un semplice menù a tendina che vi consente di definire chi potrà vedere gli elementi pubblicati.
Ancora più importante, tuttavia, è il semplice fatto che, in virtù di questi cambiamenti, Facebook stia costringendo i suoi utenti a fare veramente attenzione alla privacy. Considerato che molti, se non la maggior parte, degli utenti in precedenza hanno semplicemente adottato le impostazioni predefinite offerte da Facebook piuttosto che personalizzarle, questa è veramente un cambiamento “buono”.
Senza dubbio, queste sono modifiche positive che si spera porteranno più persone a rivedere con attenzione e a personalizzare le proprie impostazioni della privacy su Facebook. Sfortunatamente, il nuovo tipo di flessibilità offerto dalle impostazioni della privacy a livello di post, un “buono” assoluto, è usato per giustificare il “cattivo”…
IL CATTIVO. EFF non consiglia le impostazioni sulla privacy “consigliate” da Facebook
Sebbene spacciati come riorganizzazione della privacy, i cambiamenti sono chiaramente intesi a indurre le persone a condividere ancora più dati pubblicamente. Lo “strumento di transizione”, che aiuta gli utenti a configurare le impostazioni sulla privacy, “consiglia” di utilizzare come impostazione predefinita, la condivisione con tutti in internet di elementi quali i messaggi di stato e i post pubblicati in bacheca, malgrado le impostazioni di privacy predefinite, che gli utenti hanno accettato all’inizio, fossero limitate a “la tua rete ed i tuoi amici” (per maggiori dettagli, la pagina sulla privacy su Facebook , resource page, e il blog dei nostri amici della ACLU, American Civil Liberties Union, che compara dettagliatamente le nuove e le vecchie impostazioni). Come hanno spiegato la scorsa settimana, prima che le modifiche fossero attuate, quelli di TechCrunch:
“Ciò che Facebook consiglia avrà un grande impatto sul futuro del sito. Al momento, la maggior parte delle persone non condivide i propri contenuti utilizzando l’opzione “Tutti” che Facebook ha introdotto la scorsa estate. Se Facebook spingesse gli utenti ad utilizzare questa opzione, potrebbe avere un miglior flusso di informazioni nella gara con Twitter per il “tempo reale”. Ma Facebook ha qualcosa da perdere promuovendo questa opzione: data la sua natura consolidata di strumento privato, ciò potrebbe portare a un gigantesco fiasco della privacy poiché gli utenti inavvertitamente condividerebbero più di quanto vogliano”.
Al momento, non ci sono più “se” al proposito: lo strumento di transizione è chiaramente pensato per spingere gli utenti a condividere sempre più informazioni con “Tutti”, un preoccupante sviluppo che, probabilmente, provocherà una diminuzione del livello di privacy per la maggior parte degli utenti, sia inavvertitamente che intenzionalmente.
Come Valleywag giustamente ammonisce nel suo articolo “Il nuovo schema sulla Privacy di Facebook puzza di complotto anti-privacy”:
“A parte i modi ammiccanti, gli utenti non dovrebbero mai dimenticare che Facebook resta nella sua natura, non una comunità ma l’avvio di una Silicon Valley, sempre affamata di crescita esponenziale e di nuovi flussi di guadagni. Per cui, assicuratevi di aver controllato queste nuove “opzioni” sulla privacy e prendete i “consigli” di Facebook cum grano salis”.
Essendo un’’organizzazione per la libertà di parola, EFF è solidale con gli utenti di internet che consapevolmente decidono di condividere di più su Facebook, dopo aver soppesato i rischi della privacy: una maggiore libertà di parola su internet è cosa buona.
Ma per essere sicuri che gli utenti per errore non condividano più di quanto intendano, noi non consigliamo di utilizzare le impostazioni “consigliate” da Facebook.
Facebook potrà giustificare questa spinta ad una maggiore condivisione con “Tutti”, sostenendo che ora si può impostare la privacy a livello di singolo post: se non volete condividere un particolare elemento con “Tutti”, afferma Facebook, basta cambiare il livello di privacy per quell’elemento. Ma noi pensiamo che sia più sicuro fare al contrario: fissate le impostazioni generali predefinite di privacy ad un livello molto restrittivo, tipo “Solo Amici” e poi spostate il livello di privacy su “Tutti” per quei particolari elementi che siete sicuri di voler condividere con il mondo intero.
IL BRUTTO. Le informazioni che potevate controllare ora sono trattate come “Pubbliche” e non potete scegliere il livello di “condivisione” per le applicazioni di Facebook
Guardando ancora più da vicino alle modifiche alla privacy, le cose volgono al brutto quando si tratta di controllare chi può vedere alcune informazioni personali, quali la lista di amici. Sotto il nuovo regime, Facebook tratta queste informazioni, insieme al nome, alla foto di profilo, la città attuale, il sesso, le reti e le pagine di cui siete “fan”, come “pubbliche”, le c.d. PAI (Publicly Available Information). Prima gli utenti potevano limitare l’accesso a molte di informazioni. Ora, questa possibilità è stata eliminata. Per esempio, la vecchia impostazione, [...] che permetteva solo agli “Amici” di vedere la lista di amici è stata completamente rimossa dalla pagina delle impostazioni della privacy.
Facebook replica che alcune di queste “Informazioni Pubbliche” erano già disponibili in qualche modo a tutti (anche se ammette che alcune non lo erano affatto, quali il sesso e la città attuale, e potevano essere nascoste). Per esempio, Facebook sottolinea il fatto che, sebbene potevate limitare chi poteva vedere sul vostro profilo le pagine di cui siete fan, lo stato di fan era comunque visibile nelle pagine stesse. Ma ciò non giustifica l’eliminazione della possibilità di controllare questa informazione.
Per esempio, potete decidere di diventare fan di una pagina dedicata ad argomenti controversi (come una pagina che sostenga o condanni i matrimoni gay) e lasciare che i vostri amici lo vedano nelle informazioni di profilo, ma lo nascondiate a colleghi, parenti o a tutti gli altri. Se è vero che uno potrebbe potenzialmente scoprire, cercando tra le migliaia di pagine esistenti, di quale siete diventati fan, è anche vero che in realtà poche persone lo fanno.
Facebook, inoltre, controbatte che gli utenti possono ancora controllare se i non-amici possono vedere le loro liste di amici attraverso le impostazioni, difficili da trovare, di modifica sulla pagina del profilo e cambiare il numero di amici mostrato nella versione pubblica del profilo portandolo a “0” e deselezionare il nuovo riquadro nelle impostazioni degli “Amici” che dice “mostra i miei amici sul mio profilo”.
Tuttavia, se il fine di queste modifiche era di rendere più chiare le impostazioni sulla privacy e renderle più facili da trovare ed utilizzare, Facebook ha fallito completamente quando si tratta di controllare chi può vedere di chi siete amici. E anche se in qualche modo potreste riuscire a controllare se far vedere la lista di amici ai non-amici, cercando e trovando le impostazioni giuste, che non si trovano più sotto la voce “Impostazioni della Privacy”, quando si tratta delle informazioni visibili agli sviluppatori delle applicazioni, Facebook ha peggiorato ancora di più la situazione.
La questione della privacy quando si tratta delle applicazioni di Facebook, quali i quiz dall’aspetto innocente, è stata ben divulgata dai nostri amici della ACLU ed è stata una delle maggiori preoccupazioni per il Commissario per la Privacy canadese, che è arrivato alla conclusione che gli sviluppatori delle applicazioni hanno acquisito la massima libertà di ricavare informazioni personali sugli utenti, inclusi quelle di utenti che non utilizzano affatto le applicazioni.
Facebook precedentemente aveva offerto una soluzione agli utenti che non volevano che le proprie informazioni venissero condivise, ogni volta che uno dei loro amici accedeva ad un’applicazione, con gli sviluppatori delle applicazioni sulla piattaforma di Facebook: gli utenti potevano selezionare un’opzione che diceva “Non condividere alcuna informazione su di me attraverso le API”.
Questa opzione è scomparsa, ora le applicazioni possono vedere tutte le vostre “Informazioni Pubbliche”, quando uno dei vostri amici accede ad un’applicazione.
Facebook difende questa modifica sostenendo che in realtà pochissimi utenti utilizzavano questa opzione, e sostiene ciò contemporaneamente al fatto che prima fosse difficile e complicato trovare le impostazioni sulla privacy.
Al posto di eliminare l’opzione, Facebook avrebbe potuto renderla più visibile e pubblicizzarla. Invece, in questo modo, la compagnia ha mandato un messaggio chiaro: se non volete condividere i vostri dati personali con le centinaia o migliaia di sviluppatori di applicazioni sconosciuti, senza nome e senza volto, alcuni chiaramente tutt’altro che onesti, allora non dovreste usare Facebook.
Queste modifiche sono ancor più preoccupanti in quanto anche cose che sembrano innocue come una lista di amici possono rivelare molte informazioni su di voi. A settembre (2009), per esempio, uno studio del MIT (Massachusetts Institute of Technology) soprannominato “Gaydar” ha dimostrato che i ricercatori potevano intuire in modo preciso l’orientamento sessuale di un utente semplicemente esaminando la sua lista di amici.
Questo tipo di estrazione di informazioni da parte dei social network, è una scienza ancora agli inizi: la quantità di informazioni che può essere estrapolata dalle “Informazioni Pubbliche” è destinata ad aumentare nel tempo. Oltre a poter potenzialmente rivelare fatti intimi riguardanti la vostra sessualità, o l’orientamento religioso o politico, queste modifiche riducono l’utilità di Facebook quale mezzo per il dissenso politico.
All’inizio dello scorso anno durante le proteste in Iran, Facebook ha svolto un ruolo critico nel consentire ai dissidenti di comunicare e organizzarsi con relativa privacy a dispetto del giro di vite del governo. Molta di quella utilità e di quella privacy ora sono andate perdute.
La presenza di questa nuova categoria di “Informazioni Pubbliche” è resa ancora peggiore dall’incapacità di Facebook di mostrarla apertamente prima di oggi (il 9 dicembre, giorno in cui è stata imposta agli utenti), quando ha aggiunto un nuovo punto-elenco all’inizio della normativa sulla privacy, specificando che per questa nuova categoria non sarebbe stato possibile impostare la privacy. La precedente versione della normativa, tuttavia, o non la svelava affatto o la nascondeva bene in fondo al testo, circondata da grandi promesse di privacy.
Per esempio, nella normativa precedente, prima che venisse rivista a novembre, Facebook non indicava nessun dato personale come “Informazioni Pubbliche”, e, invece, offriva grandi assicurazioni come la seguente:
“Ci rendiamo conto che possiate non volere che tutti nel mondo abbiano accesso alle informazioni che pubblicate su Facebook, per questo vi offriamo il controllo di tali informazioni. … Potete scegliere quali informazioni pubblicare sul profilo, incluse le informazioni di contatto e quelle personali, le foto, gli interessi ed i gruppi a cui aderite. E potete anche controllare con chi condividere le informazioni attraverso le impostazioni sulla privacy nella pagina Privacy”.
Intanto, la normativa sulla privacy, così come aggiornata a novembre (2009), parlava di alcuni dati come “Informazioni Pubbliche” senza impostazioni di privacy, quasi a metà pagina, circondati da promesse di privacy quali:
- Sei tu a decidere quante informazioni condividere su Facebook ed avere il controllo del modo in cui condividerle, attraverso le impostazioni sulla privacy;
- Facebook è uno strumento per condividere informazioni con altri, amici e reti di amici, e fornendoti impostazioni sulla privacy ti consente di impedire ad altri l’accesso ai tuoi dati;
- Puoi controllare chi può vedere [le informazioni che hai pubblicato sul tuo profilo], e chi può trovarti per mezzo degli strumenti di ricerca, utilizzando le impostazioni sulla privacy;
- Puoi usare le impostazioni sulla privacy per limitare le informazioni visibili a “Tutti”.
Queste affermazioni come minimo confondono o, peggio ancora, sono semplicemente false, e non offrono informazioni sufficienti agli utenti sulle modifiche annunciate oggi.
Infine, noi della EFF siamo preoccupati che le attuali modifiche portino gli utenti di Facebook a condividere con il mondo molte più informazioni personali di quanto abbiano mai voluto.
Nel 2008, Facebook ha dichiarato al Commissario per la Privacy canadese che “gli utenti hanno a disposizione strumenti di controllo esaustivi e precisi che permettono loro di scegliere chi vede cosa “tra le reti e gli amici”, e strumenti che consentono loro di scegliere quali informazioni rendere visibili a motori di ricerca e altre entità esterne”.
Nel rapporto di luglio il Commissario per la Privacy ha fatto affidamento su queste affermazioni per concludere che le impostazioni predefinite rientravano tra le “ragionevoli aspettative”, notando in particolare che “le impostazioni sulla privacy predefinite, e in particolare tutte quelle riguardanti il profilo, indicavano condivisioni con “Reti e Amici”.
Non è più così. Le principali impostazioni sulla privacy ora sono predefinite per condividere con “Tutti”, in alcuni casi senza possibilità di scelta per l’utente, e noi della EFF non crediamo che queste nuove impostazioni rientrino tra ciò che l’utente medio di Facebook si può “ragionevolmente aspettare”.
Se utilizzate Facebook e concordate con noi, vi esortiamo a visitare e lasciare un commento nella pagina della Governance di Facebook, chiedendo a Facebook di consentire un controllo reale di tutti i vostri dati.
Intanto, quegli utenti che tengono alla propria privacy dovranno decidere se l’utilizzo del nuovo Facebook vale una tale rinuncia alla privacy.
[Traduzione dall'inglese di Maria Vittoria Ramogida]
Guardando ancora più da vicino alle modifiche alla privacy, le cose volgono al brutto quando si tratta di controllare chi può vedere alcune informazioni personali, quali la lista di amici. Sotto il nuovo regime, Facebook tratta queste informazioni, insieme al nome, alla foto di profilo, la città attuale, il sesso, le reti e le pagine di cui siete “fan”, come “pubbliche”, le c.d. PAI (Publicly Available Information). Prima gli utenti potevano limitare l’accesso a molte di informazioni. Ora, questa possibilità è stata eliminata. Per esempio, la vecchia impostazione, riportata qui sotto, che permetteva solo agli “Amici” di vedere la lista di amici è stata completamente rimossa dalla pagina delle impostazioni della privacy.








