scritto in Il terzo occhio | permalink
Ci voleva il grido di dolore di Sergio Zavoli, attuale presidente della commissione vigilanza Rai, per risvegliare le coscienze di un servizio pubblico o presunto tale ormai, fin troppo sopito e comunque adagiato su logiche commerciali estranee al suo vero ruolo.
”Non la faremmo franca se negassimo alla Rai di essere il più grande laboratorio culturale e civile del Paese – ha detto di recente Zavoli – Ma ho qualche resistenza a credere che ciò si esprima pienamente secondo lo spirito e la modalità di un servizio pubblico e parrebbe dunque lecito domandarsi perché la politica non lascia a un’azienda di tanta rilevanza un’autonomia che, fatte salve le premesse istituzionali e statutarie, sia libera di gestire la sua sfera imprenditoriale e pienamente responsabile del problema non solo di tutelare, ma anche di produrre, cultura e civismo”.
Che la Rai attraversi un periodo non proprio felice è sotto gli occhi di tutti, fin da quando è iniziata la nefasta concorrenza con le reti private, quelle Mediaset in particolare, che pur di fare cassa in quanto commerciali hanno di gran lunga superato quel livello di decenza, a cui anche l’Azienda di Stato si è adeguata.
Non a caso oggi abbiamo scelto come titolo (Rai, ritorno al presente) quello di un reality show di cui pochi, per fortuna, si ricordano, andato in onda qualche anno fa e subito annullato, fra le pagine più tristi che la Rai nei suoi quasi 60 anni di vita possa ricordare.
A quei tempi (era il 2005) Rai e Mediaset si sfidavano a colpi di reality al punto da saturare l’etere e pregiudicare l’esistenza di un genere televisivo che ahinoi, (lo detestiamo), continua a sopravvivere sotto forma di Grande Fratello e Isola dei Famosi.
Quanto a flop più recenti non dobbiamo andare troppo lontano. La scorsa settimana è andata in onda su Raidue la seconda puntata de Il più grande italiano di tutti i tempi, condotto da Francesco Facchinetti – uno che dev ancora darci prova del proprio spessore artistico - sorta di classifica dei nomi più illustri passati e presenti di casa nostra, mentre all’orizzonte si profila una sessantesima edizione del Festival di Sanremo quantomeno traballante. La famosa kermesse canora negli ultimi anni ha mostrato tutti i suoi limiti e dopo il processo di lifting a cui l’ha sottoposta nel 2009 Paolo Bonolis, con al timone Antonella Clerici fra pochi giorni rischia un nuovo naufragio.
A poco valgono i commenti trionfalistici del direttore di Raiuno Mauro Mazza che ha di recente affermato: “constatiamo con piacere di essere in vantaggio rispetto al concorrente più diretto, che mi risulta essere già in periodo di garanzia”.
L’Auditel, insomma. Si bada solo al verdetto dell’infernale apparecchio, ma la qualità dov’è?
Le parole di Zavoli mettono il dito nella peggiore piaga che da sempre affligge la Rai, la commistione tra ciò che dovrebbe rappresentare e gli interessi di una classe politica sempre più pressante e afflitta dal conflitto d’interessi del Presidente del Consiglio.
La televisione pubblica ha visto assottigliarsi nel tempo i margini di guadagno fino ad arrivare a un progressivo dissanguamento pur di adeguarsi alla concorrenza facendole quindi un piacere, di recente il dg Mauro Masi ha deciso di privare la Rai degli introiti che Sky garantiva per la presenza della stessa sul satellite, per motivi che a distanza di mesi non sono ancora stati chiariti , se non nell’ottica di compiacere le tv del Premier con cui ha costituito la piattaforma TivùSat.
Quello che era impensabile fino a pochi anni fa ora è divenuta una triste realtà: Rai e Mediaset sotto lo stesso tetto e il medesimo padrone, con l’una che ha assunto un ruolo di asservimento rispetto all’altra e fatta oggetto della recente campagna anticanone (la tassa più evasa in Italia) condotta da alcuni organi di stampa che guarda caso si ispirano all’area politica del Presidente del Consiglio. La politica sta gradualmente cercando di ricondurre il servizio pubblico a più miti propositi, drogando l’informazione e scagliandosi contro trasmissioni ritenute antigovernative come AnnoZero.
Non bastano le critiche esterne ma anche le parole del presidente Rai ad avallare la tesi del complotto che giunge dagli scranni parlamentari. Di recente Paolo Garimberti ha candidamente confessato: “C’è un paradosso nella Rai di oggi: ci sono più programmi anti Berlusconi che pro Berlusconi. Una delle ragioni per cui cerco di evitare le telefonate di Berlusconi è che si lamenta sempre del fatto che il servizio pubblico è contro di lui. E’ vero ma questa è una reazione di indipendenza contro le pressioni del governo” .
Sarà pure così ma quanto durerà la presunta indipendenza dopo questa che appare come la più classica zappa sui piedi? La Rai avrebbe bisogno di tornare alla realtà di servizio pubblico, ma la strada è ancora molto lunga.








