di Maurizio Belfiore
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“Il poker non è un gioco di potere. Il poker è la quintessenza del potere, nudo e crudo: la somma di psicologia, intelligenza, menzogna, freddezza, calcolo azzardo”. Il poker è questo, ma è anche qualcos’altro: è anche un pretesto per incrociare storie personali, vuoti interiori, ambizioni spezzate, dolori non sopiti, personaggi irrisolti. Il tutto a La ricerca della costante, che poi è anche il titolo dell’ultimo romanzo di Mario Adinolfi (edito da Aliberti Castelvecchi).
Una “recherche” alla “vaccinara”, ambientata nella Roma di Testaccio tra sale da poker, chat room e poco altro.
Già, perché i personaggi che si muovono in questo mondo notturno ruotano intorno ad un’unica “costante”: il tavolo verde e quelle (migliaia) di combinazioni di 7 carte che costituiscono l’essenza del poker nella variante texana. E in gran parte dimenticano la ricerca della “vera costante”, quella che non nasce da un calcolo matematico per prevedere le odds (le probabilità di riuscire a chiudere il proprio punto e vincere la mano), ma che è il dare un senso alla propria vita.
Sostiene Adinolfi: ciascuno ha la sua costante, la sua inclinazione, “un solo palo da ficcare per terra e intorno al quale ruotare senza allontanarsene mai, pena l’inferno”. Saperla riconoscere ed esserle fedeli è la scommessa di ogni storia personale.
Una notte romana. Nove posti intorno a una tavolo finale di un torneo che assegnerà a cinque giocatori un biglietto per Las Vegas per partecipare alle World Series of Poker, il sogno di tutti i giocatori di Texas Hold’em.
C’è la giovane e insicura studentessa universitaria. C’è il suo fidanzato, arrivato giornalista Rai, incapace di investire fino in fondo sull’amore della bella ragazza conosciuta un anno prima a un torneo a Sanremo. C’è il quarantenne che beve per annegare il doloroso ricordo spezzato dalla Strage di Bologna. C’è il diciottenne cresciuto a poker e pc, irruento ed estroso. C’è la giovane e abile giocatrice, sempre innamorata dell’uomo sbagliato e di botte massicce di cocaina. C’è il quarantenne, bravo ragazzo cattolico di centrosinistra convinto sostenitore della democrazia diretta (una sorta di alter ego di Adinolfi, che è egli stesso giocatore di poker). C’è la ragazza sexy e un po’ maschiaccio. C’è l’uomo introverso, appassionato del pensiero sociale di Aldo Moro. C’è la madre di famiglia che ama il poker online, la bottiglia e il suo onorevole amante. E c’è l’Onorevole, superficiale e cinico, che recita bene la sua parte anche se non sa bene quale sia.
Nove storie personali zoppicanti che credono, nel fondo di una notte romana, di trovare la propria costante nel poker. Nove personaggi di cui Adinolfi mette sul tavolo le carte della loro vita. Riusciranno a trovare la propria “costante”?
Di certo, l’unico ad averla già trovata è il decimo personaggio: l’organizzatore del torneo. Quello che vince sempre, pur non giocando. Quello che nel poker ha davvero la sua costante. Quello che queste vite conosce per averle scrutate e violate in modo disinvolto e baro.
di Redazione
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di Carla King
Nel 2001, il Wild Writing Women, un gruppo di autrici di libri di viaggio della San Francisco Bay Area del quale ero membro, decise di pubblicare da solo una raccolta di storie. Per quale motivo? Perché nessuna di noi riusciva a trovare un editore che pubblicasse quelle che ritenevamo le nostre storie migliori.
Tra di noi c’erano alcune professioniste esperte di editoria, per cui non abbiamo mai preso in considerazione l’idea di utilizzare la vanity press (editoria personale a pagamento). Invece, tutte noi abbiamo investito 500 dollari e abbiamo formato una piccola società. Una è andata al Municipio di San Francisco per registrare il nome della società, Wild Writing Women Press. Un’altra ha comprato il numero ISBN e il codice a barre collegato; altre hanno assunto un book designer, hanno editato, corretto bozze, creato un sito e scelto un tipografo. La promozione del libro è stata facile perché eravamo 12 scrittrici di libri di viaggio professioniste che discutevano del libro mentre promuovevano altri libri e progetti.
Wild Writing Women: Stories of World Travel è stato un successo immediato. Durante la prima settimana di pubblicazione, abbiamo venduto tutte le 1.000 copie e abbiamo guadagnato più del doppio del nostro investimento iniziale. Diciotto case editrici tradizionali si sono subito dimostrate interessate a comprare il libro. Il gruppo ha deciso – con uno scarno 7 a 5 – di venderlo alla casa editrice Globe Pequot. Successo del self-publishing? Beh, siamo nel 2010 e dobbiamo ancora vedere i diritti d’autore.
Il boom del self-publishing
Autori di livello medio sanno già che l’era dei grandi anticipi, dei diritti d’autore generosi, dei tuor di presentazione e della pubblicità sui media è finita. Devono impiegare tempo e denaro proprio per creare un sito internet e pubblicizzare i propri libri. Gli editori non hanno i mezzi per offrire loro un pieno sostegno. Perché? Internet, la vendita di libri on-line, gli e-books e un’economia in declino sono tra le cause del costante crollo dell’editoria classica. Nel 2005 le vendite erano diminuite del 9% (e hanno continuato a diminuire). Eppure nel 2006 la stampa on-demand è esplosa.
Il rapporto Bowker del 2007 cita Kelly Gallagher, General Manager of Business Intelligence della Bowker con sede a New Providence (N.J.): “Lo sviluppo più sorprendente dello scorso anno è rappresentato dai titoli “on-demand”… che consistono principalmente in ristampe di titoli di dominio pubblico e in altri libri stampati in poche copie (short-run books)”.
Per questi “altri libri stampati in poche copie” non sotto state create delle sotto-categorie, quindi è difficile definire con esattezza le relative aree di crescita. Probabilmente, la porzione maggiore raccoglie i libri creati con l’aiuto di società di service per gli autori (ovvero i vanity o subsidy press), quali Lulu e iUniverse. Ma sono anche in crescita le società di book-packaging che fanno tutto, il che potrebbe anche includere scrivere il libro al posto vostro, e di self-publishing vero e proprio, che significa la creazione, da parte di un autore o di un gruppo di autori, di una piccola casa editrice indipendente.
I dati statistici della Bowker sull’editoria negli Stati Uniti per il 2008 indicano una diminuzione del 3,2 % dell’editoria classica, mentre il numero di libri stampati on-demand (POD: print-on-demand) è salito a oltre 285.000, circa 10.000 libri in più rispetto a quelli pubblicate da case editrici tradizionali. Il che significa dal 2007 una crescita del 132% per la stampa on-demand e un secondo anno di crescita a tre cifre. Ma il fatto che i grandi e medi editori si stiano muovendo verso la stampa on-demand anziché investire nella stampa offset certamente contribuisce a questi dati in crescita.
La tecnologia della stampa on-demand è arrivata alle masse attraverso le società di service per gli autori, quali Lulu e CreateSpace, due service popolari senza costi d’accesso. I loro profitti, e quelli degli altri, dipendono dai rialzi sui prezzi di stampa e dai servizi aggiuntivi, chiedendo da un centinaio a 10 mila dollari per “auto-pubblicare il vostro libro”; queste società hanno migliorato gli strumenti browser-based (utilizzabili tramite internet), così che autori senza competenze in design di libri possono caricare il testo e creare una copertina con il “punta e clicca”. All’improvviso, autori che per anni erano stati impegnati a scrivere lettere di richiesta di pubblicazione e a corteggiare agenti, si trovano a passare il tempo su internet a giocare con i font e le foto e a premere il tasto “acquista” per farsi inviare copie dei loro libri.
Autori che non si sarebbero mai aspettati di diventare autori
Un altro contributo al grande picco della stampa on-demand è venuto da quella popolazione che, prima che gli strumenti diventassero così accessibili, non aveva mai pensato di scrivere un libro. Ad esempio, libri di memorie familiari. Guide (Cookbook) di gruppi religiosi. Uomini d’affari che scrivono libri per migliorare la propria carriera. Professori che scrivono i propri libri di testo.
Ho incontrato Christine Comaford alla Conferenza degli scrittori di San Francisco del 2005. L’energica imprenditrice e amministratrice delegata di Mighty Ventures decise che l’attività di scrittrice le avrebbe dato maggior credibilità e sarebbe servita da eccellente strumento di marketing. La sua storia di successo è un libro del 2007 intitolato Rules for Renegades, completo di sito web che offre risorse gratuite e DVD costosi.
Anche scrittori affermati si sono rivolti al self-publishing. Paul Lima è uno scrittore freelance di Toronto e giornalista di vecchia data. Recentemente, ha incrementato le proprie entrate conducendo seminari e vendendo libri auto-pubblicati del genere “come fare a…” (how-to), riguardanti vari argomenti, tra cui la scrittura professionale.
“Non sono un tecnico”, ha affermato Lima, “e con Lulu tutto quello che devo fare è caricare una foto in JPEG ad alta risoluzione per la copertina e salvare in pdf il mio file word per il contenuto”.
“Le spese di distribuzione di Lulu mi sono sembrate costose e anche Amazon doveva prendere la sua quota”, ha affermato Lima, e così ha deciso di cercare altre alternative: una partnership con Five Rivers, un “piccolo editore” dell’Ontario. Five Rivers ha creato un libro che si atteneva alle specifiche di stampa di Lightning Source che, poiché è di proprietà del gigante dell’editoria Ingram, viene facilmente distribuito nelle librerie, nei rivenditori di e-book e su Amazon negli Stati Uniti, in Canada e nel Regno Unito. Inoltre, ha ottenuto la distribuzione del suo libro con Indigo, il maggior rivenditore canadese.
Lima guadagna un 10% di diritti d’autore e dice che per lui va bene. “E’ un contratto di lavoro: loro sono i miei editori/distributori/soci d’affari” ha detto Lima. “I risultati sono stati fenomenali. Abbiamo venduto 1.000 copie, in meno di un anno, di How to Write a Nonfiction Book in 60 Days (Come scrivere un libro non di narrativa in 60 giorni). Anche nel Regno Unito le vendite sono state impressionanti.”
Un confine sempre meno preciso
La distinzione tra editoria tradizionale, vanity press e self-publishing sta diventando sempre meno netta, e ciò provoca una certa irritazione e confusione. Lynn Andriani della Publishers Weekly (settimanale di libri statunitense) ha creato grande agitazione ammettendo che i subsidy e i vanity press usavano impropriamente il termine self-publishing, ma non ha fatto niente per correggere l’errore. E quale potrebbe essere il motivo, in un momento in cui la definizione recentemente diffusa di self-publishing sta sperimentando una crescita a tre cifre per il secondo anno consecutivo mentre l’editoria classica fatica a stare a galla?
L’attuale definizione di self-publishing include i subsidy e vanity press, la stampa on-demand, e i book packager, e molti, essendo editori o società di service per gli autori, preferirebbero venisse chiarita.
“Le società di Authors Solution, qauli AuthorHouse, iUniverse, Trafford, Wordclay, and Xlibris, hanno pubblicato più di 120.000 libri per 85.000 autori”, riporta Andriani nello stesso articolo.
Quando ho chiesto chiarimenti a Jane Friedman, editore e direttore editoriale del Writer’s Digest, circa il termine, lei ha risposto: “la nostra definizione di self-publishing include tutti gli scenari possibili che si verificano quando un autore paga per la pubblicazione, sia che l’autore paghi un service, un tipografo, un editore on-line, o chiunque altro. Per esempio, abbiamo un premio annuale chiamato il Book Award del Writer’s Digest riservato ai libri auto-pubblicati e accettiamo qualsiasi partecipante che si faccia carico del costo della pubblicazione” (Il Writer Digest richiede 125 dollari per poter partecipare al premio).
Anche gli editori tradizionali stanno creando rami d’azienda di self-publishing. La Author Solutions ha aiutato la Harlequin a creare un ramo di self-publishing per scrittori di romanzi chiamato Dellarte Press. Il package costa agli autori dai 599 ai 1.599 dollari (il primo nome di Harlequin per il nascente ramo d’azienda era Harlequin Horizons, ma il settore si è ribellato). Author Solutions, inoltre, ha aiutato l’editore di libri cristiani Thomas Nelson con il suo service West Bow, che offre packaging dai 999 ai 19.999 dollari.
Di contro, Lima ha iniziato la sua carriera di self-publishing da solo e senza acquistare il package da una di queste nuove società. Per lui, la sensazione di controllo e di proprietà è ciò che rende il processo attraente.
“Mi piace il fatto di poter controllare il processo di pubblicazione di un libro e credo che la stampa on-demand abbia veramente cambiato il rapporto tra autore ed editore” ha detto Lima. “Scrivo un libro in 60 giorni e 30 giorni dopo ho la bozza finale. Con libri di nicchia come il mio, non c’è davvero bisogno di un editore. Ognuno ha il proprio sito web, un blog, Twitter e Facebook, e se non si scrive narrativa si può vendere attraverso seminari, conferenze e articoli scritti per altre persone”.
Ripercorrerebbe la stessa strada? Si. E l’ha fatto.
“Lulu ti offre l’opportunità di mettere alla prova il tuo libro” ha affermato Lima. “Non è necessario impegnarsi a fondo. Mi piace perché si può passare da una “minor league” a una “major league” con Lightning Source”.
Carla King si occupa di strategie editoriali e social media ed è co-autrice di Self-Publishing Boot Camp Workbook, che si è sviluppato dalle esperienze di conduzione di workshop per potenziali self-publisher. Dal 1994 ha auto-pubblicato libri di viaggio e libri “come fare a…”. Le sue corrispondenze dalle disavventure in moto in giro per il mondo sono disponibili come libri stampati, e-books e sul suo sito.
[Questo articolo è stato pubblicato originariamente il primo marzo sulla rivista online Media Shift. Traduzione dall'inglese di Maria Vittoria Ramogida]
di Massimiliano Di Giorgio
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Anche se negli ultimi giorni l’attivismo mediatico di Silvio Berlusconi sembra voler dare alle elezioni regionali di domenica e lunedì quasi il senso di un referendum sulla sua guida, il voto degli oltre 40 milioni di elettori chiamati alle urne riguarderà anche sfide locali e temi importanti come quello della sanità o dell’agricoltura, la cui competenza principale spetta proprio alle regioni.
Ma anche il lavoro, che per la maggioranza degli italiani (79%), dice un sondaggio Ipsos, è la prima preoccupazione in agenda.
Delle 13 regioni da rinnovare, 11 sono governate oggi dal centrosinistra, due dal centrodestra. Poi però il panorama locale è piuttosto diversificato.
Votano regioni del Nord tradizionalmente in testa alle classifiche per reddito pro capite e per i servizi resi ai cittadini e con maggioranze politiche storiche (la Lombardia per il centrodestra, l’Emilia-Romagna per il centrosinistra) e regioni del Sud fanalino di coda delle stesse graduatorie e con maggioranze che cambiano più spesso segno (come la Calabria) .
Due regioni, Lazio e Campania, arrivano alle elezioni con la sanità commissariata dal governo.
Per la prima volta in due regioni del Nord, Veneto e Piemonte, ci sono due candidati presidenti della Lega, e qui il partito di Umberto Bossi potrebbe anche superare per consensi il Pdl. In alcune regioni l’Udc di Pierferdinando Casini è alleato del Pdl (come nel Lazio) o del Pd (come in Piemonte), ma mai della Lega Nord.
A unire quasi tutti i candidati, il no al nucleare. Di solito sono contrari in generale i rappresentanti del centrosinistra, mentre quelli di centrodestra in alcuni casi distinguono, appoggiando il piano del governo per la costruzione di nuove centrali nucleari ma affermando che nella loro regione non ve n’è bisogno.
LOMBARDIA
Dopo che il Tar della Lombardia ha riammesso alle elezioni il listino del governatore uscente Roberto Formigoni, nessuno sembra dubitare della riconferma del centrodestra alla guida del Pirellone. Potrebbe essere significativo invece il risultato della Lega Nord nella regione “cuore” del Pdl, ma anche quello dell’Udc, già alleato dei berlusconiani. I concorrenti di Formigoni sono numerosi. Il principale è l’ex presidente della provincia di Milano Filippo Penati, molto vicino al leader del Pd Pierluigi Bersani, candidato del centrosinistra. Per i centristi corre invece l’ex capo della Cisl Savino Pezzotta. La Federazione della Sinistra (Rifondazione più Pdci) candida l’ex parlamentare europeo ed esperto di Aids Vittorio Agnoletto, mentre il movimento di Beppe Grillo presenta Vito Claudio Crimi. C’è anche un candidato di estrema destra: Gianmario Invernizzi, di Forza Nuova.
Chi vincerà le elezioni amministerà la regione quando, nel 2015, si svolgerà l’Expo mondiale di Milano. Per conttribuire a realizzarla la Lombardia ha investito 11 miliardi in opere autostradali come la Brebemi e la Pedemontana.
PIEMONTE
Prima che scattassero i 15 giorni di divieto di diffusione dei sondaggi elettorali, il Piemonte, governato negli ultimi cinque anni dal centrosinistra e prima dal centrodestra, era considerato da molti sondaggisti in bilico. La presidente uscente Mercedes Bresso – ieri nel mirino di Berlusconi per la sua presunta scarsa avvenenza fisica – è sostenuta dal centrosinistra e dall’Udc. Contro di lei corre il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Roberto Cota, candidato del centrodestra. Gli altri due candidati sono Renzo Rabellino di Alternativa per il Piemonte, una lista autonomista, e Davide Bono, del movimento di Beppe Grillo.
Nell’ultimo trimestre del 2009, dice l’Istat, il Piemonte, tradizionalmente “centro” della Fiat, era la regione col tasso di disoccupazione più elevato del Nord Italia: il 6,8%. La regione è anche alla prese con le vaste proteste per la realizzazione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità.
VENETO
Dopo la “destituzione” di Giancarlo Galan (Pdl), il centrodestra candida il ministro leghista dell’e Politiche Agricole Luca Zaia, la cui vittoria potrebbe favorire anche il sorpasso della lega sul partito di Berlusconi. I suoi due principali sfidanti sono l’imprenditore Giuseppe Bortolussi pr il centrosinistra, il senatore dell’Udc Antonio De Poli. Il movimento di Beppe Grillo candida David Borrelli, mentre ci sono ben due candidati “indipendentisti”: Gianluca Panto, del Partito Nasional veneto, e Silvano Polo di Veneti Indipendensa. In lizza anche Forza Nuova, con Paolo Caratossidis.
Anche se il tasso di disoccupazione del quarto trimestre 2009 in Veneto non era tra i più elevati (4,8% contro il 5,4% della Lombardia, per esempio), la crisi sembra aver colpito duramente il tessuto diffuso di piccoli imprenditori, con una serie di suicidi che hanno fatto nascere addirittura un call center per aiutare liberi professionisti e “padroncini” disperati.
EMILIA-ROMAGNA
Il presidente uscente Vasco Errani, del Pd, si ricandida alla guida di una coalizione di centrosinistra. Contro di lui corrono la candidata del centrodestra Anna Maria Bernini, una deputata del Pdl; Gianluca Galletti, parlamentare dell’Udc, e il “grillino” Giovanni Favia, alla prima esperienza politica.
Sul centrosinistra potrebbe pesare in negativo la vicenda di Bologna, il cui sindaco Flavio Delbono si è dimesso nel gennaio scorso dopo essere stato indagato nell’ambito di un’inchiesta sull’uso improprio di fondi pubblici per viaggi all’estero con la sua ex compagna. La città oggi è retta da un commissario prefettizio. Secondo i sondaggi di inizio mese, però, la coalizione che fa capo al Pd vincerà senza problemi la competizione.
LIGURIA
Amministrata dal 2005 dal centrosinistra dopo la sconfitta del centrodestra, la Liguria (che ha comunque una storia di regione “rossa”) vede oggi scontrarsi di nuovo due protagonisti degli ultimi anni: il presidente uscente Claudio Burlando (Pd) e il suo precedecessore del Pdl, Sandro Biasotti. La novità, in questo caso, è il passaggio dell’Udc dal centrodestra al centrosinistra. Il terzo candidato è Silvio Viale, un medico impegnato a favore dell’uso della pillola RU486, che corre per i radicali.
TOSCANA
Governata da decenni dal centrosinistra, la Toscana sembra avviarsi al voto senza sorprese. Il centrosinistra candida Enrico Rossi, assessore regionale uscente alla Salute. Il centrodestra è rappresentato dalla deputata Pdl Monica Faenzi, L’Udc dal deputato Francesco Bosi. Dopo il ritiro del fotografo e pubblicitario Oliviero Toscani, la lista Bonino-Pannella presenta Alfonso De Virgiliis, presidente di Banca Interregionale (la cui candidatura però non è stata accettata per tutte le province, e su questo pende un ricorso al Consiglio di Stato). E’ presente nella competizione anche Forza Nuova, con Ilario Palmisani, un politico locale.
MARCHE
La regione è amministrata dal centrosinistra, che si riaffida al presidente uscente Gian Mario Spacca, sostenuto anche dall’Udc. Il centrodestra candida un politico locale, Erminio Marinelli, ex sindaco di Civitanova. Massimo Rossi è invece candidato di una coalizione tra Federazione della Sinistra e Sinistra e Libertà.
UMBRIA
Tradizionalmente al governo della regione, il centrosinistra ha vissuto negli ultimi mesi uno “psicodramma” interno per la scelta del candidato interno, dopo lo stop alla presidente uscente Maria Rita Lorenzetti per eccesso di mandati e il ritiro del senatore Pd Mauro Agostini. Dalle urne delle primarie è uscito il nome di un’altra donna, Catiuscia Marini, già sindaca di Todi e parlamentare europea. E a sfidarla sono altre due donne: l’ex parlamentare Pd “teodem” (oggi Udc) Paola Binetti, candidata dei centristi, e l’avvocata Fiammetta Modena per Pdl e Lega Nord.
LAZIO
Quello della Regione “capitale” è uno dei voti seguiti con più attenzione. Si arriva alle urne dopo lo scandalo che ha investito il presidente uscente Piero Marrazzo – che cinque anni fa aveva vinto contro il centrodestra di Francesco Storace – rimasto coinvolto in un giro di trans e vittima di un presunto ricatto per le sue frequentazioni. Nella circoscrizione elettorale di Roma non ci sarà la lista Pdl, esclusa per ben due volte dal Consiglio di Stato per ritardo di presentazione e difetto di documentazione nonostante un decreto ad hoc varato dal Consiglio dei ministri tra le proteste dell’opposizione.
La sfida è tutta al femminile, come in Umbria. Renata Polverini, capo del sindacato Ugl, considerata vicina a Gianfranco Fini, è candidata per il centrodestra (con l’Udc). I sondaggi inizialmente la davano in netto vantaggio, ma nel corso delle settimane avrebbe perduto terreno contro la radicale Emma Bonino, già ministra e commissaria europea e oggi vicepresidente del Senato, sostenuta dal centrosinistra. La terza in lizza è Marzia Marzoli, della Rete dei cittadini, organizzazione che si definisce “non di sinistra, non di destra, non di centro”.
Bonino non è ben vista dalle gerarchie cattoliche per le sue posizioni su interruzione di gravidanza e riconoscimento delle coppie omosessuali, e due giorni fa il capo dei vescovi italiani, Angelo Bagnasco, pur senza nominarla, ha invitato a votare per partiti e candidati che difendono il “diritto alla vita” e la famiglia tradizionale.
Il Lazio aveva a fine 2009 un tasso di disoccupazione dell’8,5%. La sanità regionale è sotto commissariamento da parte del governo, anche se secondo una ricerca pubblicata il 21 marzo da “La Stampa” la regione avrebbe negli ultimi anni migliorato le sue perfomance, dopo il buco di bilancio attribuito alla precedente amministrazione di centrodestra.
CAMPANIA
Alcuni sondaggi indicavano a inizio marzo la Campania in bilico tra centrodestra e centrosinistra, altri sembravano propendere più decisamente per la vittoria del Pdl e dei suoi alleati. Dopo l’uscita di scena di Antonio Bassolino, sindaco di Napoli prima e presidente della Regione poi, il centrosinistra si è affidato a un suo storico avversario interno, il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. Il centrodestra ha invece scelto il “nuovo socialista” Stefano Caldoro. La Federazione della sinistra vede in competizione Paolo Ferrero, ex ministro e segretario di Rifondazione comunista, mentre il quarto candidato è Roberto Fico, del movimento di Beppe Grillo.
Il centrodestra si è diviso internamente sulla scelta di alcuni candidati e sul ruolo di Nicola Cosentino, il sottosegretario all’Economia che è anche coordinatore regionale del Pdl, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.
La regione è reduce dall’emergenza-rifiuti che ha provocato negli ultimi anni rivolte popolari e addirittura l’arrivo dell’esercito a presidiare le discariche, dopo il piano di intervento gestito dal capo della Protezione civile Guido Bertolaso. La sanità è commissariata dal governo. Il tasso di disoccupazione era, alla fine del 2009, del 12,9%.
BASILICATA
Le elezioni regionali in Basilicata hanno fatto finora notizia a livello nazionale probabilmente soprattutto per la candidatura, per l’Udc-Io Amo la Lucania, di Cristiano Magdi Allam, giornalista, e oggi parlamentare europeo, di origine egiziana e convertito al cristianesimo dall’Islam. Il centrosinistra ricandida invece il presidente uscente Vito De Filippo, mentre il centrodestra si affida a Nicola Pagliuca, capogruppo uscente di Forza Italia. Gli altri candidati sono Marco Toscano della lista Sui-generis e Florenzo Doino del Partito comunista dei lavoratori.
La Basilicata, dopo il Molise, è la più piccola regione del Sud. Anche se può contare su vasti giacimenti petroliferi, la nuova ricchezza locale, e su un’impostante industria alimentare, a fine 2009 il tasso di disoccupazione era dell’11,2%.
PUGLIA
La Puglia doveva essere un “laboratorio politico” per le prove di alleanza tra Pd e Udc, ma la strenua resistenza del presidente uscente Nichi Vendola – che ha vinto le primarie locali e è anche leader della nuova formazione rossoverde Sinistra e Libertà – e i dissidi interni ai democratici hanno fatto saltare gli accordi. Nonostante questo, Vendola potrebbe rivincere le elezioni proprio grazie alla posizione terzista dell’Udc, che candida alla presidenza la ex ministra ed ex sindaca di Lecce Adriana Poli Bortone. Il Pdl è rappresentato dal capogruppo Rocco Palese. Michele Rizzi è invece il candidato del partito di alternativa comunista.
In Puglia a fine 2009 il tasso di disoccupazione era del 12,6%, dice l’Istat. Nella ricerca pubblicata dalla “Stampa” sulle performance delle varie regioni, la Puglia è agli ultimi posti per i miglioramenti degli ultimi anni.
Sul fronte degli investimenti, la prossima amministrazione dovrebbe essere chiamata a occuparsi della realizzazione della nuova Statale Jonica, per cui il Cipe ha stanzato oltre 1 miliardo di euro.
CALABRIA
Agazio Loiero, il presidente uscente, ha vinto le primarie e sarà di nuovo il candidato del centrosinistra, anche se secondo molti sondaggi la Calabria andrà probabilmente al centrodestra di Giuseppe Scopelliti, sindaco di Reggio Calabria. Un’inedita coalizione tra radicali e Italia dei Valori candida invece l’imprenditore Filippo Callipo.
Prima della presidenza Loiero, la regione era amministrata dal centrodestra.
La Calabria ha un tasso di disoccupazione dell’11,3%. Nelle classifiche nazionali sul funzionamento del sistema sanitario è spesso agli ultimi posti, e negli ultimi anni ha registrato diversi casi di “malasanità” arrivati alle cronache nazionali e su cui ha indagato anche una commissione parlamentare.
In Calabria è presente quella che è considerata oggi dagli inquirenti la più potente organizzazione di tipo mafioso, la ‘ndrangheta, coinvolta nel recente attentato al tribunale di Reggio e anche nell’inchiesta sulle frodi telefoniche internazionali che hanno toccato Fastweb e Telecom Italia Sparkle.
Sel futuro della regione sembra pesare anche la prevista realizzazione del Ponte sullo Stretto, con 1,3 miliardi di euro già stanziati dal governo. Loiero è contrario, Scopelliti favorevole.
QUANDO E COME SI VOTA
Domenica 28 marzo dalle 8 alle 22 e lunedì 29 dalle 7 alle 15 si vota, oltre che per le 13 regioni anche per quattro province (tra cui l’Aquila, colpita quasi un anno fa dal terremoto) e in 453 Comuni, il più importante dei quali è Venezia, dove è candidato sindaco del centrodestra il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta.
Per le regionali si vota a turno unico, senza ballottaggio (come è invece nel caso di provinciali e comunali). Le modalità di voto cambiano però di regione in regione, secondo quanto previsto dalle rispettive leggi.
Nella maggior parte delle regioni (escluse Toscana, Marche, Campania, Puglia e Calabria) si può votare per una delle liste provinciali o per la lista regionale collegata (il cosiddetto listino), o si può anche disgiungere il voto, votando per due schieramenti diversi. Si può esprimere una sola preferenza per un candidato alla carica di consigliere regionale, scrivendone il nome nell’apposita riga vicino al contrassegno della lista provinciale.
Per votare serve, insieme a un documento di riconoscimento, la tessera elettorale. Chi l’avesse smarrita può rivolgersi al proprio Comune da oggi al 29 marzo.