di Enzo Mauri

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Una tv dedicata ai giochi? Niente di strano nell’Italia dal potere d’acquisto ridotto ai minimi termini come certificano gli ultimi dati Istat, dove si preferisce risparmiare addirittura sugli alimenti.
Allo stato attuale il sogno di una vita migliore si lega all’imperscrutabile giudizio del fato, attraverso una vincita straordinaria, via gratta e vinci o superenalotto, oppure grazie alla partecipazione ad un quiz televisivo. Dallo scorso 8 aprile ha preso il via sul canale 133 di Sky, La3 gestito dall’omonima compagnia telefonica.

Il palinsesto quotidiano de La3, con 14 ore di diretta dalle 10 alle 24, è costituito dai format TeleGiocoShow, Uno di Tre e BoxTime. Protagonisti soono quindici 3Jay dodici “titolari”, (Elisa Alloro, Lisa Dalla Via, Iaia De Rose, Fabio De Vivo, Gianpaolo Gambi, Dino Lanaro, Romina Minadeo, Martina Panagia, Clelia Patella, Rudy Smaila, Valentina Varisco, Valentina Veronese) e tre aspiranti 3Jay (Gabriella Capizzi, Erika Mariniello e Silvia Mendola).
Nella programmazione a senso unico del nuovo canale televisivo è previsto anche una sorta di talent show Uno di Tre, ideato e condotto da Peppe Quintale (protagonista di quattro edizioni delle Iene), in cui dalla sfida tra titolari e aspiranti 3Jay il pubblico con il proprio voto seleziona i presentatori più simpatici, sancendo l’esclusione dell’ultimo in graduatoria.
In palio non premi in denaro, ma cellulari,cd, gioielli, scooter, e soggiorni vari, ovvero 35 premi giornalieri e 2 super premi mensili, circa 11.000 mila premi all’anno per un valore complessivo di circa un milione e 100.000 euro.

Qualcosa del genere la tv nostrana lo aveva già proposto: i lettori dalla memoria lunga ricorderanno la stagione 2001 in cui La7 dedicò parte della programmazione ai giochi telefonici, la stessa in cui l’attrice Jane Alexander si fece conoscere per i suoi inconfondibili ammiccamenti notturni durante il game show Zengi.
Se poi andiamo ad esaminare per bene i nomi dei presentatori scopriamo che c’è un figlio d’arte, Rudy Smaila inconfondibile anche nell’aspetto (è uguale al padre) e alcuni transfughi di Mediaset come Elisa Alloro, nota per aver scritto l’istant book “Noi le ragazze di Silvio” e per le sue velleità politiche che la portarono nel 2009 a candidarsi per le amministrative a Reggio Emilia nelle liste del Pdl, in cui venne sonoramente “trombata” con solo 151 voti. C’è anche Francesca “Iaia” De Rose già Miss Padania 2002, poi concorrente del reality da dimenticare Uno, due, tre, Stalla! Su Canale 5 e dell’inguardabile Saturday Night Live su Italia 1.

Non pensasse l’ignaro telespettatore di cavarsela con una singola chiamata nel chiaro intento di strappare le bende alla dea Fortuna: per ogni telefonata dal costo di un euro, sarà necessario rispondere a una domanda che darà diritto ad essere estratti per partecipare in diretta al gioco di turno.
Il meccanismo lascia quanto meno perplessi. Si può rispondere correttamente e non essere estratti, sarà necessario quindi tentare ancora e non essere estratti di nuovo, poi una volta in diretta la vittoria non è certo automatica: i giochini non sono proprio semplicissimi, morale della favola, visto che ogni concorrente può partecipare infinite volte, si rischia in piena compulsione da gioco di investire decine di euro in chiamate per la gioia dei gestori telefonici ma non la nostra, per poi rimanere con un pugno di mosche. Occhio al portafogli quindi!
La3, la TV Digitale Mobile di 3 Italia, è in onda ovviamente anche sui TVfonini DVB-H e sui Videofonini UMTS degli oltre 9 milioni di clienti 3.

di Enzo Mauri

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Nell’Italietta degli inciuci, dei decreti ad personam, della legge uguale per alcuni ma non per tutti, si sta consumando l’ennesima telenovela, protagonista questa volta il digitale terrestre: la tecnologia a cui tutto il sistema televisivo europeo si sta convertendo. Con l’avvento del 2012 ogni stato membro dovrà essersi adeguato alle disposizioni della Ue. Il nostro Paese che fino a poco tempo fa era fanalino di coda, negli ultimi mesi ha visto una sorprendente accelerazione, per la gioia dei fabbricatori di decoder necessari alla ricezione dei nuovi segnali, delle marche di televisori (quelli troppo vecchi sono inutilizzabili) ma anche di chi  fa la tv, tipo Rai e Mediaset. Quest’ultima in particolare sta investendo fior di milioni nella creazione di canali e offerte ad hoc, sia a pagamento (Premium), sia gratuite (il canale Iris e Boing ma presto anche i nuovi La 5, Italia 2 e una rete all news), rendendo di fatto il DTT una sorta di feudo condiviso con l’emittente di Stato, alleato a mezzo servizio a causa della crisi di risorse e pochi altri competitor nazionali di minore entità (tipo La7) che nulla possono contro lo strapotere dell’azienda che vede a capo il Presidente del Consiglio.

Ad oggi Mediaset non tollererebbe l’ingresso in campo di alcun rivale, intruso da cacciare con ogni mezzo lecito o parvente tale, grazie all’appoggio dei governanti, figuriamoci un marchio come Sky, già predominante sul satellite ed ora intenzionato a far valere la sua anche sul DTT. La società di Rupert Murdoch ha esordito sul digitale terrestre lo scorso gennaio con il canale Cielo appoggiandosi al multiplex del gruppo Espresso, dopo una lunga querelle (lo start up era previsto il 1 dicembre) con il Governo nella figura del viceministro allo Sviluppo Economico Paolo Romani, riluttante a concedere la necessaria autorizzazione a trasmettere. Ora Sky, chiede di partecipare all’asta per assicurarsi una delle 5 reti del digitale terrestre che dovranno essere messe a disposizione degli operatori minori (3 di questi) e di nuovi entranti (2), asta che serve a sanare la procedura di infrazione avviata dall’UE contro la legge Gasparri sulla tv. Per l’occasione Sky ha chiesto all’UE di anticipare il proprio ingresso sul DTT previsto per il 2012, ma ad un parere favorevole del commissario Joaquín Almunia, il Governo e quindi Silvio Berlusconi proprietario di Mediaset si stanno opponendo in ogni modo mettendo in mezzo addirittura l’ambasciatore italiano presso l’Unione Europea, Ferdinando Nelli Feroci, il quale ha chiesto un incontro urgente con lo stesso Almunia, informandolo via lettera che un eventuale esordio anticipato di Sky sul DTT sconvolgerebbe il mercato in un momento delicato come quello dello switch off nazionale.

Se poi ci aggiungiamo l’aumento dell’iva al 20% sulle pay tv, la decisione via decreto Romani per la riduzione graduale dell’affollamento pubblicitario sul satellite, la linea dura di Mediaset circa la messa in onda pubblicitaria del diretto concorrente, è scontato come il Governo stia facendo del suo meglio per mettere i bastoni tra le ruote a Sky a vantaggio di Mediaset.“In compagnia di tutti gli altri operatori tv noi diciamo che non ci sono cambiamenti tali sul mercato che consentano al monopolista satellitare di acquisire le scarse frequenze di trasmissione, già insufficienti per gli operatori attuali”, ha dichiarato Fedele Confalonieri presidente Mediaset. Meno male che il DTT avrebbe dovuto offrire frequenze a tutti nessuno escluso.

di Enzo Mauri

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Come volevasi dimostrare: a suggellare un dato di cui erano già al corrente tutti, l’Agcom ha comminato la scorsa settimana due sanzioni da 100.000 euro al TG1 e al TG5 per “il perdurare” durante la recente campagna per le elezioni regionali “di un forte squilibrio informativo tra le forze politiche, in particolare tra PDL e PD, e una marginale presenza delle nuove liste che si sono presentate alle elezioni, in violazione del richiamo già rivolto alle emittenti ad attuare il riequilibrio dell’informazione nei notiziari”.

Nessuna novità, si diceva, poiché ancor prima che la temperatura del periodo elettorale raggiungesse i livelli al calor bianco di pochi giorni fa l’Autorità aveva avuto modo di riscontrare che il TG1 guidato da Augusto Minzolini aveva concesso al Pdl il 30,5% dell’informazione politica il quale sommato al 2,3% della Lega  sfiorava il 33%.
Dati che non contavano le apparizioni di premier, ministri, presidenti di Camera e Senato, che tutti insieme arrivavano intorno al 23%: totale, 56%.
L’opposizione (Pd, Idv, Radicali, Sel, Udc) vantava invece un misero 18%, con il Partito democratico al 9%.
Il Tg1 ha sistematicamente calpestato anche il cosiddetto “metodo Zaccaria”, quello che da una decina di anni chiede ai telegiornali di dedicare un terzo dell’informazione all’opposizione e i restanti due terzi in parte eque a governo e maggioranza.

La fantasia non necessita di chissà quale volo pindarico, per immaginare i direttori dei rispettivi TG Augusto Minzolini e Clemente J Mimun ridersela sotto i baffi per un provvedimento che a tutti gli effetti sortirà l’effetto di cauto rimbrotto verso le rispettive aziende televisive che hanno già mostrato l’intenzione di impugnarlo presso le sedi competenti.
Nel Paese dove  la legge è più che altro un’opinione, è probabile che un qualsivoglia tribunale dia retta alle rimostranze di Rai e Mediaset scongiurando l’ultimo barlume di legalità rimasta.

Il recente caso di Raiperunanotte che ha  portato una ventata di freschezza e – permetteteci il termine spesso usato a sproposito – libertà nello squallido panorama televisivo italiano, a tutto vantaggio del satellite e di Internet, ha posto l’accento su quello che ormai è un vero e proprio vulnus. In Italia fare vera informazione è diventata una sorta di chimera e chi si avventa nel delicato campo del diritto di cronaca se non allineato rischia d’essere tagliato fuori a tutti gli effetti.
Come diceva Barbara Serra,volto italiano di Al Jazeera, durante la trasmissione di Santoro, all’estero viene considerato degno di rispetto il giornalista che più fieramente riesce ad incidere la propria penna nell’impenetrabile muro del potere, qui in Italia invece si preferisce una più opportunistica genuflessione ai voleri di chi governa. Auguriamoci davvero che il vento stia cambiando direzione.


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