Il softair in Italia e il lavoro della Federazione

Un’associazione per la diffusione del softair

Se, passeggiando nel bosco, dovesse capitare di vedere un gruppo di giovani, vestiti in mimetica e anfibi, con uno zaino tattico alle spalle, un AK47 in mano, un caschetto calato sulla testa e degli occhialoni a protezione degli occhi, non c’è da spaventarsi. Guardando bene, ci si accorgerà che i kalashnikov non sono vere armi da fuoco, che nelle fondine ci sono delle pistole da softair e che le munizioni sono dei semplici pallini, per lo più biodegradabili.

Si tratta di softgunner, gli appassionati di questa disciplina che, oramai da oltre 20 anni, si è diffusa anche in Italia e che riunisce aspetti ludici a strategie e tattiche para militari, senza nessun impiego, però, di armi vere, in uno spirito cameratistico e di puro divertimento.

Ma se questa disciplina si è saputa diffondere in maniera così capillare, da nord a sud del nostro Paese, è merito anche della FIGT, la Federazione Italiana Giochi Tattici, che tanto ha fatto per dare al softair la dignità di cui gode oggi.

I primi passi

La Federazione nasce per riunire sotto un’unica bandiera appassionati e praticanti, uniti dall’amore per il softair, per il gioco e per l’immersione nella natura.

Era il lontano 1993, quando prendeva forma il primo organismo italiano dedicato alla promozione del softair (noto all’epoca sotto la sigla di ASNWG): lo scopo era quello di promuovere a livello nazionale quella che all’epoca era una realtà, che iniziava a diffondersi capillarmente, ma senza il supporto di una regia unica. In questa sorta di balcanizzazione del softair, c’era invece assoluto bisogno di un’attività promozionale per quella che era, all’epoca, l’unica disciplina ludico – sportiva ispirata alla simulazione non violenta dei giochi tattici.

Solo un anno dopo, parte il primo campionato nazionale itinerante, mentre è il 1996 l’anno in cui si registrano le istituzioni dei primissimi Comitati regionali e provinciali. Da allora, non si può dire che il cammino dell’Associazione sia stato tutto in discesa. Le “battaglie” per il riconoscimento della disciplina sono state lunghe e difficili; l’obiettivo era molteplice:

  • Far crescere il softair come disciplina sportiva;
  • Coordinare l’attività a livello nazionale (associazioni territoriali, uniformità del regolamento da applicare, organizzazione delle prime competizioni trans-provinciali e trans-nazionali, …);
  • Portare la disciplina del softair all’attenzione delle istituzioni;
  • Operare all’interno dell’Associazione con la massima trasparenza e nel rispetto dei principi democratici;
  • Formare i futuri insegnanti di softair;
  • Formare la classe arbitrale.

Il riconoscimento ministeriale

L’importante era non tradire lo spirito con cui il gruppo era partito all’inizio, ovvero quello di un’associazione composta di softgunner, rivolta ai softgunner.

Per nessuno di coloro che siano implicati a qualsiasi titolo nell’Associazione, il ruolo svolto deve essere un lavoro, ma solo una passione e un atto di volontariato. Lo spirito associativo, la collaborazione, il sacrificio (del tempo personale, in particolare) sottendono l’azione di ognuno.

Nonostante ogni anno il numero di praticanti crescesse e venissero organizzate sempre più competizioni, diffuse a livello territoriale e nazionale, i softgunner dovettero aspettare fino al 2011 perché il Ministero della Gioventù riconoscesse e patrocinasse la Finale del Campionato Nazionale. Ma per giungere a questo risultato di incredibile successo, gli organizzatori sono passati attraverso anni di contatti con le istituzioni, di coordinazione dell’attività nazionale e di tutela degli interessi sportivi delle associazioni affiliate.

Nel 2012, viene organizzato per la prima volta il Settore Arbitrale Nazionale, mentre l’anno successivo i numeri sono così elevati che si decide di dare vita al Settore Giovanile. È sempre del 2013 il passaggio da Associazione a Federazione: nasce la Federazione Italiana Giochi Tattici.

Nuove discipline: uomini e cani

Ora però l’attività della Federazione non può dirsi finita, anzi. Mantenere alto il nome della disciplina costa sacrifici continui, necessità di nuovo ossigeno e di nuove iniziative, che mantengano viva la passione dei softgunner.

E in Federazione, apparentemente, si stanno dando da fare. La prova è data dall’istituzione, dalla promozione e dalla diffusione di nuove sotto discipline.

È il caso, ad esempio, del Game Tactical Dog, noto sotto la sigla G.T.D., che unisce tra loro due discipline: la prima è il softair, la seconda l’addestramento cinofilo per Utilità e Difesa. Non più solo pistole da softair, dunque, e il gioco si complica, in un crescendo di tensione e passione.

Il tutto si svolge, ovviamente, nel rispetto del cane, senza arrecare a quest’ultimo alcun disturbo a livello caratteriale / comportamentale.

Il G.T.D. è stato pensato sul cane e per il cane (e il suo padrone). Si tratta di un’attività sportiva agonistica, dove l’equipe-binomio uomo – cane viene premiata in funzione del livello di prestazione atletica del softgunner e del livello di preparazione dell’animale.