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La possibilità che la scelta del governo di tornare al nucleare pesi in negativo per il centrodestra nelle elezioni regionali di fine marzo sembra avere più credito tra i politici che tra esperti di sondaggi e osservatori, anche se un sondaggista dice che una campagna elettorale più “all’americana”, più diretta, da parte del centrosinistra potrebbe spostare voti.
Dopo la legge dell’estate 2009 che sancisce il ritorno dell’Italia al nucleare, il 10 febbraio scorso il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto che definisce i criteri per la scelta delle aree adatte alla localizzazione delle nuove centrali.
ll ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha detto che i primi lavori per i cantieri cominceranno nel 2013, con l’obiettivo di produrre energia elettrica dal 2020. Per il momento, però, non ci sono indicazioni ufficiali sui siti in cui potrebbero sorgere i nuovi impianti atomici.
Domenica scorsa l’Enel non ha voluto fare commenti su una lista diffusa dai verdi in cui vengono elencati alcuni siti in diverse regioni che sarebbero il frutto di un accordo tra Eenel e la francese Edf.
Ma se il governo Berlusconi è dichiaratamente nuclearista, i candidati presidenti regionali di Pdl e Lega sembrano molto più cauti, quando non direttamente ostili alla costruzione di centrali nelle loro regioni.
E’ il caso del ministro leghista delle Politiche Agricole, Luca Zaia, in corsa per la presidenza del Veneto, che dice di “non essere contrario al nucleare”, chiedendosi però “dove possano essere installati i siti nucleari in una regione come il Veneto”.
“Il Veneto ha già dato, per l’energia… Bisogna dirlo a tutte le regioni che invece non hanno fatto la loro parte”.
Ma il tema del nucleare conterà nella campagna elettorale? “Non lo so, non lo sa nessuno”.
Anche Filippo Penati, candidato del centrosinistra in Lombardia e contrario “ma non pregiudizialmente” al nucleare, dice di non sapere quanto può pesare la questione in campagna elettorale: “Non lo so, credo che il problema principale per i cittadini sia quello del lavoro, della crisi”.
IL RIMPROVERO DI SCAJOLA
Per un altro leghista, Roberto Cota, candidato dal centrodestra alla presidenza del Piemonte, quello del nucleare “avrà un peso come altre questioni”.
Cota dice di essere favorevole all’energia atomica, ma non si spinge fino a chiedere di costruire centrali in Piemonte “perché è una questione tecnica, non politica, dipende dalle necessità. Nel momento in cui si dovesse decidere, andrei a spiegare ai cittadini perché”.
Nei giorni scorsi, lo stesso Scajola, in un intervista al “Corriere della Sera” aveva criticato i candidati presidenti del centrodestra contrari al nucleare, almeno nelle loro regioni, dicendo che “stanno sbagliando”.
“Penso che un politico, a tutti i livelli, abbia il dovere di dire la verità ai cittadini, di approfondire gli argomenti, e con coraggio indicare il futuro. Anche in campagna elettorale”, ha detto il ministro.
“Allora Scajola cominci a mettere una bella centrale a Imperia, suo feudo elettorale”, è la risposta di Fabio Granata, deputato del Pdl vicino a Gianfranco Fini che ha votato contro la legge sul nucleare.
“Credo che verso alcune questioni che riguardano la qualità della vita nei territori l’attenzione delle persone sia fortissima, mentre talvolta essa viene sottovalutata per ragionamenti economici”.
Il parlamentare, che si dice non pregiudizialmente contrario al nucleare, ma vorrebbe quello di cosiddetta “quarta generazione” senza scorie – ancora allo studio – è convinto che la questione conterà, nel voto regionale di fine marzo.
“A livello parlamentare la cosa è passata in modo indolore, ora che bisogna passare all’applicazione si vedranno le spine. Gli italiani, sul piano teorico, saranno anche più favorevoli di prima sul ritorno al nucleare. Ma sul piano pratico, no. Quindi la questione del nucleare avrà un peso. Se un candidato presidente si dichiara favorevole alle centrali atomiche, rischia di perdere consensi”.
L’opinione pubblica italiana, spiega Roberto Weber, direttore dell’istituto di ricerca Swg, in passato era per due terzi contraria al nucleare. “Negli ultimi quattro o cinque anni è cominciata un’inversione forte. Continua a prevalere il no, ma con una differenza di 4-5 punti percentuali”.
FAVOREVOLI IN TEORIA, CONTRARI IN PRATICA
Weber cita il caso del Lazio, dove sia la leader radicale Emma Bonino, candidata presidente del centrosinistra, che la sindacalista Renata Polverini, in corsa per il centrodestra, hanno detto no al nucleare: “Il 50% circa degli intervistati rispondono di essere favorevoli in generale all’energia nucleare. Ma quando si parla di installare una centrale nel Lazio, i favorevoli calano al 28%”.Insomma, l’opinione dei cittadini-elettori cambia se la questione viene “strettamente correlata all’associazione del rischio per la loro vita”, e “le élite politiche rispecchiano in maniera sublime l’orientamento dell’opinione pubblica ‘crassa’”, dice Weber. Secondo cui, però, ” se il centrosinistra si focalizzasse con forza e modalità comunicative nordamericane sul tema delle centrali, mostrandone i pericoli, sposterebbe parecchio in termini di voto”.
“Noi cerchiamo di far pesare la questione – assicura Ermete Realacci, deputato Pd e presidente onorario di Legambiente – perché è esemplificativa del diverso rapporto con l’ambiente che hanno il Pdl e il Pd. Ed è chiaro che a destra c’è una forte sofferenza, viste le dichiarazioni dei candidati presidenti”.
“Non permetteremo che la questione delle centrali nucleare venga nascosta”, dice Realacci.
Per Nicola Piepoli, uno dei più noti esperti italiani di sondaggi, quello del nucleare è però un tema “scarsamente elettorale, perché è un argomento del ‘fare’. Durante le elezioni invece si parlerà del futuro generico, dei sogni”.
Secondo Piepoli, i candidati presidenti dovrebbero comunque evitare di toccare il tema del nucleare, perché “parlarne in ogni caso, che sia in bene o in male, danneggia”.
E comunque per il sondaggista, nucleare o meno, le prossime Regionali saranno favorevoli alla destra. Il Pdl e la Lega, prevede conserveranno Lombardia e Veneto, e potranno invece vincere in una delle sette regioni oggi incerte, mentre il centrosinistra conserverà Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche. “In ogni caso il centrosinistra perderà qualcosa, e non è un’anomalia, visto che in IItalia c’è una normale tendenza verso destra”.
“NON DURANTE IL MIO MANDATO”
“Per il momento il nucleare è un tema da giornali, più che popolare. Nell’agenda delle elezioni il nucleare non è ancora entrato”, dice Antonio Noto, direttore dell’istituto di ricerca Ipr Marketing, che elabora numerosi sondaggi per Repubblica.it.
“Il governo non ha stilato l’elenco dei siti, tutti i candidati del centrodestra stanno facendo in modo che l’argomento non influenzi la loro campagna. Per quanto il tema sia prioritario, si fa di tutto per tenere il tema delle centrali nucleari, e dei depositi delle scorie, fuori dall’agenda”.
Per Antonio Polito, direttore del quotidiano “Il Riformista”, il tema del nucleare “non avrà un gran peso elettorale, ma sullo stesso sviluppo delle centrali”-.
Per Polito, che è ospita regolarmente interventi a favore del nucleare, “la questione ormai non è più quella del Nimby (Not In My Back Yard, non nel mio cortile) da parte dei cittadini, favorevoli magari in teoria ma poi contrari alla costruzione di siti nella loro regione. Siamo passati al Nimto (Not In My Term of Office, Non durante il mio mandato di governo). Insomma, dire sì a un’opera pubblica è sempre più difficile che dire no. Spiegare è complicato ed è rischioso, si rischia di perdere”.








