di Roberto Bonzi

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Ci siamo. Il 2 febbraio, con la messa in onda della season premiere, prende il via la sesta ed ultima stagione di “LOST”. Un appuntamento da non perdere, come sanno bene anche nello staff del presidente Obama, che pare abbia anticipato di una settimana il discorso sullo Stato dell’Unione per evitare sovrapposizioni.
Dunque la serie delle serie, quella che sta alla storia della televisione come “Quarto potere” alla storia del cinema, è giunta all’epilogo finale. L’ultima puntata è programmata per la metà di maggio. Per quel giorno, tutti i misteri accumulati in sei anni saranno finalmente svelati.

Sì, ma cosa accadrà il giorno dopo? Cosa dobbiamo aspettarci da un mondo senza più LOST? Come sopravvivere ad un universo che avrà esaurito ogni domanda? Novamag vi propone un breve decalogo dedicato a tutti gli amanti di LOST, con i consigli pratici per sopravvivere alla scomparsa dell’Isola.

1. Ai Lostalgici
Il vero appassionato di LOST non smette mai di pensarci. Una volta terminata la fase di iniziale isolamento necessaria alla visione in sequenza di tutte le puntate in arretrato, il soggetto entra in quella della dipendenza vera e propria. È a questo punto che scatta la ricerca compulsiva di occasioni per discutere, elucubrare, teorizzare, con approcci che, dalla cerchia degli affetti più intimi, s’indirizzano presto verso chiunque lasci intendere una qualche parvenza di interesse. Per costoro, i “Lostalgici” veri e propri, la sesta stagione sarà il punto di non ritorno. È ragionevole ipotizzare che i dibattiti sull’interpretazione da dare al gran finale proseguiranno per mesi, consentendo ai duri e puri di placare la sete di confronto. Quando, però, presumibilmente verso il prossimo settembre, i Lostalgici realizzeranno che alle Hawaii nessuno sta girando nuove puntate, che non filtrano resoconti top secret dal set e che anche Kristin e DarkUFO pescano vecchi post dall’archivio, allora le conseguenze saranno imprevedibili.
Consiglio: cercate di costruirvi una vita fuori dal set e, in ogni caso, tenetevi lontano dalle bombe H.

2. Agli Apostoli di John Locke
La fede scorre vigorosa in John Locke. Gli è servita per affrontare tutte le prove richieste dall’Isola, che si trattasse di scoprire come si apre una botola chiusa dall’interno, trovare una capanna abbandonata nella giungla o far esplodere un sottomarino. E quando gli hanno detto che il suo vero destino era morire, ha preso la sua bussola ed è partito in cerca della strada. Alla fine della quinta stagione, abbiamo lasciato il corpo di Locke riverso fuori da una bara, mentre un altro John era dentro il piede della statua, rifugio di Jacob, ad armare la mano di Ben contro il presunto capo dell’Isola. Chi dei due è il vero John Locke? È proprio lui l’eletto? E se anche lo fosse, chi gli dà il diritto di comportarsi da padrone dell’Isola?
Le risposte arriveranno, ma la verità è che gli Apostoli di John Locke non ne hanno bisogno. Dare una risposta ad un uomo di fede è come accendere una candela in una stanza illuminata a giorno: un esercizio inutile. Terminato LOST, qualunque cosa accada, gli Apostoli celebreranno il culto del loro capo e non vorranno sentire ragione.
Consiglio: rinfoderate i coltelli e attenti a non perdere la bussola.

3. Agli Empiristi della prima ora
C’è stato un tempo, più o meno a metà della prima stagione, in cui si diceva che tutti i misteri di LOST avrebbero avuto una spiegazione “ragionevole”. È probabile che gli autori intendessero dire “coerente sotto il profilo narrativo”, eppure un gruppo di irriducibili si convinse che, nonostante tutto, una spiegazione assolutamente scientifica fosse l’unica davvero accettabile, pena la morte civile di Lindelof, Cuse e dello stesso J.J. Abrams che, oltre ad essersi sempre occupato di fantascienza, era dal pilot che non scriveva un episodio per intero.
Si trattava degli Empiristi della prima ora, una setta tanto nutrita quanto rumorosa. Le loro tracce sono state definitivamente perdute alla fine della quarta stagione, per la precisione nel momento in cui Benjamin Linus gira una ruota incrostata di ghiaccio e, come un criceto formato gigante, sposta l’Isola indietro nel tempo.
Nonostante la regola del silenzio cui, da allora, non si sono mai sottratti, gli Empiristi della prima ora non hanno certo smesso di seguire LOST. La maggior parte di loro ha assunto un atteggiamento di finta supponenza. “Lo seguo, ma non è più come all’inizio”. “Gli autori non sanno più dove andare a parare”. “Hanno rovinato tutto, sembra di vedere Star Trek”. Dopo l’ultima puntata, torneranno per dimostrare che lo show è stato una boiata pazzesca e che John Locke era più credibile come vulcaniano.
Consiglio: sospendete l’incredulità o, in alternativa, derivatela sotto vincolo.

4. Ai Cultori del triangolo Jack-James-Kate
Il triangolo no, non può non essere considerato. Quello di LOST ha fatto palpitare i cuori di milioni di persone in tutto il mondo. L’ultima stagione dovrebbe essere quella decisiva. È tutto finito tra Jack e Kate? Perché lui ha deciso di tornare sull’Isola? Era sincero quando ha detto a James di averla perduta per sempre? E lui, il vecchio Sawyer, riuscirà a dimenticare Juliet? Oppure l’amore perduto per la sua “blondie” gli farà riscoprire il cinismo perduto? E Kate? Cosa succederà all’odiatissima Kate? Riuscirà a convincere almeno una telespettatrice su mille di non meritarsi la cellulite su entrambe le braccia e un marito con l’alitosi? Possibile che la piccola Katie non abbia in serbo almeno un ultimo segreto dei suoi? Come sempre esistono le fazioni, ognuna con le sue granitiche certezze, e le previsioni si sprecano. In realtà, in situazioni del genere, il finale ha poca importanza. È inevitabile che qualcuno debba soffrire.
Consiglio: dotatevi di una prospettiva e siate pratici. A cuor non si comanda ma gli si può far cambiare idea.

5. Ai Membri del Progetto DHARMA
Anche i Membri del Progetto DHARMA sono fedeli alla linea, pronti a sacrificarsi per la causa della scienza, del progresso e del packaging virale. In fin dei conti, cos’è l’Isola se non un grande esperimento di utopismo sociale a metà tra John Milton e Aldous Huxley? Dopo cinque stagioni tra stazioni segrete, villaggi stile IKEA e filmati di orientamento, l’obiettivo è sempre lo stesso: salvare il mondo. Al termine della sesta stagione, i Membri del Progetto DHARMA sperano di scoprire finalmente come. Potrebbero c’entrare i numeri o i fantomatici Alvar Hanso e Gerald DeGroot o, nella peggiore delle ipotesi, la sacca elettromagnetica posizionata sotto l’Isola che, secondo i bene informati, sarebbe piena zeppa di ipotesi ad hoc.
Consiglio: impegnatevi in un’oculata gestione delle scorte. Nel mondo reale i gadget non piovono dal cielo e tra qualche anno varranno una fortuna.

6. Ai Romantici di Penny Lane
Alzi la mano chi non si è commosso quando, la notte di Natale del 2004, dopo averla attesa otto anni, Penny risponde alla chiamata di Desmond! In apparenza, resta poco da dire sulla più romantica delle sottotrame di LOST. Penny ha ritrovato Desmond e ora vivono chissà dove, più o meno felici e più o meno contenti. Il fatto che Henry Ian Cusick, l’attore che interpreta Desmond, non sia tra i regular lascia intendere che ci sarà poco spazio per lui e Penny in questa nuova stagione. Eppure, come in tutte le storie d’amore fatte di incomprensioni, lontananza e peripezie assortite, scrivere la parola “fine” non è così facile. I Romantici di Penny Lane sperano che resti ancora qualcosa da raccontare. Chissà, forse Desmond tradirà la promessa e sarà costretto a reincrociare le rotte per l’Isola. Magari proprio per il bene di Penny o per qualche altra ragione al momento incomprensibile ma sempre collegata all’amore per lei. Nel frattempo, come sempre, tutto è appeso ad un filo e, in attesa della chiamata del 2 febbraio, a tutti gli appassionati del genere non resta che conservare la fede che tutto sia scritto.
Consiglio: fissare il telefono non è la soluzione. Avete mai pensato ad un account Skype?

7. Agli Eruditi della scuola di Taweret
L’avvento di LOST ha dato un impulso decisivo alla riscoperta delle lingue antiche: latina, egizia, maya e klingoniana. La simbologia lostiana è vastissima, tra le più complesse mai concepite da Hollywood. Gli esegeti hanno sviluppato un’analisi minuziosa di ogni aspetto della serie, con una precisione certosina che non ha risparmiato contenuti speciali, bloopers ed errori di montaggio. La letteratura è talmente vasta che ormai gli Eruditi che la padroneggiano sono una casta chiusa, condannata a decriptare se stessa, fotogramma dopo fotogramma. Alla luce di quanto emergerà nella sesta stagione, è probabile che si proceda ad una revisione dello scibile. Tanti tasselli andranno al loro posto e, su molti degli aspetti più controversi, si giungerà all’agognata unanimità interpretativa. Difficile, però, che si approdi ad un’autentica memoria condivisa. Per quella, occorre aspettare. E chissà che una parola di conciliazione definitiva non possa arrivare proprio dai contenuti speciali del cofanetto DVD o, magari, dall’edizione in Blu-ray.
Consiglio: attenti a non finire come la statua di Taweret, un piede nella storia e il resto chissà dove.

8. Agli Avvistatori dei Numeri
4, 8, 15, 16, 23, 42. I fan di LOST sono abituati ai numeri e sanno bene che, da un momento all’altro, potrebbero comparire dovunque. Gli Avvistatori scandagliano ogni puntata alla ricerca di un riferimento alla famosa sequenza. Se è piuttosto facile avvistarli sui biglietti della lotteria, sulle botole o nei messaggi radio, ogni Avvistatore che si rispetti sa che le tracce dei numeri s’annidano spesso là dove nessuno al di fuori degli autori le può immaginare. La sfida è dimostrare che sbagliano. Raccoglierla significa dedicare ore e ore alla caccia. Il problema è che, con la pratica e l’esercizio, diventa quasi naturale allargare il raggio d’azione. Ecco allora che l’Avvistatore non si accontenta più di cercare i numeri nelle puntate ufficiali ma passa direttamente alla propria vita. La sequenza comincia a comparire nelle targhe, negli scontrini, sugli orologi, nelle carte d’imbarco e nelle previsioni del tempo del Tg1. Le combinazioni sono infinite. Ognuna è una traccia e potrebbe significare qualcosa. La stagione finale di LOST dovrebbe dare alcune risposte definitive. Si spera che, una volta svelato il mistero dei numeri, anche gli Avvistatori trovino pace.
Consiglio: evitate le dimostrazioni per assurdo e ricordate che modificare l’equazione di Valenzetti non vi cambierà comunque la vita.

9. Ai Santi sub-ito!
È in assoluto uno dei più grandi misteri di LOST: chi ha scelto i doppiatori italiani di Sun e Sayd? La verità è che una donna coreana non parla necessariamente come Arale Norimaki e un iracheno con la voce di Raj Koothrappali non avrebbe nessuna speranza di finire nella guardia repubblicana. Vedere le puntate di LOST in lingua originale è quasi un obbligo ed è per questo che ogni vero appassionato ha un debito di riconoscenza grande come la Roccia Nera verso chi, per sei anni, gli episodi li ha sottotitolati con puntualità e spesso a tempo di record. Finita la sesta stagione, ci saranno sicuramente altre serie di successo con cui cimentarsi di notte per battere sul tempo la concorrenza, ma il battesimo di fuoco di LOST rimarrà a lungo la vera pietra di paragone.
Consiglio: definite un nuovo obiettivo e cercate di vivere alla puntata.

10. Agli Apprendisti del Metodo Stanislavskij
A volte l’arte si ispira alla vita, così qualcuno è convinto che LOST si ispiri alla propria. Per la legge dei grandi numeri, è impossibile non riconoscersi in almeno uno dei membri del cast, ma molte persone sono arrivate al punto di aderire come un guanto al personaggio. Seguaci inconsapevoli del Metodo Stanislavskij, vivono un processo di identificazione vera e propria che li lega alla penna di Lindelof e Cuse come ad un cordone ombelicale. Tra pochi mesi, una volta che il legame si sarà definitivamente spezzato, vagheranno sperduti come tanti Jack, John, Kate, Claire, Hugo o James, imprigionati nel vuoto e senza un copione. Occorre farsi un bel pianto, e poi decidersi a crescere.
Non ha senso illudersi. L’idea di poter sopravvivere di ricordi è una pazzia. La realtà è che, tra qualche mese, LOST sarà un capitolo chiuso. A quel punto, molte espressioni saranno già divenute proverbiali. “Più fermo di Jack Shephard”. “Muto come una Austen!”. “Oggi a Jack, domani a Sawyer”. “Una maglietta di Locke è per sempre”. “Il mascara à la Alpert”. “Le unghie lunghe à la Sayd”. “Pesto à la Linus”. “Sior Shephard da le scarpe bianche fora le palanche, fora le palanche”. Per una volta, gli stereotipi culturali potrebbero rivelarsi d’aiuto. Gli Apprendisti avran modo di distanziarsi dalla narrazione, ritagliarsi poco per volta un nuovo spazio di normalità e, alla fine, uscire dal tunnel.
Consiglio: ristabilite la giusta distanza e tentate un approccio più critico. Chi si strania, non è perduto.

Tra qualche giorno soltanto, questi brevi consigli potrebbero suonare già vecchi. Gli autori ci hanno abituato a colpi di scena che ribaltano completamente ogni prospettiva, ed è improbabile che proprio l’ultimo capitolo debba fare eccezione.
Detto questo, sei anni di LOST un’unica grande certezza ce l’hanno già lasciata. Che le attese, anche le più lunghe e insopportabili, non sono nulla in confronto agli addii.

di Redazione

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La chiamata del Destino è fissata per il prossimo 21 gennaio. Per gli orfani di Lost è iniziato il conto alla rovescia. Gli autori l’hanno giurato sui loro figli: con la quinta stagione, lo show entrerà finalmente in “answer mode” e, un po’ per volta, cominceranno ad arrivare tutte le risposte. È il caso di avere Fede? O è meglio regolarsi secondo Ragione?

Nel primo caso, è necessario un atto di devozione, assoluta ed incondizionata, alla mente creativa di J.J. Abrams, Damon Lindelof e Carlton Cuse. Beati coloro che credono alla coerenza di questo intricatissimo plot senza pretendere di vederne la fine. Non subito, almeno. Gli autori hanno promesso che tutto sarà chiarito al termine della sesta e ultima stagione, con un finale spettacolare che non tradirà le attese e che, a dimostrazione di quanto intelligente fosse il loro disegno, è già scritto da tempo.
Dunque, quando il Destino chiamerà, converrà rispondere: “Eccomi!”. I vantaggi sono molti, in effetti. Chi ha avuto il dono della Fede potrà godersi la quinta e la sesta stagione di “Lost” quasi fossero un regalo del cielo, con la sicurezza che le vite di Jack, Kate, Locke, Ben e Sayd non sono il frutto beffardo del caso ma le linee coerenti di un plot perfettissimo. Per ognuno di loro, gli Autori avevano un progetto. Occorre solo avere fede e attendere di scoprirlo.
Solo così ogni evento sarà accolto con stupore, col candore di un bimbo di fronte ad un nuovo inaspettato cliffhanger che piove dal cielo degli Studios. E soprattutto, in ogni caso, sarà valsa la pena aspettare.

L’adepto di “Lost”, infatti, non critica le scelte degli Autori; al massimo le interpreta. Ci sono misteri inspiegabili che la nostra mente non è attrezzata per comprendere subito. La fede insegna ad avere la giusta pazienza. Un giorno non troppo lontano (nel 2010 o 2011, salvo nuovi scioperi degli sceneggiatori), ogni mente sarà pronta e il disegno, da intelligente che è, si farà anche intellegibile. Nel frattempo, non bisogna abbandonarsi ai piaceri della carne, ovvero alle anticipazioni, ai rumors non confermati e, soprattutto, agli spoiler. Gli spoiler tolgono il gusto della scoperta. Annullano il senso di una ricerca che ha valore solo se progredisce rispettando le tappe. Le tappe decise da loro, gli Autori. Altrimenti non ha più senso. È solo ingordigia senza giudizio. Vuol dire buttarsi via.
A chi ha fede in “Lost”, dunque, non resta che scollinare questo interminabile dicembre di attesa. Gennaio è vicino. Coraggio!

Regolarsi secondo Ragione, invece, rischia di essere una missione impossibile. A differenza di chi ha trovato la Fede, gli scettici di “Lost” sono un gruppo molto eterogeneo che sfugge a qualsiasi classificazione. Ciò che li accomuna è il navigare a vista. Come il Jack della quarta stagione, hanno perso ogni certezza e ora vagano di terminal in terminal nella speranza di ripiombare nel caos delle origini, quando il volo Oceanic 815 precipitò su un’isola misteriosa. Là, nell’isola della prima stagione, molte cose erano incomprensibili, ma rimaneva la speranza di poterle spiegare in modo decente, un giorno, e si potevano mangiare anche le fragole.
Gli scettici di “Lost” si interrogano, si struggono, si arrabbiano, ma restano pur sempre degli adepti. Hanno digerito a forza il deragliamento in territori Sci-Fi e ora chiedono almeno un minimo di coerenza interna cui aggrapparsi. L’incredulità è sospesa ex tunc, ma cum grano salis. Ecco perché gli scettici non perderebbero per niente al mondo la chiamata di gennaio, ma preferiscono credere che non sia il Destino quello dall’altra parte della cornetta.
Ci sarebbero solo un gruppo di autori, professionisti mediamente geniali, che si confrontano ogni giorno con una natura matrigna (tanto simile a quella dell’isola) e con un universo pur sempre indifferente. E allora non ci sono soltanto le esigenze creative; ci sono i budget, i produttori, le bizze dei divi e tutti gli eventuali incidenti di percorso che nessuno potrebbe prevedere in anticipo. Altro che disegno intelligente! A condizionare gli autori, c’è di mezzo la realtà.

Le prove? Secondo gli scettici di “Lost” sarebbero numerosissime.
Il destino di Benjamin Linus, ad esempio, era quello di essere niente. Michael Emerson venne scritturato per il ruolo di Henry Gale, un tale di passaggio, pensato per sgonfiarsi come la sua finta mongolfiera in uno scorcio di stagione. Ma accade l’imprevisto: nel giro di tre puntate, Emerson conquistò il pubblico. Nei suoi occhi a rana si rispecchiava la nemesi del male. Un’autentica benedizione. Ed ecco che, seduta stante, Ben diventò un regular character, il misterioso leader degli “Altri”.
Un destino opposto a quello di Mr. Eko, interpretato da Adewale Akinnuoye-Agbaje. Secondo voci di corridoio, il suo personaggio era destinato a diventare uno dei protagonisti assoluti, con un ruolo decisivo nelle ultime due stagioni. Mr. Eko doveva essere l’uomo di fede, il vero alter ego di Jack Shephard. Al termine della seconda stagione, però, Adewale non era più così interessato ad incarnare lo spirito dell’isola. Chiese di uscire dal cast e la produzione glielo concesse. Il plot, di conseguenza, prese un’altra piega.
Qualcosa di simile accadde anche ai personaggi di Ana Lucia e Libby, entrambe eliminate a bruciapelo al termine della seconda stagione. Forse se Michelle Rodríguez e Cynthia Watros non si fossero fatte arrestare per guida in stato di ebbrezza proprio durante una sessione di riprese alle Hawaii, oggi i loro personaggi sarebbero alla ricerca di qualche stazione Dharma o magari tra gli Oceanic Six.

Per gli scettici di “Lost”, tutto ciò dimostra che nulla è già scritto. La teoria del disegno intelligente è marketing virale, la solita trovata per creduloni. A plasmare il plot, ci pensa il darwinismo sociale. Sopravvivono i personaggi che superano il giudizio del pubblico, le clausole contrattuali e le mille difficoltà degli Studios. Solo chi resiste si evolve. Se anche la meta dovesse essere già decisa – il famoso finale già scritto -, ci sono comunque un’infinita di modi per arrivarci.
Dove sta la verità? Impossibile affermarlo con certezza. Al momento, l’unica certezza è che il 21 gennaio la ABC manderà in onda il prologo della “più spettacolare stagione di tutti i tempi”. L’hanno giurato di nuovo, sempre sui loro figli.
Del resto, è difficile conciliare Fede e Ragione. Siamo di fronte ad un dilemma antico come il mondo, che forse è destinato a rimanere senza risposte. Di sicuro vale la pena cercarle. Gli autori di “Lost” ci hanno fatto un sacco di soldi.