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di Pete Harrison /
BRUXELLES. Il progetto europeo di guidare la corsa alla tecnologia verde presenta, per i prossimi 4 anni, un buco finanziario profondo, che avvantaggia i rivali Cina, Giappone e Stati Uniti. Ma anche dopo il 2014, quando il bilancio dell’Unione Europea dovrebbe essere stato risanato completamente, non è sicuro che le tecnologie verdi avranno la meglio nella battaglia per i finanziamenti contro la potente lobby dell’agricoltura.
Il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ha esposto in settimana la sua visione del prossimo decennio, sostenendo la “crescita verde” come mezzo per proteggere il clima e incrementare l’occupazione.
“Si prevede che il mercato della tecnologie verdi entro il 2030 sarà triplicato”, afferma una bozza trapelata della strategia di Barroso, vista dalla Reuters. “L’Unione Europea è stata la prima a muoversi nella direzione di soluzioni verdi, ma questo vantaggio viene messo in discussione dalla forte crescita degli altri mercati, in particolare della Cina e del Nord America”.
Gli esperti di settore affermano che l’Unione Europea al momento ha a disposizione circa 7,5 miliardi di euro (10,2 miliardi di dollari) per la ricerca sulle tecnologie verdi.
La cifra potrebbe sembrare elevata, ma è meno dell’1% del bilancio totale attuale dell’Unione Europea, che corrisponde a 862 miliardi.
La Commissione Europea stima che, nel prossimo decennio, si dovrà arrivare a 80 miliardi di euro, per essere in testa alla corsa alle tecnologie verdi.
Più facile a dirsi che a farsi.
Mentre il governo autoritario della Cina ha pochi problemi a mobilitare il finanziamento della ricerca, e gli Stati Uniti e il Giappone hanno una grande esperienza di finanziamenti, i 27 paesi dell’Unione Europea si trovano ad affrontare un processo di finanziamento tortuoso.
Il settore dice di non potere – e non volere – fare gli investimenti necessari da sola.
“Un’economia a bassa emissione di carbonio non costa poco” afferma Giles Dickson, esperto di affari dell’Unione europea per il gruppo industriale francese Alstom.
“Esiste un ampio rischio commerciale e tecnologico per le compagnie che investono denaro per sperimentare tecnologie che non sono ancora commercialmente praticabili”, aggiunge Dickson, “sarà l’industria a pagare la maggior parte di questo conto, ma non possiamo farcene carico da soli”.
“Inoltre, sarà necessaria un’iniezione straordinaria di 400 miliardi di euro per lanciare quelle tecnologie su scala pan europea”.
Molti politici speravano che l’Emissions Trading System (il sistema di scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra per i paesi dell’Unione Europea), che obbliga le compagnie ad acquistare i “permessi di inquinamento”, avrebbe reso i tradizionali combustibili fossili così costosi da indurre le aziende a passare stabilmente a fonti più verdi.
Con il prezzo dei permessi per emettere biossido di carbonio che si aggira intorno a degli irrisori 13 euro per tonnellata, questo cambiamento non sta avvenendo velocemente e molti decision-maker hanno accettato la necessità di accelerare questo passaggio sovvenzionando le tecnologie verdi.
Il finanziamento da parte delle casse degli stati non è considerato un’opzione realistica, visto che i 27 paesi dell’unione europea stanno uscendo dalla crisi peggiore dopo quella degli anni 30.
Inoltre, se ogni paese europeo dovesse finanziare i propri programmi di ricerca, si correrebbe il rischio di inutili duplicati.
La soluzione è finanziare a livello pan-europeo, che nel lungo termine significa rinforzare il bilancio europeo.
“La cosa migliore sarebbe trasferire alcuni dei finanziamenti riservati agli aiuti all’agricoltura”, ha detto Anders Wijkman, membro del parlamento europeo fino allo scorso anno.
L’agricoltura occupa il 40% del bilancio dell’Unione Europea, e gli agricoltori francesi dispongono di circa un quinto di questo. Ma con l’incombere del nuovo bilancio nel 2014, la Gran Bretagna, la Danimarca, la Svezia e i Paesi Bassi stanno facendo pressioni affinché ci sia un cambiamento.
Il Presidente francese Nicolas Sakozy ha fatto pressione sui suoi colleghi affinché intraprendano una “strategia offensiva” per controllare questa disputa e si aspetta il sostegno di Polonia, Italia, Spagna e Grecia.
A Bruxelles, il Commissario rumeno per l’Agricoltura Dacian Ciolos e il Commissario polacco per il Bilancio Janusz Lewandowski sono visti come possibili alleati.
In vista di questa lotta, il denaro è anche scarso.
Lo scorso ottobre, la Commissione europea ha lanciato il piano di finanziamento “Strategic Energy Technology”, il suo fiore all’occhiello, con una previsione di spesa di 8 miliardi di euro l’anno per la ricerca sulla tecnologie verdi, 5 miliardi in più del livello attuale.
“Ci sono strumenti che possono fornire circa 2,5 miliardi di euro l’anno, ma loro stanno cercando 5 miliardi l’anno per lo “Strategic Energy Technology”, perciò c’è ancora un gap da colmare”, afferma Jesse Scott del think tank sull’ambiente E3G (organizzazione indipendente non profit, fondata nel 2004 con lo scopo di accelerare la transizione verso uno sviluppo sostenibile).
Quando si tratta di passare dalle parole ai fatti, l’Europa fallisce miseramente.
[Quest'articolo è stato pubblicato originariamente in inglese l'o scorso 2 marzo. Ringraziamo l'agenzia di stampa Reuters per l'amichevole autorizzazione a pubblicarlo su Novamag. Traduzione di Maria Vittoria Ramogida]








