di Redazione

scritto in Audio | permalink

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Sergio Gentile è un trentenne d’origine siciliana ma che vive da alcuni anni a Firenze, dopo essere sbarcato prima in Liguria. Si definisce “artigiano” più che cantautore.

Nel gennaio scorso insieme a Roberto “Il Pinguino” Mento e Roberto “Bob La Forge” La Fauci, ha dato vita alla “Sergio Gentile & La Pupappa’s Band”.

Il brano che ascoltate, “Un posto alle poste” fa parte di un EP con quattro tracce intitolato “Oggi sono stanco”.

di Enzo Mauri

scritto in Il terzo occhio | permalink

Come volevasi dimostrare: a suggellare un dato di cui erano già al corrente tutti, l’Agcom ha comminato la scorsa settimana due sanzioni da 100.000 euro al TG1 e al TG5 per “il perdurare” durante la recente campagna per le elezioni regionali “di un forte squilibrio informativo tra le forze politiche, in particolare tra PDL e PD, e una marginale presenza delle nuove liste che si sono presentate alle elezioni, in violazione del richiamo già rivolto alle emittenti ad attuare il riequilibrio dell’informazione nei notiziari”.

Nessuna novità, si diceva, poiché ancor prima che la temperatura del periodo elettorale raggiungesse i livelli al calor bianco di pochi giorni fa l’Autorità aveva avuto modo di riscontrare che il TG1 guidato da Augusto Minzolini aveva concesso al Pdl il 30,5% dell’informazione politica il quale sommato al 2,3% della Lega  sfiorava il 33%.
Dati che non contavano le apparizioni di premier, ministri, presidenti di Camera e Senato, che tutti insieme arrivavano intorno al 23%: totale, 56%.
L’opposizione (Pd, Idv, Radicali, Sel, Udc) vantava invece un misero 18%, con il Partito democratico al 9%.
Il Tg1 ha sistematicamente calpestato anche il cosiddetto “metodo Zaccaria”, quello che da una decina di anni chiede ai telegiornali di dedicare un terzo dell’informazione all’opposizione e i restanti due terzi in parte eque a governo e maggioranza.

La fantasia non necessita di chissà quale volo pindarico, per immaginare i direttori dei rispettivi TG Augusto Minzolini e Clemente J Mimun ridersela sotto i baffi per un provvedimento che a tutti gli effetti sortirà l’effetto di cauto rimbrotto verso le rispettive aziende televisive che hanno già mostrato l’intenzione di impugnarlo presso le sedi competenti.
Nel Paese dove  la legge è più che altro un’opinione, è probabile che un qualsivoglia tribunale dia retta alle rimostranze di Rai e Mediaset scongiurando l’ultimo barlume di legalità rimasta.

Il recente caso di Raiperunanotte che ha  portato una ventata di freschezza e – permetteteci il termine spesso usato a sproposito – libertà nello squallido panorama televisivo italiano, a tutto vantaggio del satellite e di Internet, ha posto l’accento su quello che ormai è un vero e proprio vulnus. In Italia fare vera informazione è diventata una sorta di chimera e chi si avventa nel delicato campo del diritto di cronaca se non allineato rischia d’essere tagliato fuori a tutti gli effetti.
Come diceva Barbara Serra,volto italiano di Al Jazeera, durante la trasmissione di Santoro, all’estero viene considerato degno di rispetto il giornalista che più fieramente riesce ad incidere la propria penna nell’impenetrabile muro del potere, qui in Italia invece si preferisce una più opportunistica genuflessione ai voleri di chi governa. Auguriamoci davvero che il vento stia cambiando direzione.

di Redazione

scritto in Donne & Uomini, Educazione, Filosofie, Governo, InSicurezza, Lavoro, Mente, Politica | permalink

di Mariangela Vaglio /

Il guaio delle tesi preconcette è che, se non stai attento, ti scoppiano in mano, come una miccetta bagnata che fa puff. È questa la sensazione che si ha a leggere l’articolo di Annalena Benini su il Foglio dedicato ai Piccoli mostri, cioè ai nuovi bambini cresciuti dalle famiglie “politicamente corrette” (leggi: di sinistra) e alle loro genitrici con la fissa dell’ecocompatibile.

E’ dai tempi della discesa in campo antiabortista del loro Direttore che i foglianti si interrogano su cosa rovini l’Italia: e la risposta è che si fan pochi figlioli. Già, ma perché? Come per tutto, ciò deve essere imputato in qualche modo agli avvelenati frutti del ‘68: bisogna capirli, i foglianti: non si sanno rassegnare all’idea che l’unico danno serio che ancora ci trasciniamo dietro dal ‘68 possa essere stato l’arrivo sulla scena del loro Direttore. Così non gli par vero di trovare oltralpe un’autrice che individua il motivo della scarsa propensione delle donne moderne a far figli nella mentalità stupida della Sinistra “bene”. Perché non si scodellano più bimbi come una volta? È semplice, spiega la filosofa francese Elisabeth Badinter: perché le madri sono così ossessionate dal dare ai loro pargoli una educazione politicamente corretta secondo i dettami delle nuove tendenze che tirarne su uno, uno solo, diventa una fatica improba. Nasce un pupo e la mamma deve allattarlo al seno, cantargli ninne nanne alternative africane per abituarlo fin dalla culla al multiculturalismo, controllare con attenti sopralluoghi che la baby sitter lo intrattenga con giochi creativi in legno riciclato, che l’asilo abbia i tavolini della mensa orientati secondo le tendenze del Feng Shui; e poi via, a lavare pannolini in cotone naturale con detersivi senza additivi, perché quelli usa e getta inquinano il mondo di domani, a cercare il latte biologico di mucche certificate, l’ovetto con pedigree tirato su dalla mano amica del contadino, la bambola cucita a mano e riempita di paglia secca dalla nonnina dell’Alvernia, che la confeziona nella stalla, a lume di candela. Figli così assorbono tutto il tempo e tutta l’energia delle madri, nonché drenano le risorse economiche della famiglia come pompe idrovore in servizio permanente. Quindi la Banditer dice stop e ordina alle madri francesi di fregarsene: basta con il politicamente corretto, con l’ecocompatibile! Sbatti il pupo in un bell’asilo pubblico, con addosso un grembiulino di nailon, a mangiare pasti precotti e frutta transigenica. Imparerà il multiculturalismo facendo a botte con i bimbi africani, si strafogherà di patatine fritte, ma sarà più felice e costerà molto meno, quindi tu avrai il tempo di metterne al mondo altri due o tre.

Al Foglio una tesi così sembra perfetta per regalare un orgasmo. Eccola lì, messa nera su bianco, manco l’avessero creata a posta. Risponde perfettamente a tutti i desiderata del Direttore. Se in Italia le famiglie boccheggiano, le giovani coppie non mettono in cantiere un bimbo prima dei quarant’anni, e anche dopo con molta moderazione, la colpa è là: è della mentalità di queste madri sciamannate e sinistrorse, con la fissa dei documentari di Michael Moore e Gore Vidal! ‘Ste cretine che perdono tempo a cercare asili alternativi, yogurt e latti biologicamente puri, scuole steineriane e giocattoli ecologici! Seguissero i dettami della Banditer, le mamme sinistrorse italiane, potrebbero tornare finalmente a sfornare quella decina di pargoletti che un tempo era il numero minimo di figli nella famiglia tipo del Belpaese.

Certo, per aiutare le madri sinistrorse decise ad uscire dal tunnel e ricominciare a produrre bimbi con ritmi industriali, il Foglio dovrebbe però fornire un servizio in più. Per esempio spiegare dove, in Italia, una madre può trovare un posto in un asilo nido pubblico dove sbattere il pupo, senza incorrere in liste di attesa di anni o dover chiedere pietosamente l’aiuto di nonne, zie, cugine e parenti fino al quinto grado se vuol tornare a lavorare; dovrebbe spiegare dove si possono trovare a prezzi decenti non i pannolini ecologici da lavare a mano, ma quelli normali, normalissimi, perché già a prenderli al discount costano come fasce ricamate d’oro; dovrebbe spiegare perché, in Italia, il latte in polvere industriale ha un prezzo così alto che le famiglie si svenano per comprare quello, non il latte biologico del contadino. Ecco, se il Foglio gentilmente fornisse queste dritte, alle sue lettrici, sono convinta che molte donne e molte coppie abbandonerebbero questa fisima comunista di un figlio solo, al massimo due. Ma forse qualcuno dovrebbe informare il Direttore del Foglio e i suoi esimi redattori che in Italia il problema di trovare una scuola steineriana politicamente corretta per i propri figli è sentito come centrale solo dalla signora Veronica Berlusconi. Le altre donne e famiglie si accontenterebbero di tirarli su anche in modo molto meno politicamente ed ecologicamente corretto, i pupi. Ma nemmeno così se li possono permettere.

[Questo articolo è stato pubblicato originariamente il 29 marzo sul blog 'Il nuovo mondo di Galatea']


Indietro »