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	<title>Novamag 2.0 &#187; Paris</title>
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	<description>Rivista quotidiana online di informazione e cultura</description>
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		<title>Sedie JdL &#8211; Home page</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 06:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ida Ardovino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Novamag 2.0Sedie JdL &#8211; Home page<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2010/03/08/sedie-jdl-home-page/">Sedie JdL &#8211; Home page</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.novamag.it/wp-content/uploads/2010/03/sedieJdL.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5526" style="border: 0pt none;" title="Sedie Jdl - Foto di Ida Ardovino" src="http://www.novamag.it/wp-content/uploads/2010/03/TN-Sedie-Jdl.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a></p>
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		<title>Chi ha paura dei writer?</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 09:15:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Di Giorgio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche tempo fa, passeggiando col nonno francese, mio figlio Victor gli ha detto, indicando dei graffiti su un muro: &#8220;Hai visto? Sembrano quei disegni che abbiamo visto al museo&#8221;. In effetti, poco tempo prima avevamo visto tutti insieme la mostra &#8220;Né dans la rue&#8221; che la Fondazione Cartier di Parigi dedica fino al 29 novembre [...]<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/11/10/chi-ha-paura-dei-writer/">Chi ha paura dei writer?</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa, passeggiando col nonno francese, mio figlio Victor gli ha detto, indicando dei graffiti su un muro: &#8220;Hai visto? Sembrano quei disegni che abbiamo visto al museo&#8221;. In effetti, poco tempo prima avevamo visto tutti insieme la mostra &#8220;Né dans la rue&#8221; che la <a href="http://fondation.cartier.com/" target="_blank">Fondazione Cartier</a> di Parigi dedica fino al 29 novembre alla Street Art.</p>
<p>Ecco, per un bambino di 3 anni è normale che degli &#8220;scarabocchi che imbrattano un muro&#8221; &#8211; è quello che pensa mio suocero &#8211; siano in un museo, mentre oggi in Italia chi traccia &#8220;tag&#8221; o compone un <a href="http://www.graffiti.org/" target="_blank">graffiti </a>può essere denunciato, come prevede il &#8220;pacchetto sulla sicurezza&#8221; approvato dal Parlamento.</p>
<p>Il <em>malpensantismo </em>sulla Street Art non è necessariamente di destra. Nel 2008, una delle prime uscite di Francesco Rutelli, quand&#8217;era candidato a sindaco di Roma, fu proprio contro i <em>writer</em>, cioè coloro che lasciano la loro <em>tag</em>, firma, in giro. E anche Walter Veltroni si era espresso poco prima in modo simile. E, soprattutto, entrambi i politici parlarono di tag e graffiti come di un problema di <em>ordine pubblico</em>, una priorità da agenda politica.</p>
<p>Eppure, che i graffiti e le stesse tag siano riconosciuti ufficialmente come forme artistiche non è una novità. Basta considerare la quantità di mostre che vengono dedicate al fenomeno. A Parigi, prima del tributo della Cartier, c&#8217;era stata a inizio anno la bella <a href="http://www.grandpalais.fr/fr/Le_monument/Histoire/Les_evenements_du_Grand_Palais/Jeunesse_et_sport/p-748-T.A.G. _au_Grand_Palais_27_mars_3_mai_2009_.htm" target="_blank">mostra &#8220;Tag&#8221; al Grand Palais</a>, con oltre 100 writer ospiti, tra cui gli italiani <a href="http://www.bo130.org/bo130.01.html9" target="_blank">Bo 130</a> e <a href="http://www.microbo.com/" target="_blank">Microbo</a>.</p>
<p>E proprio Roma, per tornare a noi, negli anni 80 ospitò una esposizione d&#8217;avanguardia sui graffiti newyorchesi, al&#8217;epoca in cui Keith Haring era ancora vivo e Basquiat non era entrato definitivamente nella leggenda. Forse però la genesi di quell&#8217;arte, nata in forma &#8220;illegale&#8221; sui muri e sui vagoni della metropolitana, è stata dimenticata.<br />
Dunque, la questione è: a chi fanno paura le tag e i loro autori?</p>
<p>Un paragone si potrebbe fare forse con la vicenda dei lavavetri e delle altre persone che chiedono qualche tipo di elemosine ai semafori o per strada.<br />
Tolti di mezzo i casi di sfruttamento di bimbi o di persone disabili costretti a chiedere soldi, o anche di coloro che risultano davvero insistenti e dunque molesti, che fastidio danno davvero i lavavetri, che dal primo novembre a Roma rischiano multe, sequestri e denunce?<br />
Probabilmente nessuno, dato che la maggior parte di loro, quando si declina l&#8217;invito, non insiste a chiedere di lavarvi il parabrezza per mettere insieme quegli spiccioli che servono a vivere.<br />
Eppure, i lavavetri sono un formidabile parafulmine per gli automobilisti, che possono così scaricare su di loro nervosismo, tensioni e ansie. Anche se il traffico è una bestia più brutta del lavavetri, è più facile cavarsela così.<br />
E poco importa, per esempio, che a Roma nell&#8217;ultimo anno la circolazione stradale sembra essersi fatta più difficile, con la  riduzione dei posti nelle &#8220;fasce blu&#8221;, l&#8217;aumento delle auto parcheggiate impunemente in doppia fila, i semafori non rispettati e la giunta capitolina che fa un bel regalo agli indisciplinati, &#8220;sanando&#8221; le vecchie multe non pagate.</p>
<p>Il problema principale, però, sembrano essere i fastidiosi lavavetri.</p>
<p>E i graffitari, i tagger? Se per i lavavetri si potrebbe invocare la scocciatura per gli automobilisti, a chi danno fastidio i graffitari, quale ordine pubblico mettono in pericolo? Spesso, sono proprio loro a correre rischi. A fine ottobre un writer di 23anni che stava probabilmente scrivendo lungo i binari dell&#8217;anello ferroviario, a Roma, è stato investito da un treno, ha perduto una gamba e una mano. Non è il primo, sfortunatamente non sarà neanche l&#8217;ultimo.<br />
Una canzone degli &#8220;Assalti Frontali&#8221; celebra Cheecky P., 22enne &#8220;graffitara &#8220;della crew <em>Roma 00199</em> investita di notte da un&#8217;auto pirata nel 1991.</p>
<p>Il writer investito dal treno avrebbe potuto essere denunciato ai sensi del pacchetto sicurezza. Certamente, se non si fosse avventurato sulla ferrovia, non gli sarebbe successo nulla. Ma dobbiamo ritenerlo un reato, il suo?<br />
E una tag è più fastidiosa e pervasiva di un manifesto abusivo, che sia commerciale o politico, di cui le nostre città sono tappezzate, senza che quasi mai nessuno paghi per una violazione, più che delle leggi dell&#8217;estetica, di quelle della concorrenza?<br />
Un graffiti su un vagone della metropolitana non lo danneggia. I soldi spesi per cancellarlo, invece, arricchiscono solo le società di pulizie. Ma un vagone ricoperto di tag è sempre un buon parafulmine per i pendolari incazzati perché i trasporti non funzionano.</p>
<p>Esistono diversi libri che raccontano la genesi e lo sviluppo della Street Art. L&#8217;ultimo in ordine di tempo è forse <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807171819/Punk_capitalismo/Matt_Mason.html?cat1=1&amp;srch=0&amp;layout=2&amp;pub=7&amp;page=2" target="_blank">Punk Capitalismo</a>, che racconta come i &#8220;pirati&#8221; &#8211; graffitari compresi &#8211; sovvertendo le regole aprano la strada a nuove tendenze che saranno poi sfruttate da tutti, e soprattutto da chi ci farà soldi sopra. Pensate solo all&#8217;uso commerciale delle tag per diversi marchi o alla riproduzione all&#8217;infinito del già citato Haring.</p>
<p>E proprio &#8220;Punk Capitalismo&#8221; ricorda anche come l&#8217;umanità scrive sui muri fin dai tempi delle caverne, spesso solo per segnalare che &#8220;io sono stato qui&#8221;.</p>
<p>Uno come Rutelli, che vorrebbe istituire un registro degli italiani illustri in cui includere il creatore delle <em>Winx </em>(c&#8217;è scritto nel suo ultimo libro, &#8220;La Svolta&#8221;) dovrebbe forse interrogarsi se gente come Microbo, o anche come le crew che a Roma hanno costellato i muri ferroviari coi loro marchi (è il caso per esempio di <em>Reps</em>) rappresentino davvero un pericolo per l&#8217;ordine pubblico. E se non sia controproducente perdere tempo e gettare denaro per dare loro la caccia, invece di sentire cosa hanno da dire.</p>
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		<title>NoS-K: Summer Days</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 05:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[NoS-K: Summer Days Dj NoS-K è un musicista francese, della regione parigina, che ha una formazione classica ed è polistrumentista, fulminato sulla via della musica elettronica grazie a un album dei Daft Punk, &#8220;Home Work&#8221;, uscito nel 1997.  Oltre a comporre e a suonare, produce altri musicisti e remixa pezzi di colleghi, navigando tra i [...]<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/09/15/nos-k-summer-days/">NoS-K: Summer Days</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.novamag.it/wp-content/uploads/2009/05/summer-days.mp3">NoS-K: Summer Days</a></p>
<p>Dj NoS-K è un musicista francese, della regione parigina, che ha una formazione classica ed è polistrumentista, fulminato sulla via della musica elettronica grazie a un album dei Daft Punk, &#8220;Home Work&#8221;, uscito nel 1997.  Oltre a comporre e a suonare, produce altri musicisti e remixa pezzi di colleghi, navigando tra i diversi stili. Questa traccia, Summer Days, proviene dall&#8217;album &#8220;Brother&#8221;, distribuito online in licenza Creative Commons.</p>
<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/09/15/nos-k-summer-days/">NoS-K: Summer Days</a></p>
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		<title>Annotazioni di una francofoba pentita #3</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 05:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Gialdroni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La FNAC/  Nonostante le ricerche su internet e l’intervista ai miei amici emigrati, la mia inchiesta sui pregiudizi contro francesi mi lascia ancora insoddisfatta. Ci sarà pure qualcuno che ha riflettuto seriamente su tale questione fondamentale. Ci sono: la FNAC (grande invenzione francese, fra l’altro, contenitore di libri, dvd, cd, tv, pc, ipod, etc.)! Alle [...]<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/09/08/annotazioni-di-una-francofoba-pentita-3/">Annotazioni di una francofoba pentita #3</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La FNAC/  Nonostante le ricerche su internet e l’intervista ai miei amici emigrati, la mia inchiesta sui pregiudizi contro francesi mi lascia ancora insoddisfatta. Ci sarà pure qualcuno che ha riflettuto seriamente su tale questione fondamentale. Ci sono: la FNAC (grande invenzione francese, fra l’altro, contenitore di libri, dvd, cd, tv, pc, ipod, etc.)!</p>
<p>Alle 19:40 entro nel negozio del centro commerciale Les Halles. Comincio a girare febbrilmente per gli scaffali, convinta di dover trovare qualcosa entro stasera o mai più.</p>
<p>19:45: sono arrivata alla sezione dei Manga, sicuro devo tornare indietro.</p>
<p>19:50: ancora niente.</p>
<p>19:55: la libreria è ormai quasi vuota quando l’occhio mi cade su un titolo interessante: <em>Critique amoureuse des Français,</em> del giornalista italiano Alberto Toscano (Hachette Littérature, 2009). Sulla quarta di copertina leggo: “la gastronomia francese è la migliore del mondo” e “i francesi non lavorano abbastanza”. Mi basta: lo prendo. Mentre adocchio altri due volumi interessanti il commesso adocchia me con un certo odio: stanno davvero chiudendo, mi devo sbrigare. Li prendo tutti e tre: un buon regalo per degli amici scontenti. La scelta è stata veloce ma sembra azzeccata: tre saggi sui francesi scritti rispettivamente da un italiano, da un inglese e da una coppia di canadesi. Sembra una barzelletta&#8230;</p>
<p>Il libro di Toscano però non riguarda i pregiudizi degli stranieri sui francesi (anche se nell’introduzione leggo qualche <em>blague </em>simpatica: per i belgi un francese si suicida puntando la pistola sopra la propria testa: è al suo complesso di superiorità, infatti, che deve mirare) ma vuole raccontare come i francesi vedono loro stessi. C’è di tutto: da “Francia patria dei vini” a “l’Europa è la Francia in grande”, da “Francia patria dei formaggi” a “i francesi sono restii ai cambiamenti”, da “Zidane aveva ragione” a “Carla Bruni è una cantante”.</p>
<p>Mi soffermo sul capitolo “Paris, Ville lumière”. Il nomignolo, che risale alla Belle Époque, non si addice più alla città: New York, Hong Kong, Singapore o Tokyo sono molto più luminose. Perfino la Tour Eiffel, ad una certa ora della notte, spegne le sue luci. Ed è proprio questo che ci piace. Sono d’accordo con Toscano: una delle cose più belle della Ville lumiére è che non è luminosa affatto!</p>
<p>Jean-Benoît Nadeau e Julie Barlow invece, si sono trasferiti dal Canada a Pargi su invito dell’Institute of Current World Affairs con il compito precipuo di verificare un altro luogo comune: “perché i francesi sfuggono alla mondializzazione?” In poco tempo i due si sono accorti che la domanda era mal posta: la società francese non sfugge affatto alla mondializzazione ma la conduce con i propri ritmi scegliendone, in un certo senso, le modalità. La loro ricerca si è orientata in breve su di un altro tema, costruito sulla base della seguente teoria: se il modello francese funziona bene è perché le strutture di cui il paese si è dotato corrispondono perfettamente alla mentalità dei suoi abitanti. Lo scopo della ricerca è diventato dunque quello di risalire alle origini di tali strutture, politiche, sociali e amministrative e dimostrare in che modo esse sono perfettamente adattate a chi le utilizza.</p>
<p>La loro teoria mi sembra affascinante e spiega le grandi contraddizioni del paese, con il cui elenco il libro si apre: il paese in cui gli abitanti lavorano trentacinque ore alla settimana, hanno diritto a cinque settimane di ferie retribuite, hanno un’aspettativa di vita tra le più lunghe nonostante una tradizione culinaria tra le più ricche; il paese dove sopravvive il piccolo commercio “all’antica”, in cui le imprese sono tra le meno sindacalizzate e tra le più prospere e il cui sistema sanitario è tra i migliori del mondo, è lo stesso paese i cui cittadini danno prova di talmente poco senso civico da non raccogliere gli escrementi dei loro cani e da non contribuire regolarmente alle opere caritative; lo stesso paese in cui la gente pensa che lo stato si occupi di tutto perché pagano molte imposte, in cui i clienti sono serviti con “nonchalance” se non con maleducazione, in cui lo stato rimane molto centralizzato ed interventista e i funzionari pubblici rappresentano un quarto della popolazione attiva.<br />
L’edizione francese del loro libro si intitola “<em>Pas si fous, ces Français! Les Français mode d’emploi</em>” (Éditions du Seuil, 2005) ma un  paio di anni prima era uscito in inglese come “<em>Sixty million Frenchmen can’t be wrong</em>”, un titolo probabilmente più eloquente.</p>
<p>L’ultimo dei libri che sono riuscita a recuperare sotto lo sguardo stizzito del commesso è un saggio del giornalista inglese Stephen Clarke (NiL éditions, 2009, uscito in Inghilterra nel 2005 con il titolo: “<em>Talk to the snail</em>”) che ha suddiviso il suo lavoro negli 11 (!) comandamenti dei francesi, tra cui: “tu avrai torto (se non sei francese)”, “tu mangerai”, “tu non sarai servito”, “tu sarai educato”, sottotitolo: “bonne fin de début de matinée e altre complicazioni” (con l’avvertimento che i francesi possiedono l’incredibile capacità di essere educati e offensivi allo stesso tempo). Il tutto corredato di foto e tabelle riassuntive e condito di aneddoti in cui è possibile riconoscersi. Difficilmente, ad esempio, potrò dimenticare il mio rapporto con le poste parigine. Non c’è stata una volta che l’impiegato/a non mi facesse una battuta sul malfunzionamento delle poste italiane, tipo: “vuole sapere quando arriverà la raccomandata? E chi lo sa? Stiamo parlando dell’Italia!” E dire che i pacchi che avevo spedito si sono persi inspiegabilmente proprio nei vostri uffici&#8230;.</p>
<p>Insomma, tanti, forse troppi sono i pregiudizi sui francesi. E io li condividevo tutti. Quelli negativi intendo. Meglio: li condivido ancora, ma ho imparato ad amarli, come le imperfezioni di una persona cara, che ci fanno tenerezza, qualche volta ci innervosiscono, ma non ci fanno mai arrabbiare sul serio.</p>
<p>Forse Stephen Clarke ha trovato per il suo saggio il migliore dei titoli possibili: <em>Français, je vous haime!</em></p>
<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/09/08/annotazioni-di-una-francofoba-pentita-3/">Annotazioni di una francofoba pentita #3</a></p>
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		<title>Annotazioni di una francofoba pentita #2</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 05:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Gialdroni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli amici del bistrot sotto casa / Per fare una vera inchiesta è necessario un lavoro sur le terrain, come dicono in Francia. Mi rivolgo dunque agli amici del bistrot sotto casa per completare la mia ricerca sul tema, forse logoro ma certo controverso, “pregiudizi contro i francesi”. Si tratta di un campione attentamente selezionato [...]<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/08/11/annotazioni-di-una-francofoba-pentita-2/">Annotazioni di una francofoba pentita #2</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli amici del bistrot sotto casa / Per fare una vera inchiesta è necessario un lavoro sur le terrain, come dicono in Francia. Mi rivolgo dunque agli amici del bistrot sotto casa per completare la mia ricerca sul tema, forse logoro ma certo controverso, “pregiudizi contro i francesi”.</p>
<p>Si tratta di un campione attentamente selezionato e soprattutto competente, in quanto le persone che ne fanno parte possono vantare due caratteristiche fondamentali: l’essere stranieri e l’abitare a Parigi. Ma un sondaggio che si rispetti viene normalmente condotto su di un campione di almeno 500 persone (ma è più affidabile se si raggiunge quota 1000). Se ciò non bastasse, nel campione non sono rappresentate, nei corretti rapporti, tutte le fasce sociali e demografiche: sesso, età, grado di istruzione, residenza, lavoro, reddito. In questo caso, infatti, il campione è composto da sole 6 persone: 4 donne e 2 uomini, tutti di età compresa tra i 29 e i 36 anni, laureati, residenti a Parigi, lavoratori (per il momento) con un reddito incerto e paurosamente variabile. Diciamo allora che non si tratta di un sondaggio ma di una chiacchierata tra amici.</p>
<p>Claudia, leccese di nascita e francese per vocazione, è arrivata nella capitale due anni fa: entusiasta della città e dei suoi abitanti ancora prima di metterci piede, mi ha fatto sempre pensare ad un personaggio di Mario Vargas Llosa, el niño bueno delle “Avventure della ragazza cattiva”, il cui principale scopo nella vita, oltre a conquistare la sua niña mala, era quello di abitare a Parigi e punto. Poi ci sono Camilla, la cantante di cumbia intrappolata in un corpo di giurista che ha lasciato Bogotà quattro anni fa e (tra lo stupore degli autoctoni) ha intenzione di ritornarci ed Esteban, il percussionista argentino che, sbarcato in Francia quindici anni fa, si è trasformato in filosofo per passare inosservato. Infine Gioia l’architetto palermitano, Marco l’aspirante regista romagnolo e Laura la musicista elettronica romana, questi ultimi accomunati da un rapporto di amore-odio per la <em>Ville lumière</em> che nei momenti più bui li fa puntualmente sognare di trasferirsi nella nuova mecca dell’underground, della libertà omosessuale, della cultura, dell’arte e chi più ne ha più ne metta: Berlino.</p>
<p>Stilata la lista dei principali luoghi comuni sui francesi, ci prepariamo ad un sondaggio con il buon vecchio metodo dell’alzata di mano:</p>
<p>1) A Parigi piove sempre.<br />
Falso (4 voti su 6: piove un giorno sì e uno no).</p>
<p>2) I francesi sono falsi.<br />
Vero (4 voti, quelli delle donne, contro 2 voti degli uomini).</p>
<p>3) I francesi non ti aiutano.<br />
Falso (4 voti, quelli delle donne, contro 2 voti degli uomini).</p>
<p>4) I francesi fingono di non capire se gli italiani parlano francese.<br />
Vero (4 voti su 6: quelli degli italiani).</p>
<p>5) I francesi non parlano inglese.<br />
Vero (5 voti su 6: il problema è capire che stanno effettivamente parlando inglese).</p>
<p>6) I francesi mangiano male.<br />
Vero (4 voti su 6: vincono le lasagne della mamma).</p>
<p>7) I francesi portano davvero la baguette sotto l&#8217;ascella&#8230;<br />
Vero (4 voti su 6).</p>
<p>8) &#8230;e se la mangiano strada facendo.<br />
Verissimo (7 voti su 7: sono talmente d’accordo che ho votato anche io).</p>
<p>9) I francesi non si lavano.<br />
Vero (3 voti su 3, ma un’esperienza traumatica di Claudia vale il doppio).</p>
<p>10) I francesi hanno un’ossessione per la grammatica.<br />
Vero (6 voti su 6: impossibile negarlo nel paese che ha fatto del dettato un evento televisivo).</p>
<p>11) I francesi sono pigri e passano le giornate nei caffè a discutere e a fumare.<br />
Vero (6 voti su 6: il fatto si giustifica a causa delle dimensioni ridottissime degli appartamenti, almeno a Parigi, che costringono a passare la maggior parte del tempo al café).</p>
<p>12) Parigi è la città  dei “rifugiati” di mezzo mondo (<em>terre d’accueil</em>).<br />
Vero (6 voti su 6: altrimenti che ci stavamo a fare qui?).</p>
<p>13) I francesi non sanno parcheggiare.<br />
Vero (4 voti su 6: quelli degli italiani, naturalmente).</p>
<p>14) I francesi sono snob, arroganti e pretendono di sapere tutto meglio di tutti<br />
Vero (6 voti su 6).</p>
<p>Su quest’ultimo punto si accende un piccolo dibattito: tutti vogliono raccontare la propria esperienza. Alla fine l’ultima parola tocca a Esteban, il filosofo, che ci zittisce con una citazione: “è inutile discutere” – dice – “la soluzione è nell’analisi linguistica. Quando il giornalista americano David Brooks ha cercato di coniare un nuovo termine per indicare la categoria sociale dei trentenni (occidentali) del XXI secolo, che combinano una vita agiata, se non una carriera da yuppie, ad una predilezione per idee e oggetti ispirati piuttosto dalla cultura hippie, non ha trovato di meglio che coniare il termine <em>bobo</em>, un acronimo delle francesissime parole <em>bourgeois </em>e <em>bohémien</em>”.</p>
<p>Brindiamo dunque alla nostra genuinità contro lo snobismo dei francesi. Con un bicchiere di Coteaux du Languedoc e davanti ad un piatto di escargots, naturalmente.</p>
<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/08/11/annotazioni-di-una-francofoba-pentita-2/">Annotazioni di una francofoba pentita #2</a></p>
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		<title>La Boucle: Rockbouch</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 05:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Boucle: Rokbouch La Boucle è una band francese per sua stessa definizione “a geometria variabile” che esiste dal 1992. Il gruppo ruota intorno a Christophe Perruchi, compositore, musicista e scenografo 42enne che lavora soprattutto per il teatro e per il cinema, e che tra il 2002 e il 2003 è stato il quinto membro [...]<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/05/26/la-boucle-rockbouch/">La Boucle: Rockbouch</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.novamag.it/wp-content/uploads/2009/05/rockbouch.mp3">La Boucle: Rokbouch</a></p>
<p>La Boucle è una band francese per sua stessa definizione “a geometria variabile” che esiste dal 1992. Il gruppo ruota intorno a Christophe Perruchi, compositore, musicista e scenografo 42enne che lavora soprattutto per il teatro e per il cinema, e che tra il 2002 e il 2003 è stato il quinto membro dei Noir Desir nella loro lunga tournée dopo il successo del singolo “Le vent nous portera”.</p>
<p>&#8220;Rockbouch è un brano&#8221; del 2002, contenuto nell&#8217;album &#8220;Le Boucher&#8221;, che Novamag propone in ascolto per amichevole concessione di Perruchi. “La Boucle” ha prodotto complessivamente 4 album autoprodotti e ha al suo attivo numerosi concerti.</p>
<p>Novamag ha pubblicato nei mesi scorsi un altro brano del gruppo: <a href="http://www.novamag.it/2009/01/27/magino-la-boucle/">Magino</a>.</p>
<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/05/26/la-boucle-rockbouch/">La Boucle: Rockbouch</a></p>
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		<title>Senza titolo (treno) &#8211; Home page</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 05:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Novamag 2.0Senza titolo (treno) &#8211; Home page<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/05/15/senza-titolo-treno-home-page/">Senza titolo (treno) &#8211; Home page</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.novamag.it/wp-content/uploads/2009/05/treno.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2426" style="border: 0px;" title="Senza Titolo (treno) - Foto di Ida Ardovino" src="http://www.novamag.it/wp-content/uploads/2009/05/tn-treno.jpg" alt="Senza Titolo (treno) - Foto di Ida Ardovino" width="452" height="302" /></a></p>
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		<title>Il canale dei sogni scomparsi</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2009 05:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Canova</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Manca il sole e vorrei tanto un qualche grado centigrado in più, ma sul canale Saint Martin si respira un&#8217;aria leggera che fa bene al cuore. Le persone di fianco all&#8217;acqua non sono sedute: restano appese, piuttosto, a fantasticare sui bordi della serenità. Ad affidarsi discrete. Cos&#8217;è che rende special questo scorcio di Parigi e [...]<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/05/12/il-canale-dei-sogni-scomparsi/">Il canale dei sogni scomparsi</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Manca il sole e vorrei tanto un qualche grado centigrado in più, ma sul canale Saint Martin si respira un&#8217;aria leggera che fa bene al cuore. Le persone di fianco all&#8217;acqua non sono sedute: restano appese, piuttosto, a fantasticare sui bordi della serenità.</p>
<p>Ad affidarsi discrete.</p>
<p>Cos&#8217;è che rende special questo scorcio di Parigi e diverso, che so, dai Navigli milanesi?</p>
<p>In fin dei conti l&#8217;idea è la stessa, così come un certo sudiciume di fondo.</p>
<p>Avete mai sostato a Milano, in una calda sera d&#8217;agosto, lungo il Naviglio Grande contando le zanzare prima di addormentarvi?</p>
<p>Giusto accanto a Gare de l&#8217;Est, l&#8217;atmosfera è simile e ascolti nell&#8217;acqua putrida il plop di quello che speri che sia un pesce e potrebbe non esserlo, nella città di Ratatouille.</p>
<p>Eppure, banale quanto si vuole, c&#8217;è più poesia sul canale Saint Martin.</p>
<p>Non si avverte il chiasso scomposto dell&#8217;<em>happy hour</em>, nei locali tra Porta Ticinese e Porta Genova, meta preferita del fighetto Milanese.</p>
<p>Scrivo banalità? Può essere, eppure non c&#8217;è rimasto che il luogo di <em>comune </em>in Italia.</p>
<p>Sul canale Saint Martin c&#8217;è un rumore arancione di fondo: il tramonto appena accennato nel risolino di un continuo bisbiglìo. E sembra come un passaparola, di persona in persona: un sassolino lanciato per vedere fino a dove rimbalza, con la sensazione certezza di potersi riconoscere nel sorriso finale, ovunque esso sia.</p>
<p>L&#8217;identità si scioglie come una nuvola che copre e svela.</p>
<p>E quando la nettezza urbana passa a dragare il canale, sembra quasi che i sogni sepolti e non confessati dei parigini possano riemergere dalle profondità: televisori, vestiti, biciclette arrugginite dal tempo.</p>
<p>Qualcuno giura di avere trovato i 400 milioni con cui Berlusconi fondò la Finivest.</p>
<p>O di averlo sognato.</p>
<p>E il lungo arpione affonda nel canale melmoso.</p>
<p>L&#8217;acqua si allarga in cerchi sempre più tenui.</p>
<p>Sempre più.</p>
<p>Sempre.</p>
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		<title>Uno e treno</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 05:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Canova</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prendere un treno in Francia ha un che di rituale. Passi il ginepraio di corridoi che, giunti in una delle enormi stazioni di Parigi, ti sconvolge in un labirinto di opzioni; passi la sconfortante sorpresa con cui, a Gare de Lyon, mentre speri che il binario 18 non sia troppo lontano, leggi sul tabellone che [...]<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/05/08/uno-e-treno/">Uno e treno</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendere un treno in Francia ha un che di rituale.</p>
<p>Passi il ginepraio di corridoi che, giunti in una delle enormi stazioni di Parigi, ti sconvolge in un labirinto di opzioni; passi la sconfortante sorpresa con cui, a Gare de Lyon, mentre speri che il binario 18 non sia troppo lontano, leggi sul tabellone che il tuo TGV parte dalla voie N (N? Napoleone anche qua?); passi infine la puntualità olimpica con cui i vagoni si chiudono e l&#8217;inflessibile controllore sbatte in faccia al malcapitato viaggiatore l&#8217;impossibilità di acchiappare un treno al volo.</p>
<p>Tutto questo, certamente, in Italia non potrebbe avvenire e non avverrebbe, ma non è questo il tratto distintivo delle ferrovie transalpine.</p>
<p>Quello che, più d&#8217;ogni altra cosa, sorprende è la coltre di silenzio impenetrabile che ti avvolge appena entrato.</p>
<p>Affacci lo sguardo incredulo sugli scompartimenti e cerchi un segnale qualsiasi di traccia audio.</p>
<p>Silenzio negli occhi della vecchina che cerca su Le Monde notizie sulla tua italianità foriera di baccano; silenzio di una coppia insipida che mangia insalata e guarda lontano; silenzio della morbida moquette; silenzio persino dei bagagli, appoggiati con discrezione quasi a farsi cullare dal ritmo.</p>
<p>Cerchi il tuo posto, quasi spaventato, temendo che il minimo battito d&#8217;una ciglia possa scatenare un terremoto all&#8217;Eliseo.</p>
<p>Anche la campagna, fuori, è muta; cerchi refrigerio in un cellulare vicino a te ma né vibra né emette suono. Il suo possessore bisbiglia anzi con una mano davanti alla bocca trafitto dal senso di colpa.</p>
<p>Ed è subito sera.</p>
<p>Accanto ti siede un giovane che ascolta sul suo laptop i Led Zeppelin: nulla è più frustrante di un concerto, a due passi da te, negatoti dalle cuffie impermeabili di un i-pod.</p>
<p>Sei in ansia da chiacchiera o per lo meno da lite con il controllore: il silenzio ti opprime in un&#8217;angoscia lenta.</p>
<p>Ricordo sensazioni simili solo al battesimo di mio nipote, col prete rapito in un interminabile abbandono dopo la predica eterna.</p>
<p>La voce meccanica del capotreno annuncia l&#8217;apertura della carrozza bar, ma è una litania e la processione per attraversare il treno non aiuta a uscire dalla metafora liturgica.</p>
<p>Dopo un&#8217;attesa, ovviamente messianica, il treno frena silenziosamente e si ferma placido alla tua stazione.</p>
<p>Deo gratias!</p>
<p>Andate in pace. Amen.</p>
<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/05/08/uno-e-treno/">Uno e treno</a></p>
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		<title>Mafia Sign &#8211; Home page</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 05:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Novamag 2.0Mafia Sign &#8211; Home page<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/05/08/mafia-sign-home-page/">Mafia Sign &#8211; Home page</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.novamag.it/wp-content/uploads/2009/05/89294454_03128f356c_o.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2302" style="border: 0pt none;" title="Mafia Sign - Paris, France - Foto di Marke Clinger" src="http://www.novamag.it/wp-content/uploads/2009/05/mafia-146-x-98.jpg" alt="Mafia Sign - Parsi, France - Foto di Marke Clinger" width="146" height="98" /></a></p>
<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/05/08/mafia-sign-home-page/">Mafia Sign &#8211; Home page</a></p>
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