di Enzo Mauri
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Il terzo occhio |
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Come volevasi dimostrare: a suggellare un dato di cui erano già al corrente tutti, l’Agcom ha comminato la scorsa settimana due sanzioni da 100.000 euro al TG1 e al TG5 per “il perdurare” durante la recente campagna per le elezioni regionali “di un forte squilibrio informativo tra le forze politiche, in particolare tra PDL e PD, e una marginale presenza delle nuove liste che si sono presentate alle elezioni, in violazione del richiamo già rivolto alle emittenti ad attuare il riequilibrio dell’informazione nei notiziari”.
Nessuna novità, si diceva, poiché ancor prima che la temperatura del periodo elettorale raggiungesse i livelli al calor bianco di pochi giorni fa l’Autorità aveva avuto modo di riscontrare che il TG1 guidato da Augusto Minzolini aveva concesso al Pdl il 30,5% dell’informazione politica il quale sommato al 2,3% della Lega sfiorava il 33%.
Dati che non contavano le apparizioni di premier, ministri, presidenti di Camera e Senato, che tutti insieme arrivavano intorno al 23%: totale, 56%.
L’opposizione (Pd, Idv, Radicali, Sel, Udc) vantava invece un misero 18%, con il Partito democratico al 9%.
Il Tg1 ha sistematicamente calpestato anche il cosiddetto “metodo Zaccaria”, quello che da una decina di anni chiede ai telegiornali di dedicare un terzo dell’informazione all’opposizione e i restanti due terzi in parte eque a governo e maggioranza.
La fantasia non necessita di chissà quale volo pindarico, per immaginare i direttori dei rispettivi TG Augusto Minzolini e Clemente J Mimun ridersela sotto i baffi per un provvedimento che a tutti gli effetti sortirà l’effetto di cauto rimbrotto verso le rispettive aziende televisive che hanno già mostrato l’intenzione di impugnarlo presso le sedi competenti.
Nel Paese dove la legge è più che altro un’opinione, è probabile che un qualsivoglia tribunale dia retta alle rimostranze di Rai e Mediaset scongiurando l’ultimo barlume di legalità rimasta.
Il recente caso di Raiperunanotte che ha portato una ventata di freschezza e – permetteteci il termine spesso usato a sproposito – libertà nello squallido panorama televisivo italiano, a tutto vantaggio del satellite e di Internet, ha posto l’accento su quello che ormai è un vero e proprio vulnus. In Italia fare vera informazione è diventata una sorta di chimera e chi si avventa nel delicato campo del diritto di cronaca se non allineato rischia d’essere tagliato fuori a tutti gli effetti.
Come diceva Barbara Serra,volto italiano di Al Jazeera, durante la trasmissione di Santoro, all’estero viene considerato degno di rispetto il giornalista che più fieramente riesce ad incidere la propria penna nell’impenetrabile muro del potere, qui in Italia invece si preferisce una più opportunistica genuflessione ai voleri di chi governa. Auguriamoci davvero che il vento stia cambiando direzione.
di Redazione
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Rassegna Stanca |
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Forzasilvio.it, il network ufficiale dei sostenitori di Silvio Berlusconi, dà ovviamente grande risalto in home page alla grande manifestazione di sabato prossimo: l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio. Mancano ormai pochi giorni – scrive Forzasilvio.it – Ricordati che dobbiamo essere in tanti per riempire la piazza con il nostro affetto e il nostro entusiasmo!
Seguono 62 (sessantadue) commenti 62.
Considerazioni sparse:
a) Forzasilvio.it, a detta dello stesso premier, è un luogo privilegiato di dialogo tra Berlusconi e il suo popolo.
b) Proprio partendo dalle decine di migliaia di messaggi di sostegno e incoraggiamento arrivati tramite Forzasilvio.it il premier ha deciso di scrivere un libro (è uscito il 2 marzo scorso) da cui emerge prepotente l’affetto nei confronti di Silvio.
c) Su Forzasilvio.it il post che chiama a raccolta il popolo azzurro è stato pubblicato il 15 marzo alle 15 e 11.
d) In due giorni (46 ore per l’esattezza) l’invito a partecipare alla manifestazione è stato commentato da 62 persone.
e) Sabato scorso una mia amica di facebook, Francesca, ha scritto in bacheca di aver bruciato l’arrosto: il suo post è stato commentato in poche ore da 97 persone.
f) Forte dei 62 commenti che gli arrivano da questo luogo privilegiato di dialogo col suo popolo Berlusconi si aspetta sabato prossimo mezzo milione di persone alla sua manifestazione.
g) Forte dei 97 commenti che gli arrivano da facebook Francesca si aspetta sabato prossimo un invito a cena.
di Redazione
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di Federico Brusadelli /
I numeri parlano chiaro, stavolta. E c’è un sondaggio che, forse, può servire a qualcosa. Se non altro, almeno a riflettere e a riaprire un dibattito archiviato senza tanti complimenti. Dunque, la notizia è questa: il 79% dei cittadini considera la caccia «una crudeltà da vietare o da regolare più rigidamente». E ancora, l’80% la vorrebbe «vietare nei terreni privati senza l’autorizzazione del proprietario»; l’84% darebbe la licenza di caccia solo a 21 anni con ritiro ai 70; l’86% vorrebbe che fosse «aumentata la distanza di divieto di caccia dalle case e dai sentieri degli escursionisti», e il 77% si dice favorevole al «divieto assoluto di caccia gli uccelli migratori».
Di più: in vista delle prossime elezioni regionali, quattro italiani su dieci arriverebbero a cambiare il proprio voto, in caso di posizione “pro-caccia” di un candidato.
Lo dice un sondaggio della Ipsos, commissionato dl Wwf e da altre associazioni ambientaliste e pubblicato pochi giorni fa. Nessuna sorpresa, in realtà: si tratta di risposte che, con un po’ di buon senso, ci si poteva aspettare, nell’Italia del 2010.
Certo, non se le aspettavano gli appassionati cacciatori nostrani, a leggere le loro reazioni in rete (tutta colpa della campagna di disinformazione portata avanti dai media; il Pdl ci ha traditi; è ora di marciare, è ora di manifestare, è ora di ripagare i politici con l’astensionismo di massa; i sondaggi non contano nulla; è la solita lobby ambientalista, eccetera eccetera).
Ma, purtroppo per loro, il sentire del paese è questo, c’è poco da fare.
La politica, per fortuna, c’entra poco. È vero che alcuni parlamentari del centrodestra hanno provato a deregolamentare la caccia, nell’ultima legislatura. Con un blitz, magari, come è accaduto per l’articolo 43 della legge comunitaria, che giace alla Camera.
A proposito, il sondaggio rivela che, a tal proposito, addirittura l’81% degli italiani si oppone a ogni ipotesi di allungamento della stagione di caccia. Insomma, dai numeri appare chiaro che il Pdl (e molti suoi esponenti lo sanno bene, da Michela Brambilla a Fiorella Rubino, da Stefania Prestigiacomo a Franco Frattini) non può certo pensare di dipingersi come il “partito dei cacciatori”. Né può pensare di chiudere uno o due occhi su manovre “filo-venatorie” più o meno occulte. Non sta scritto da nessuna parte, non è nel programma, non è nel Manifesto dei valori.
Quale valore, poi? Perché le ipocrisie e i sofismi (è una tradizione, facilita il contatto con la natura, protegge l’ambiente) non servono: la caccia è uccisione divertita di esseri viventi, punto e basta. E se proprio non si vuole dar voce ai cittadini, magari attraverso un nuovo referendum sull’abolizione della caccia (ci si potrebbe provare, però), almeno non facciamo l’errore di ritenerci prigionieri di una piccola, piccolissima minoranza.
(Questo articolo è stato pubblicato il 10 marzo scorso dalla rivista online Ffweb Magazine, periodico della Fondazione Fare Futuro)