di Enzo Mauri

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Quei pazzi furiosi di Boris ne hanno combinata un’altra delle loro, se prima li apprezzavamo adesso ci genuflettiamo in solenne adorazione.
Dal 2007 il canale Fox di Sky manda in onda le disavventure di una troup televisiva intenta nella lavorazione di una scalcagnata soap dal titolo Gli Occhi del cuore, e il successo della serie, che prende il nome dal pesce rosso del regista, è stato tale da dare vita a una seconda stagione ed ora sul rinnovato canale Fx numero 119 della piattaforma satellitare ad una terza, la quale non poteva iniziare in maniera migliore.
Il cast è composto da Francesco Pannofino (René Ferretti, il regista); Pietro Sermonti (Stanis, il divo); Caterina Guzzanti (Arianna, l’assistente alla regia); Alessandro Tiberi (Alessandro, lo stagista di regia); Paolo Calabresi (Biascica, il capo elettricista); Ninni Bruschetta (Duccio, il direttore della fotografia); Antonio Catania (Diego Lopez, il delegato di produzione); Alberto Di Stasio (Sergio, il direttore di produzione).

Se prima veniva messo alla berlina un certo mondo, quello delle fiction appunto, dove la bravura e la meritocrazia devono troppo spesso cedere il passo al clientelismo e le raccomandazioni, coloro che hanno seguito l’esordio della terza serie, lo scorso primo marzo, avranno notato come l’attacco frontale questa volta non fosse rivolto unicamente ai funzionari della tv pubblica, intenti a battere le mani sul tavolo in un irriverente panegirico del sesso femminile, quanto a una struttura televisiva sita in Cologno Monzese nella provincia milanese di proprietà del “presidente degli italiani”.

La storia vede protagonista il regista Renè Ferretti scritturato dalla nota tv per una terribile sitcom comica dal titolo Troppo Frizzante, e i luoghi comuni di un certo modo di concepire il prodotto televisivo ci sono tutti: la scarsa qualità, la volgarità, le immancabili tette, anche le risate finte, più un evidente riferimento alla cocaina che a quanto pare da quelle parti scorre a fiumi, insomma tutte le pecche tipiche dei canali commerciali che negli anni sono andate a condizionare non solo i palinsesti della tv di Stato ma anche gli atteggiamenti dell’opinione pubblica italiana.
La famosa politica della gnocca tanto cara a chi sta in alto si ripropone nella terza stagione di Boris, quando al regista vengono offerte due escort, sdraiate sul letto nella sua camera d’albergo che guarda caso si chiama Veronica Hotel, Veronica come Veronica Lario, ex moglie del premier, una stilettata niente male verso chi viene visto senza mezzi termini come “il nemico”.

Pare proprio che Sky di proprietà del magnate australiano Rupert Murdoch abbia, a torto o a ragione, voluto togliersi in questo modo qualche sassolino dalla scarpa. Non è una novità che, da quando c’è al governo Silvio Berlusconi, l’attuale esecutivo stia facendo di tutto per osteggiare il noto marchio satellitare prima con l’aumento dell’iva sugli abbonamenti, poi col decreto Romani che sia pur gradualmente impone un tetto agli spot pubblicitari delle pay tv , e ora con il probabile tentativo di rallentare l’arrivo di Sky sul digitale terrestre prima del 2012, come richiesto in questi giorni dal gruppo News Corp alla Ue.

Guarda caso Il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani si è subito incontrato con il commissario europeo alla concorrenza Joaquin Almunia per capire la posizione della Ue e lanciare un messaggio neanche troppo velato di diniego di fronte a una eventuale approvazione da parte della Commissione Europea alle richieste di Sky.

Per tornare a Boris è sempre più raro trovare sulla tv tradizionale un certo modo di denunciare il malcostume dilagante. Quella che una volta si chiamava satira, è ridotta ormai a poche microscopiche isole felici tra cui proprio la tv satellitare, ci aspettiamo nelle prossime puntate di Boris ancora qualche motivo per sorridere sulla sorte di questo scalcagnato Paese.

di Rassegna Stanca

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L’antefatto è noto. Alfredo Milioni presenta in ritardo la lista Pdl per le regionali, il pretesto del panino, l’accusa di essere stato aggredito, le polemiche…

Poi, improvvisamente, il premier chiede scusa. Chiede scusa agli italiani per il pasticcio combinato a Roma e Milano. Chiede scusa alla Polverini. Chiede scusa, in particolare, agli elettori del Pdl, dicendosi preoccupato e amareggiato per il fatto che non potranno votare il proprio partito a causa della superficialità (o anche peggio) di alcuni dirigenti. Sospende immediatamente Alfredo Milioni e Angelo Pallone dal Pdl. Affida a una commissione interna il compito di scoprire se dietro quel grave errore ci siano responsabilità a livelli più alti, lasciando intravedere la possibilità di nuovi provvedimenti disciplinari. Sottolinea che le regole in democrazia vanno rispettate e blocca immediatamente quelle sparute e dissonanti voci all’interno del suo schieramento che richiedono un atto del Governo (un decreto salvaliste ad esempio) per rimettere in corsa il Pdl in provincia di Roma e la Lista Formigoni in Lombardia. Si appella quindi al senso di responsabilità dell’opposizione affinché il risultato elettorale, in una Regione così importante, non sia falsato dall’assenza di uno dei contendenti. Pd e Idv si dicono disponibili a una soluzione condivisa e il Presidente della Repubblica si propone di esaminare il caso convocando i rappresentanti dei diversi schieramenti, alla presenza dei Presidenti delle Camere che, sin qui, hanno mantenuto sul caso un silenzio istituzionale.

Questa è la storia che ho raccontato a una mia amica svedese di passaggio a Roma. Ha visto le immagini del Tg, i tanti filmati, i tantissimi politici intervistati… non comprendeva le parole, mi ha chiesto di tradurre. Dovete capirmi… s’è fermata in Italia solo un paio di giorni… vorrei vedere voi a spiegarle tutto per filo e per segno.. un imbarazzo! Lei, peraltro, non s’è affatto meravigliata del mio racconto. “Anche nel mio Paese – ha detto – si sarebbero sicuramente comportati così…”.

di Redazione

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