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	<title>Novamag 2.0 &#187; sinistra</title>
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	<description>Rivista quotidiana online di informazione e cultura</description>
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		<title>Le madri &#8216;sinistrorse&#8217; e la crisi della societa&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 05:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Mariangela Vaglio / Il guaio delle tesi preconcette è che, se non stai attento, ti scoppiano in mano, come una miccetta bagnata che fa puff. È questa la sensazione che si ha a leggere l’articolo di Annalena Benini su il Foglio dedicato ai Piccoli mostri, cioè ai nuovi bambini cresciuti dalle famiglie “politicamente corrette” [...]<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2010/03/30/le-madri-sinistrorse-e-la-crisi-della-societa/">Le madri &#8216;sinistrorse&#8217; e la crisi della societa&#8217;</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Mariangela Vaglio /</p>
<p>Il guaio delle tesi preconcette è che, se non stai attento, ti scoppiano in mano, come una miccetta bagnata che fa puff. È questa la sensazione che si ha a leggere l’articolo di Annalena Benini su <em>il Foglio</em> dedicato ai <em>Piccoli mostri,</em> cioè ai nuovi bambini cresciuti dalle famiglie “politicamente corrette” (leggi: di sinistra) e alle loro genitrici con la fissa dell’ecocompatibile.</p>
<p>E’ dai tempi della discesa in campo antiabortista del loro Direttore che i foglianti si interrogano su cosa rovini l’Italia: e la risposta è che si fan pochi figlioli. Già, ma perché? Come per tutto, ciò deve essere imputato in qualche modo agli avvelenati frutti del ‘68: bisogna capirli, i foglianti: non si sanno rassegnare all’idea che l’unico danno serio che ancora ci trasciniamo dietro dal ‘68 possa essere stato l’arrivo sulla scena del loro Direttore. Così non gli par vero di trovare oltralpe un’autrice che individua il motivo della scarsa propensione delle donne moderne a far figli nella mentalità stupida della Sinistra “bene”. Perché non si scodellano più bimbi come una volta? È semplice, spiega la filosofa francese Elisabeth Badinter: perché le madri sono così ossessionate dal dare ai loro pargoli una educazione politicamente corretta secondo i dettami delle nuove tendenze che tirarne su uno, uno solo, diventa una fatica improba. Nasce un pupo e la mamma deve allattarlo al seno, cantargli ninne nanne alternative africane per abituarlo fin dalla culla al multiculturalismo, controllare con attenti sopralluoghi che la baby sitter lo intrattenga con giochi creativi in legno riciclato, che l’asilo abbia i tavolini della mensa orientati secondo le tendenze del Feng Shui; e poi via, a lavare pannolini in cotone naturale con detersivi senza additivi, perché quelli usa e getta inquinano il mondo di domani, a cercare il latte biologico di mucche certificate, l’ovetto con pedigree tirato su dalla mano amica del contadino, la bambola cucita a mano e riempita di paglia secca dalla nonnina dell’Alvernia, che la confeziona nella stalla, a lume di candela. Figli così assorbono tutto il tempo e tutta l’energia delle madri, nonché drenano le risorse economiche della famiglia come pompe idrovore in servizio permanente. Quindi la Banditer dice stop e ordina alle madri francesi di fregarsene: basta con il politicamente corretto, con l’ecocompatibile! Sbatti il pupo in un bell’asilo pubblico, con addosso un grembiulino di nailon, a mangiare pasti precotti e frutta transigenica. Imparerà il multiculturalismo facendo a botte con i bimbi africani, si strafogherà di patatine fritte, ma sarà più felice e costerà molto meno, quindi tu avrai il tempo di metterne al mondo altri due o tre.</p>
<p>Al Foglio una tesi così sembra perfetta per regalare un orgasmo. Eccola lì, messa nera su bianco, manco l’avessero creata a posta. Risponde perfettamente a tutti i desiderata del Direttore. Se in Italia le famiglie boccheggiano, le giovani coppie non mettono in cantiere un bimbo prima dei quarant’anni, e anche dopo con molta moderazione, la colpa è là: è della mentalità di queste madri sciamannate e sinistrorse, con la fissa dei documentari di Michael Moore e Gore Vidal! ‘Ste cretine che perdono tempo a cercare asili alternativi, yogurt e latti biologicamente puri, scuole steineriane e giocattoli ecologici! Seguissero i dettami della Banditer, le mamme sinistrorse italiane, potrebbero tornare finalmente a sfornare quella decina di pargoletti che un tempo era il numero minimo di figli nella famiglia tipo del Belpaese.</p>
<p>Certo, per aiutare le madri sinistrorse decise ad uscire dal tunnel e ricominciare a produrre bimbi con ritmi industriali, il Foglio dovrebbe però fornire un servizio in più. Per esempio spiegare dove, in Italia, una madre può trovare un posto in un asilo nido pubblico dove sbattere il pupo, senza incorrere in liste di attesa di anni o dover chiedere pietosamente l’aiuto di nonne, zie, cugine e parenti fino al quinto grado se vuol tornare a lavorare; dovrebbe spiegare dove si possono trovare a prezzi decenti non i pannolini ecologici da lavare a mano, ma quelli normali, normalissimi, perché già a prenderli al discount costano come fasce ricamate d’oro; dovrebbe spiegare perché, in Italia, il latte in polvere industriale ha un prezzo così alto che le famiglie si svenano per comprare quello, non il latte biologico del contadino. Ecco, se il Foglio gentilmente fornisse queste dritte, alle sue lettrici, sono convinta che molte donne e molte coppie abbandonerebbero questa fisima comunista di un figlio solo, al massimo due. Ma forse qualcuno dovrebbe informare il Direttore del Foglio e i suoi esimi redattori che in Italia il problema di trovare una scuola steineriana politicamente corretta per i propri figli è sentito come centrale solo dalla signora Veronica Berlusconi. Le altre donne e famiglie si accontenterebbero di tirarli su anche in modo molto meno politicamente ed ecologicamente corretto, i pupi. Ma nemmeno così se li possono permettere.</p>
<p>[<a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/" target="_blank">Questo articolo</a> è stato pubblicato originariamente il 29 marzo sul blog 'Il nuovo mondo di Galatea']</p>
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		<title>Chi ha detto che invecchiando si diventa fascisti?</title>
		<link>http://www.novamag.it/2010/03/11/chi-ha-detto-che-invecchiando-si-diventa-fascisti/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 06:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco De Simone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi non è di sinistra da giovane è senza cuore, ma chi non è di destra da vecchio è senza cervello (frase attribuita a Winston Churchill) Probabilmente nessuno è sorpreso dallo scoprirsi imborghesito e sempre più reazionario col passare del tempo. Ma se la maturazione di posizioni conservatrici abbia a che fare la ragionevolezza e [...]<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2010/03/11/chi-ha-detto-che-invecchiando-si-diventa-fascisti/">Chi ha detto che invecchiando si diventa fascisti?</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Chi non è di sinistra da giovane è senza cuore, ma chi non è di destra da vecchio è senza cervello</em> (frase attribuita a Winston Churchill)</p>
<p>Probabilmente nessuno è sorpreso dallo scoprirsi imborghesito e sempre più reazionario col passare del tempo. Ma se la maturazione di posizioni conservatrici abbia a che fare la ragionevolezza e l’intelletto – come suggerisce la massima del primo ministro di Sua Maestà – o se piuttosto la si debba attribuire al disincanto, alla stanchezza, e alle delusioni che generalmente si accompagnano mano nella mano con l’età, non è dato sapere.</p>
<p>Esistono però casi, forse isolati ma certamente emblematici, di persone che, come il vino, invecchiano bene. Che magari fanno cose aberranti in gioventù, per poi costruire nel corso degli anni un nuovo sé, passo dopo passo, tassello dopo tassello.</p>
<p>Tutti noi abbiamo in mente, ad esempio, il caso del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Trilogia_del_dollaro" target="_blank">pistolero senza nome</a>. Quello che non avrebbe esitato a sparare a vista per qualche dollaro in più o per un <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dirty_Harry" target="_blank">malinteso senso di pulizia</a>; disposto a fidarsi solo del proprio fucile o della propria 44 Magnum, con una legge morale tutt’al più bidimensionale, capace di svilupparsi solo lungo gli assi dell’istinto primordiale e del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Una_44_Magnum_per_l%27Ispettore_Callaghan" target="_blank">disprezzo più assoluto del genere umano</a>; atto a guardare alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coraggio..._fatti_ammazzare" target="_blank">figura femminile</a> con lo stesso senso di trasporto, rispetto e coinvolgimento concesso a un paracarro; in grado di apprezzare fino in fondo la dote migliore di una persona di colore o di un immigrato: l’invisibilità. In poche parole, con una concezione politica talmente alta, che sopra di essa c’è solo la merda di piccione.</p>
<p>Una personcina talmente a modo e che di certo chiunque avrebbe fatto a botte per sederglisi accanto alla cena di gala di una premiazione. Eppure, a un certo punto, anche nelle vite di persone così può <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fuga_da_Alcatraz_%28film%29" target="_blank">succedere qualcosa</a> di talmente pregnante da indurli ad aprire la mente, ad ascoltare sempre di più le ragioni degli altri, a emendare le proprie posizioni, fino quasi a compiere un <em>détour</em> completo nella propria esistenza.</p>
<p>E dunque gli invisibili diventano istantaneamente visibili e si comincia a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gli_spietati" target="_blank">tener in conto anche gli ultimi</a>. Si sente finalmente come proprio un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Un_mondo_perfetto_%28film%29" target="_blank">senso della giustizia</a> che sia tale a qualsiasi latitudine, addirittura oltre il giardino di casa propria. Si scopre come una donna possa essere anche <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/I_ponti_di_Madison_County" target="_blank">amata</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Changeling_%28film_2008%29" target="_blank">rispettata</a> oltre che posseduta; come esista un sentimento chiamato “compassione” che può indurre a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Million_Dollar_Baby" target="_blank">sopprimere una vita per liberarla</a>; come la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mystic_River" target="_blank">grettezza umana</a> possa essere una trappola e mai una bussola; come esista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lettere_da_Iwo_Jima" target="_blank">dignità anche nella sconfitta</a>; come gli ideali che parlano alla pancia siano nella migliore delle ipotesi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Flags_of_Our_Fathers" target="_blank">propaganda e menzogna</a>; come la xenofobia sia la più <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gran_Torino">deprimente forma di paura</a>.</p>
<p>Queste traiettorie umane così peculiari inducono tutti noi a riflettere. E tra noi chiamano in causa soprattutto coloro che progressisti e liberali si sono sempre creduti e che sono spiazzati da questa sfida continua di quella che doveva essere una controparte dialettica e che invece si permette di invadere il nostro campo con la sicumera di un capofila e il piglio di un leader.</p>
<p>Sopraffatti, smarriti, ci guardiamo con sospetto, leggendoci reciprocamente negli occhi l’inquietante domanda: «Ma perché i fascisti sembriamo noi?». Affranti davanti all’incapacità di prevedere la prossima mossa del compagno <strong>Gianfranco Fini</strong>.</p>
<p>[questo articolo è stato originariamente pubblicato lo scorso 8 marzo sul <a href="http://www.wirwer.it/2010/03/che-poi-invecchiando-un-po%E2%80%99-fascisti-lo-si-diventa-tutti-o-no/" target="_blank">blog collettivo Wirwer</a>)</p>
<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2010/03/11/chi-ha-detto-che-invecchiando-si-diventa-fascisti/">Chi ha detto che invecchiando si diventa fascisti?</a></p>
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		<title>Avremo anche la lista &#8220;Facebook&#8221;?</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:19:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Di Giorgio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per il momento è un gruppo con oltre 1.300 membri sul più grande social network del mondo, capitanato da un giovane commerciante di calzature. Ma &#8220;Il popolo di Facebook&#8221; punta ad arrivare entro fine marzo a 1 milioni di iscritti e, soprattutto, a presentare proprie liste alle prossime elezioni regionali, &#8220;autonome dagli schieramenti politici&#8221;. &#8220;Vogliamo [...]<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2010/02/05/avremo-anche-la-lista-facebook/">Avremo anche la lista &#8220;Facebook&#8221;?</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Per il momento è un gruppo con oltre 1.300 membri sul più grande social network del mondo, capitanato da un giovane commerciante di calzature. Ma &#8220;Il popolo di Facebook&#8221; punta ad arrivare entro fine marzo a 1 milioni di iscritti e, soprattutto, a presentare proprie liste alle prossime elezioni regionali, &#8220;autonome dagli schieramenti politici&#8221;.</p>
<p>&#8220;Vogliamo uscire dai soliti schemi politici. Siamo un partito autonomo, preferiamo non candidarci con nessuno&#8221;, dice Francesco Battaglia, il 32enne fondatore della lista, che è anche l&#8217;amministratore del gruppo su Facebook.<br />
Manifesti della &#8220;lista civica Il popolo di Facebook&#8221; sono comparsi nei giorni scorsi sui muri di Roma. Nessun indirizzo Internet, ma due numeri di cellulare e una piccola foto dello stesso Battaglia, indicato con nome e cognome come fondatore.<br />
Dato che i manifesti erano stati affissi abusivamente &#8211; per essere poi ricoperti quasi subito da quelli dei vari partiti e candidati &#8220;veri&#8221; in lizza per le regionali &#8211; sulla home page del gruppo alcuni utenti Facebook hanno protestato, invitando a ripulire i muri.</p>
<p>&#8220;Abbiamo intenzione di presentare liste in tutt&#8217;Italia, anche perché abbiamo avuto l&#8217;appoggio di diversi consiglieri comunali e regionali&#8221;, dice Battaglia, che poi però spiega che &#8220;non verranno candidati politici&#8221; e che la sua lista non c&#8217;entra niente col cosiddetto &#8220;Popolo viola&#8221; che proprio attraverso Facebook e il tam tam via Internet a dicembre è riuscito a organizzare una grande manifestazione a Roma contro il premier Silvio Berlusconi, il &#8220;No B Day&#8221;.</p>
<p>&#8220;Le nostre candidature verranno decise all&#8217;unanimità via Internet&#8221;, assicura Battaglia, commerciante all&#8217;ingrosso di calzature a Cosenza, che sul proprio profilo Facebook dice di essere interessato alle donne e di voler &#8220;fare rete&#8221;, e che tra le pagine a cui è iscritto indica l&#8217;ex Movimento Sociale Italiano &#8211; Destra Nazionale, il Circolo della libertà di Rende e Medici Senza Frontiere.</p>
<p>Il fondatore della neo-lista dice di non temere eventuali reazioni da parte di Facebook per l&#8217;utilizzo del nome del social network in politica: &#8220;Non credo che ci faranno problemi. Comunichiamo attraverso Facebook. Pensiamo che per loro sia tutta pubblicità&#8221;.<br />
Per il momento, comunque, i rappresentanti del social network più grande del pianeta &#8211; coi suoi 350 milioni di utenti &#8211; non si sono fatti ancora vivi.</p>
<p>Battaglia non indica i nomi dei possibili candidati-presidenti nella regioni in cui sarà presente la lista &#8211; a partire dalla Calabria, spiega &#8211; perché&#8221;stiamo definendo un pochino tutto, compresa la raccolta delle firme&#8221;.<br />
&#8220;Abbiamo diversi nomi di possibili candidati presidenti, ma sarà il gruppo a scegliere. La nostra forza è quella di prendere decisioni all&#8217;unanimità&#8221;, risponde Battaglia.</p>
<p>Il programma? &#8220;Lo stiamo definendo via Facebook, sarà al di fuori della politica corrente e delle false promesse a cui ci ha abituato&#8221; però &#8220;puntiamo molto sul lavoro e sulla democrazia&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2010/02/05/avremo-anche-la-lista-facebook/">Avremo anche la lista &#8220;Facebook&#8221;?</a></p>
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		<title>I buoni motivi del pragmatico Bersani</title>
		<link>http://www.novamag.it/2009/10/20/i-buoni-motivi-del-pragmatico-bersani/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 04:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ronny Mazzocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di fronte ad una candidatura come quella di Pierluigi Bersani, che viene annunciata all’insegna del pragmatismo e delle cose da fare, provo a elencare qualche buon motivo che mi ha spinto a optare per lui nel mio voto alle primarie di domenica. La prima e principale ragione è che credo che per tornare ad esercitare [...]<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/10/20/i-buoni-motivi-del-pragmatico-bersani/">I buoni motivi del pragmatico Bersani</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di fronte ad una candidatura come quella di Pierluigi Bersani, che viene annunciata all’insegna del pragmatismo e delle cose da fare, provo a elencare qualche buon motivo che mi ha spinto a optare per lui nel mio voto alle primarie di domenica.</p>
<p>La prima e principale ragione è che credo che per tornare ad esercitare un’egemonia culturale sul Paese sia necessario fare del Partito Democratico quello che finora non è stato, ovvero un partito politico.<br />
L’idea che si potesse ricondurre la democrazia ad un periodico plebiscito che mettesse in collegamento diretto la leadership e l’elettorato senza la mediazione di partiti strutturati e radicati sul territorio si è dimostrata velleitaria e addirittura pericolosa.<br />
Il PD appare oggi debole dal punto di vista organizzativo e isolato nel contesto sociale. Ha da tempo sub-appaltato l’elaborazione culturale e programmatica all’esterno, limitandosi a recitare un copione scritto da altri. Non ha più strumenti di analisi che gli permettano di capire e interpretare il mondo che vorrebbe rappresentare. Ha reciso i rapporti con i corpi intermedi nella folle ed estremistica convinzione che ormai fossero istituzioni superate se non addirittura dannose. Ha portato per troppo tempo l’idea che la società fosse governata dallo spontaneo interagire dei singoli sul mercato e che alla politica fosse riservato solo il compito di stabilire le regole del gioco e aiutare chi, nella dura battaglia per la sopravvivenza, esce con le ossa rotte.<br />
La creazione del partito <em>liquido</em>, senza tessere e senza militanza, costituiva la naturale conseguenza di una visione sociale profondamente ideologica, radicale e – come si è visto – sbagliata.</p>
<p>La seconda ragione è che l’idea del PD come partito in grado di rappresentare da solo un’alternativa di governo all’attuale centro-destra è quantomeno utopistica.<br />
L’esito delle elezioni politiche ed europee ci ha finalmente consentito di verificare il fondamento delle due differenti analisi del Paese e e delle due diverse strategie politiche che si sono affrontate in questi quindici anni: quella dalemiana, fondata sull&#8217;idea di un&#8217;alleanza strategica fra la sinistra riformista e il centro moderato, e quella veltroniana, in cui la sinistra &#8211; che in verità è centrosinistra &#8211; va alla ricerca autonoma di una maggioranza e non di una alleanza al centro.<br />
Credo che l&#8217;esito della verifica sia stato piuttosto chiaro. Dopotutto il centro moderato c&#8217;è già: ci sono forze moderate che il PD, pur con un programma centrista se non addirittura di destra, non è riuscito conquistare e che non si riconoscono nemmeno in Berlusconi.<br />
Stabilire una alleanza con questa parte del Paese, partendo da una posizione culturale e politica più solida di quella attuale, può essere l’unica strada percorribile per un partito che aspira a tornare al governo del Paese.</p>
<p>L’ultima ragione è la piattaforma programmatica con cui i vari candidati si presentano.<br />
Se Franceschini e Marino risultano ancorati alla stagione del liberismo di sinistra tutt’al più arricchita da qualche proposta alla moda (la <em>green economy</em>, …), Pierluigi Bersani – seguendo la linea tracciata da Romano Prodi nel suo assai poco lusinghiero bilancio del riformismo europeo degli ultimi 15 anni – presenta una proposta decisamente più in linea con le discussioni che già da qualche mese hanno preso piede in tutte le sinistre europee dopo le dolorose sconfitte elettorali.<br />
Come ha scritto Massimo D’Alema, la recente crisi economica ha ristabilito l’idea secondo cui “[…] <em>non è il denaro che produce denaro così come ha voluto far credere l’oligarchia finanziaria dominante, ma è il lavoro che produce la ricchezza e il valore, come scrivevano i nostri classici</em>”.<br />
Rimettere il lavoro, in tutte le sue diverse forme, al centro della propria azione politica diventa quindi necessario per spostarsi verso un diverso e più equilibrato modello di sviluppo.</p>
<p>Ma non si tratta soltanto di considerazioni economiche. Negli ultimi decenni il lavoro ha subito una impressionante svalutazione sociale: è stato retrocesso a mera funzione di accumulazione di potere d&#8217;acquisto, diventando una componente indifferenziata delle forze produttive. Va invece recuperata la sua funzione fondativa dell’identità sociale, della persona e della cittadinanza democratica, così come stabilito all’articolo 1 della nostra Costituzione.</p>
<p>L’eguaglianza è l’altro tema forte portato avanti da Bersani nei suoi discorsi. La <em>Chancengesellschaft </em>e la conseguente idea di eguaglianza dei punti di partenza, ovvero due dei principi cardini della cosiddetta <em>Terza Via</em>, non solo hanno condotto a un decennio in cui le diseguaglianze sociali sono esplose, ma anche minato le basi di una società solidaristica creando rischi di conflitti e rivolte come non si vedevano da oltre trent’anni.<br />
Riproporre il tema dell’<em>eguaglianza come obiettivo in sé</em> può quindi essere un’utile arma per ricostruire una classe media che faccia da solida architrave alla nuova Italia.</p>
<p>Infine la politica economica e industriale torna a rivestire un ruolo centrale dopo gli anni in cui solo a nominarla si metteva mano alla pistola. L’ansia protezionistica dell’attuale governo o la solita politica di tagli fiscali promessa da Franceschini agli imprenditori sembrano cure palliative contro il grave male costituito da una struttura produttiva da troppi anni in difficoltà. La scarsa innovazione tecnologica, l’eccessiva concentrazione del potere economico/finanziario e la pervasività della micro-impresa costituiscono alcune fra le principali cause di sofferenza del nostro sistema economico. L’aver proposto una via d’uscita, anche attraverso rinnovate politiche pubbliche, costituisce sicuramente un punto di forza della mozione Bersani rispetto alle due concorrenti.</p>
<p>In conclusione, mi sembra che Bersani sia quello con il progetto più chiaro e concreto per il partito e per il Paese. La scelta di portare avanti queste idee senza concedere nulla alla retorica antiberlusconiana e senza cercare l’applauso facile lo rende decisamente più adatto a compiere quella radicale rottura rispetto alla stagione del “centralismo carismatico” che tanti danni ha provocato alla sinistra italiana.</p>
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		<title>Congresso PD / Liste e altre pinzillacchere</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 05:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[Michele Cardulli, 41 anni, è un giornalista e militante del Partito Democratico. Per Novamag racconta la stagione congressuale del Pd, vista da un circolo romano] Convenzione. Ora si chiama così. Il vecchio congresso di un tempo non c&#8217;è più, adesso c&#8217;è la convenzione provinciale. C&#8217;è la convenzione regionale. C&#8217;è la convenzione nazionale. Di quella provinciale [...]<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/10/13/congresso-pd-liste-e-altre-pinzillacchere/">Congresso PD / Liste e altre pinzillacchere</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>[<a href="http://www.facebook.com/michelecardulli" target="_blank">Michele Cardulli</a><strong>, 41 anni, è un giornalista e militante del Partito Democratico. Per Novamag racconta la stagione congressuale del Pd, vista da un circolo romano</strong>]</p>
<p><em>Convenzione</em>. Ora si chiama così. Il vecchio congresso di un tempo non c&#8217;è più, adesso c&#8217;è la convenzione provinciale. C&#8217;è la convenzione regionale. C&#8217;è la convenzione nazionale. Di quella provinciale abbiamo già detto. Le altre sono state ancora più ritualmente inutili. Presentazione dei candidati a delegati che hanno già scelto da tempo. E poi poco altro. Anzi se provi a presentare un ordine del giorno (così si chiamano i documenti con cui si chiede al partito di prendere una posizione sugli argomenti più caldi) si offendono pure.</p>
<p>E&#8217; successo alla convenzione del Pd del Lazio. Dove gli altri del giorno non li hanno fatti né discutere, né tanto meno votare. La presidente dell&#8217;assemblea, Tiziana Lagrimino. ha testualmente detto che aveva da fare e quindi rinviava tutto il &#8220;malloppo&#8221; alla futura assemblea regionale, cioè all&#8217;organismo dirigente che sarà eletto con le primarie del 25 ottobre.</p>
<p><em>Liste</em>. Questa è l&#8217;altra parola chiave della puntata di questa settimana. Sono un appuntamento chiave perché nel partito che si batte contro le liste bloccate alla Camera, gli organismi dirigenti che andranno ad affiancare i segretari regionali e il segretario nazionale si eleggono sì con le primarie, ma con liste bloccatissime. E quindi esserci o non esserci non è un problema di votazioni, ma un problema di liste. E dunque le leggende narrano di incandescenti riunioni notturne, di furibondi scontri per decidere chi sta dentro e chi sta fuori. Contano qualcosa questi organismi dirigenti? Beh, se nessunodei tre candidati raggiungerà la  maggioranza assoluta, saranno i membri delle varie assemblee, dal livello nazionale a quelli regionali, a votare tra i due più votati. Ma poi poco di più.</p>
<p>E allora perché è importante esserci? Questo è uno strano partito. Dove per poter parlare devi avere &#8220;titolo&#8221;, come mi hanno detto una volta che una mia dichiarazione finì su qualche cronaca romana dei quotidiani. In quanto iscritto semplice, senza cariche, non avevo diritto. E poi figurarsi che ho conosciuto un iscritto che si è fatto fare i biglietti da visita con scritto sopra: &#8220;Membro della commissione di garanzia della Federazione romana del Pd&#8221;. Non conta nulla ma fa fico.</p>
<p>E allora tutti dentro le liste, tutti che ti chiamano per sapere a che posto stanno, se ce la possono fare. Che ti spiegano perché ci devono stare. Metterli tutti d&#8217;accordo non è ovviamente possibile. E quindi dopo la presentazione delle liste segue una settimana buona di discussioni per spiegare agli esclusi che comunque sono importanti e che saranno inseriti in qualche futuro gruppo dirigente. Se non bastano le cariche ce le inventiamo: girando un po&#8217; per congressi ho scoperto circoli di base del Pd che hanno un presidente, un coordinatore e un vicecoordinatore. Manco fosse l&#8217;Onu.</p>
<p>Ma allora che diamine ci resti a fare lì dentro? Sembra una domanda senza risposta. Ma bisogna considerare che: a) noi di sinistra siamo irrimediabilmente masochisti; b) sono sempre convinto che questo sgangherato Paese abbia qualche possibilità di alzarsi in piedi e ricominciare a camminare. E allora qualche povero sognatore come, in un partito contaminato dal berlusconismo, ci deve pur stare. C&#8217;ho la testa dura, non ci posso fare niente. Scusate lo sfogo e la stanchezza. Per fortuna le primarie stanno arrivando a mettere fine a queste settimane di passione. Mi raccomando, venite a votare, fateci respirare un po&#8217; di aria nuova.</p>
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		<title>Le ragioni e i torti di Rutelli</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 05:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Di Giorgio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A 54 anni, età per la quale in Italia si è ancora politicamente giovani, Francesco Rutelli è probabilmente la personalità di centrosinistra più invisa agli elettori di sinistra, anche a quelli che votano per il Partito democratico. E ora che ha scritto un libro, o più esattamente un pamphlet, sulla assoluta necessità che il Pd [...]<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/10/08/le-ragioni-e-i-torti-di-rutelli/">Le ragioni e i torti di Rutelli</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A 54 anni, età per la quale in Italia si è ancora politicamente giovani, Francesco Rutelli è probabilmente la personalità di centrosinistra più invisa agli elettori di sinistra, anche a quelli che votano per il Partito democratico. E ora che ha scritto un libro, o più esattamente un <em>pamphlet</em>, sulla assoluta necessità che il Pd non diventi un partito di sinistra, o più precisamente l&#8217;ultimo erede del Pci e della sinistra italiana, di certo il suo consenso non aumenterà.</p>
<p>Rutelli fa anche di peggio, se possibile, per la gioia dei suoi numerosi detrattori. Spiega, per esempio, come il termine sinistra abbia un&#8217;accezione negativa nelle varie lingue. Si pensi al sostantivo <em>sinistro</em>, cioè incidente. Insomma, la sinistra<em> porta sfiga</em>, verrebbe da concludere.</p>
<p>Uno dei limiti del libro di 155 pagine stanno in passaggi come questi, che tradiscono il sia pur comprensibile astio verso il <em>popolo di sinistra</em> che ha smesso da qualche tempo di amarlo e che invece lo tratta a <em>pane e cicoria</em>. Un altro, è la &#8220;sciatteria&#8221; rutelliana, perché l&#8217;uomo, fin dall&#8217;inizio, è sempre stato un leader politico, ma non un intellettuale, pur se ha saputo circondarsi di persone capaci e di talento.</p>
<p>Forse, invece che scrivere un libro di getto nell&#8217;agosto scorso &#8211; come lui stesso ha spiegato &#8211; avrebbe dovuto raccontare le stesse cose a un bravo <em>ghostwriter </em> e farle scrivere a lui, dando alle stampe un libro un poco più meditato e, appunto, meno astioso, anche perché il modo in cui si scrivono le cose vale spesso quasi più delle cose stesse.</p>
<p>Parlando di crisi della sinistra &#8211; che è un dato riconosciuto da tutti, anche se poi sulle cause e sulle vie di uscita esistono milioni di diverse vedute, più o meno tante quante le persone che si dicono di sinistra &#8211; Rutelli avrebbe dovuto indicare che non esiste una <em>sinistra</em>, ma diverse <em>sinistre</em>, anche in conflitto tra loro. Che la sinistra comunista non è uguale a quella liberalsocialista (e che di sinistre comuniste ce ne sono diverse), che il centro-sinistra degli anni 60 non è il centrosinistra del 2000, che il pensiero libertario non è uguale a quello liberale, che i verdi non fanno parte della sinistra tradizionale, che i radicaldemocratici non sono uguali ai socialdemocratici (e che dire poi dei socialdemocratici portoghesi, un partito di centrodestra?), che la sinistra giustizialista non è uguale a quella garantista, e magari non è neanche esattamente di sinistra, o forse sì, ma che è difficile farle convivere.</p>
<p>E che forse la stessa parola <em>sinistra </em>ha perso di senso, avendone così tanti diversi, anche perché in certi paesi sinistra ha coinciso con libertà, in altri con dittatura. E che probabilmente il peso di quelle dittature l&#8217;ha schiacciata.</p>
<p>Anche se una certezza, almeno simbolico-lessicale, c&#8217;è: la sinistra è nata come opposizione. <em>A destra del Padre</em> &#8211; cioè del potere &#8211; i suoi figli prediletti, a sinistra coloro che ne contestano l&#8217;autorità o che ne sono più lontani.</p>
<p>Certo anche di destre, ne esistono tante. La differenza è che però le destre spesso vincono, nei sistemi democratici. Quindi si fanno meno problemi.</p>
<p>La sinistra ha fatto molto più spesso opposizione che governo, non soltanto in Italia. In Italia, di più. Ma questo non ha impedito, almeno dagli anni 60, la crescita civile, sociale, istituzionale dell&#8217;Italia, non soltanto in termini di Prodotto interno lordo. E&#8217; stato anche grazie all&#8217;opposizione, e alla sinistra.</p>
<p>Rutelli ha ragione quando dice gli eredi del Pci sono arrivati in ritardo di 25 anni all&#8217;idea di un partito socialdemocratico (loro che in parte lo erano già, negli ultimi decenni, sia pure chiamandosi comunisti), quando le socialdemocrazie sono comunque in crisi da tempo, forse anche prima della caduta del <em>socialismo reale</em> e dall&#8217;affermazione del cosiddetto <em>nuovo ordine</em> (o disordine?) <em>mondiale</em> a guida Usa. Un ordine peraltro non destinato a durare all&#8217;infinito.</p>
<p>A quell&#8217;approdo, cioè l&#8217;internazionale socialista, arrivò il Pds, che invece era nato anche discutendo di prospettive anche molto diverse, come il pensiero democratico radicale americano, non animato da anziani cospiratori fricchettoni ma da personalità illustri della cultura statunitense come Robert A. Dahl, (che Rutelli cita soltanto come autore del concetto di poliarchia), per fare un esempio.</p>
<p><em>Occorrono soluzioni nuove, a cui dare anche nomi nuovi</em>, dice nel libro Rutelli. Che sostanzialmente indica la democrazia come ideale di riferimento. Anche qui, però, esistono diversi modelli di democrazia. Quella liberale, che, dice l&#8217;autore, ha vinto. C&#8217;è la democrazia rappresentativa. C&#8217;è la democrazia partecipativa o diretta. C&#8217;è la democrazia radicale (che non è il comunismo travestito, nonostante quel che sostengono i suoi detrattori). C&#8217;è la democrazia industriale. In breve, esistono diversi modelli ideali. Rutelli nel suo libro non dibatte tanto di ideali, cita però il Partito democratico statunitense e il Partito del Congresso indiano, cioè due organizzazioni molto diverse di due paesi enormente diversi tra loro e rispetto all&#8217;Italia.</p>
<p>Citazioni, come nel caso indiano, che fanno venire in mente quanti indicano il Brasile del presidente Lula come un modello da seguire, considerando evidentemente un dettaglio cosa è stato fino a oggi il Brasile, paese di contraddizioni e povertà enormi, di violenze quotidiane. Sembrerebbe che per qualcuno, soprattutto tra le sinistre, qualsiasi posto sia meglio dell&#8217;Italia.</p>
<p>Il Partito democratico americano è invece un <em>polipartito </em>che ha dentro di sé di tutto e di più, e non basta citare come un mantra salvifico la grandezza di Barack Obama (che la storia si incaricherà di dimostrare, nel caso, al di là del peso simbolico della sua elezione), bisogna anche pensare a quel gruppetto di democratici &#8220;moderati&#8221; che hanno votato contro la riforma del sistema sanitario, perno centrale della politica obamiana. Il che non significa dire che un partito democratico deve essere &#8220;di sinistra&#8221;, ma che esso deve avere quantomeno una sua coerenza e coesione interna.</p>
<p>Un partito dovrebbe avere un pensiero più o meno coerente e uno sfondo di riferimento. Probabilmente anche un&#8217;idea di società. Un&#8217;idea ovviamente sempre <em>in progress</em>, che si adatti e che adatti gli strumenti agli sviluppi del mondo. Per esempio, se <em>democrazia significa</em> (parafrasando Dahl) <em>che coloro che sono soggetti a una decisione devono anche poter decidere</em>, è chiaro che le implicazioni future di questo concetto sul piano politico sono vastissime.</p>
<p>Tutte queste cose però Rutelli non le spiega e non le discute. Forse le dà per scontate, ma non ce lo dice.</p>
<p>Ecco, se il problema sono le etichette, l&#8217;etichetta migliore da apporre a un partito forse sarebbe quello che vuole fare, realizzare. Non solo alle prossime elezioni, non soltanto come programma di governo, ma in generale come missione.</p>
<p>Sulla nascita e lo sviluppo del Pd italiano, Rutelli dice invece molte cose e interessanti, cose che peraltro hanno già sottolineato diversi analisti politici. La nascita del partito come somma e non come drammatica creazione di qualcosa di nuovo (la famosa <em>fusione fredda</em>), la sua linea ondivaga verso il premier Silvio Berlusconi, la mancanza di messaggi forti.<br />
Ma Rutelli, per biografia politica, non è estraneo a questa vicenda. Era il presidente della Margherita, prima del suo scioglimento. E&#8217; stato un forte sostenitore dell&#8217;idea del Pd, è stato vicepremier di Romano Prodi dopo il 2006. E&#8217; una figura di riferimento, pur se, a differenza di Massimo D&#8217;Alema (un altro che ama chiamarsi fuori), non hai mai avuto veramente &#8220;truppe politiche&#8221; sue.</p>
<p>Quando Rutelli critica l&#8217;approdo del Pd di sinistra indica, giustamente, che la nostalgia non è un carburante che può alimentare un motore nuovo come quello che deve far muovere un &#8220;nuovo partito nuovo&#8221;.</p>
<p>A Rutelli non vanno bene neanche il giustizialismo, il populismo, o il <em>caudillismo</em>. Però, un partito che non sia semplicemente una lista civica (e spesso le liste civiche sono partiti mascherati) deve esprimere ed evocare una emozione, un sentimento, una passione, una <em>fede</em>.<br />
La democrazia, per esempio, è anche un fatto, e un atto, di fede. Non è iscritto nella natura, il suo valore: è stata una (bella) invenzione di alcune persone e comunità, che si è però sviluppata nel corso di migliaia di anni, e che è destinata a svilupparsi. E non è vero che la democrazia funzioni (qualsiasi cosa s&#8217;intenda il verbo funzionare applicato a una società) necessariamente rispetto ad altri sistemi. Ci piace pensarlo, anche se probabilmente è vero che le democrazie non si fanno in genere la guerra tra di loro (o se la fanno meno, diciamo).</p>
<p>Rutelli, che invoca una <em>battaglia delle idee</em>, in realtà compila alcune liste. Per esempio, per il Pd, cita per sommi capi leadership, organizzazione, importanza di Internet, ma per quello che riguarda il <em>progetto </em>non dice <em>cosa</em>, dice solo <em>come</em>, e cioè che se ne devono occupare delle fondaziooni, come nella Gran Bretagna di Tony Blair e negli Usa di Obama.</p>
<p>Per il programma politico, avanza alcune proposte, dal taglio delle tasse al lavoro dipendente al riconoscimento della meritocrazia, all&#8217;accesso alla cittadinanza per gli immigrati o alla proposta di un albo degli italiani illustri (<em>sic</em>). Propone poi un<em> indice del benessere nazionale</em> da affiancare al Pil, e contemporaneamente dice che il quadro economico deve restare quello della economia sociale di mercato (la cosiddetta terza via tra liberalismo e collettivismo).</p>
<p>Come è noto, nel libro Rutelli non dice che se ne andrà dal Pd se ne diventerà segretario Pier Luigi Bersani, cioè il sostenitore del partito di sinistra (e l&#8217;uomo di D&#8217;Alema). In molti, tra i suoi <em>antipatizzanti</em>, ci speravano. La prospettiva sembrerebbe quella, anche se è difficile dire con che tempi avverrà il distacco &#8211; pesano soprattutto le incognite sulla tenuta del governo  Berlusconi &#8211; e chi seguirebbe Rutelli.</p>
<p>Come indica la sua storia pubblica, l&#8217;ex sindaco di Roma &#8211; uno dei migliori della storia della Capitale, almeno al suo primo mandato &#8211; è sempre <em>caduto in piedi</em>, per così dire: ha cambiato diverse formazioni politiche restando sempre ai vertici (prima radicale, poi verde, poi margheritino, poi democratico). Di qui, anche, l&#8217;accusa di <em>trasformismo</em>, soprattutto dopo il 2001 e la sua candidatura a premier.</p>
<p>In <em>La svolta</em> (il titolo terribilmente <em>vespiano </em>del libro, come è coscientemente fallaciano il sottotitolo &#8220;Lettera a un partito mai nato&#8221;) Rutelli dice diverse cose contro il centrismo che pure spesso gli viene rimproverato, si pronuncia a favore dei <em>Pacs </em>(o come si chiameranno) ma sottolinea che in un paese come l&#8217;Italia, con la sua tradizione cattolica, occorre anche la mediazione, non si può essere intransingenti, e racconta il suo riavvicinamento alla fede. Difende l&#8217;ecologia politica, critica chi si è affrettato a elogiare il Fini &#8220;di sinistra&#8221;, segnala che non si può costruire una coalizione unicamente contro Berlusconi.</p>
<p>Probabilmente questo non basterà ai detrattori &#8211; in particolare quelli che in fondo ce l&#8217;hanno con Rutelli perché attacca un partito che non esiste più in politica, il Pci, ma che è sempre <em>vivo </em>nelle emozioni &#8211; che pure difficilmente si prenderanno la briga di leggere il libro.</p>
<p>L&#8217;onere della prova in questo caso spetta però proprio a Rutelli. Che non deve rispondere o giustificarsi ovviamente con chi lo insulta ma che, se vuole la &#8220;svolta&#8221;, ha l&#8217;obbligo della chiarezza. L&#8217;alternativa al partito di sinistra è il partito che punta a conquistare il cuore, ad allargarsi nel centro della società, come scrive nel libro, o è invece il partito centrista? E la cifra è il riformismo o il &#8220;moderatismo&#8221;?</p>
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		<title>Pd, cronache di poveri militanti</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 05:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[Michele Cardulli, 41 anni, è un giornalista e militante del Partito Democratico. Per Novamag racconta la stagione congressuale del Pd, vista da un circolo romano] “Ma se io voto per Tizio, strategicamente, così anche se vincono ‘loro’, noi siamo comunque maggioranza al nostro circolo, che ne dici?”. Oddio, qua ci prendono come caso di studio. [...]<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/07/14/pd-cronache-di-poveri-militanti/">Pd, cronache di poveri militanti</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>[<a href="http://www.facebook.com/michelecardulli" target="_blank">Michele Cardulli</a><strong>, 41 anni, è un giornalista e militante del Partito Democratico. Per Novamag racconta la stagione congressuale del Pd, vista da un circolo romano</strong>]</p>
<p>“Ma se io voto per Tizio, strategicamente, così anche se vincono ‘loro’, noi siamo comunque maggioranza al nostro circolo, che ne dici?”. Oddio, qua ci prendono come caso di studio. Già mi vedo una conferenza di un professore universitario cinese che spiega ai suoi studenti le diverse forme organizzative che hanno avuto i partiti politici nel corso dei secoli: “<em>Questa era la norma</em> – afferma – <em>poi c’erano gli italiani del Partito Democratico</em>”. Potrebbe addirittura succedere che il congresso dia la maggioranza a un candidato a segretario e poi le primarie ribaltino il risultato, grazie a uno statuto deciso a tavolino, frutto di un compromesso fra chi voleva un partito aperto agli elettori e chi preferiva un partito tradizionale. Ne è uscita fuori una roba da ingegneria genetica di altissimo livello.</p>
<p>E poi ci sono le paranoie del militante storico. Nel mio circolo andiamo ben oltre il livello di follia che ti consente di girare a piede libero. Altro che i “dalemoni” della Guzzanti. E’ sparita l’aria lieta, l’aperitivo collettivo delle sette di sera, oramai sono tutti impegnati a fare le tabelle. Come voterà Marco, cosa pensa Claudio, riusciremo a convincere Carlo. Non con Carlo è meglio che ci parla Franco, lui lo conosce bene.</p>
<p>E poi: arriveranno le terribili orde, le famose truppe cammellate a ribaltare gli equilibri di sempre? Ogni persona che si avvicina alla porta viene guardata con un misto di sospetto e curiosità. Chi sarà e, soprattutto, chi la manda?</p>
<p>Ora, voi penserete che non siamo gente normale, che a metà luglio forse sarebbe meglio andarsene al mare. Ebbene, avete ragione.</p>
<p>Non siamo gente normale, siamo talmente imbevuti di politica che se ci strizzi esce fuori un fiume di proposte, parole, mozioni, emendamenti. E’ una roba che ti entra nel sangue e anche se non ci hai mai guadagnato una lira. E come fai a spiegarlo a chi percepisce la politica come una specie di imbroglio generalizzato?</p>
<p>Noi siamo quelli che ancora credono al mito della cosiddetta “diversità”, quello che ti faceva dire che tu eri più bravo, più preparato, più onesto, al servizio dei cittadini eccetera eccetera. E che nessuno provi a spiegarci che quel tempo è finito da un pezzo. Perché se ci tolgono i circoli non basteranno le cliniche psichiatriche a contenerci tutti.</p>
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		<title>Congresso Pd / Buttati in un frullatore impazzito</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 05:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[Michele Cardulli, 41 anni, è un giornalista e militante del Partito Democratico. Per Novamag racconterà la stagione congressuale del Pd, vista da un circolo romano] “Ciao Miche’, tu con chi stai?”. E’ la domanda che ciascun iscritto al Pd si sente rivolgere in queste ore. Ti senti buttato dentro un frullatore, ti ritrovi dall’altra parte [...]<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/07/07/congresso-pd-frullatore-impazzito/">Congresso Pd / Buttati in un frullatore impazzito</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>[<a href="http://www.facebook.com/michelecardulli" target="_blank">Michele Cardulli</a><strong>, 41 anni, è un giornalista e militante del Partito Democratico. Per Novamag racconterà la stagione congressuale del Pd, vista da un circolo romano</strong>]</p>
<p>“<em>Ciao Miche’, tu con chi stai?</em>”. E’ la domanda che ciascun iscritto al Pd si sente rivolgere in queste ore. Ti senti buttato dentro un frullatore, ti ritrovi dall’altra parte della barricata persone con cui fino a poche ore fa condividevi un percorso di venti e più anni di attività politica.</p>
<p>Bersani, Franceschini, Marino. E poi Adinolfi, che si candida sempre alle primarie del Partito democratico e non prende mai un voto.</p>
<p>Per non parlare di tutti quelli che sono passati sui giornali in queste settimane. Si dice (perché il dato è misterioso) che gli iscritti siano circa 370 mila. Bene, i possibili candidati alla carica di segretario sono stati, se possibile, di più.</p>
<p>Tanto che, a un certo punto, l’ho detto chiaro e tondo:<em> io non mi candido</em>. Meglio mettere le mani avanti, non si sa mai.</p>
<p>Ma tutto questo frullatore è un partito? Triturerà soltanto tutti noi che con ansia cerchiamo un appiglio per dare un’alternativa credibile a questo povero paese, oppure ne uscirà davvero una bella crema omogenea?</p>
<p>Nei circoli ti guardano con la faccia sconcertata. “E’ venuto tizio è mi ha chiesto di dargli 50 tessere in bianco”. Cavolo… concetti di alta politica. E’ partita la battaglia per confrontarsi sui programmi.</p>
<p>Tutti  e tre gli aspiranti candidati ti dicono: serve un partito unito, chi vince deve avere il sostegno degli altri. Paese strano, il nostro. Di memoria non corta, ma proprio <em>random</em>.</p>
<p>Gli italiani devono avere una memoria volatile e basta, tipo i computer degli anni 80 che quando li spegnevi, non salvavano niente. Dovevi ricominciare dall’inizio ogni volta.</p>
<p>E’ già perché Bersani, quello più accreditato alla vittoria finale, è uno che si voleva candidare alle famose primarie del 14 ottobre, quelle “fondative” del Pd. Poi arrivò D’Alema e gli disse: tranquillo, ora votiamo Veltroni, poi lavoriamo per smontarlo. E, infatti, eravamo alla vigilia delle elezioni regionali sarde, Bersani la buttò lì: mi candido a segretario nazionale. Ma come, tra pochi giorni si vota in una Regione importante e tu ti metti di traverso. Berlusconi ringrazia.</p>
<p>E poi c’è Franceschini. L’eterno ragazzo, allievo di Zaccagnini. Con lui Marini, Fassino, Veltroni, Rutelli. Ognuno con un progetto diverso. Auguri.</p>
<p>E quando sembrava che la sfida fosse tra loro, con mezzo partito alle prese con mal di pancia che manco quando ti mangi mezzo chilo di gelato tutto in un botto, ecco che ti arriva Ignazio Marino, il chirurgo.</p>
<p>E’ un esplosione. Dopo la sua scelta, mi dicono, in una sola giornata (per giunta festiva) circa 1000 persone sono andate a iscriversi al Pd e poi hanno pure mandato una mail per dirglielo.</p>
<p>E tu che sei stato per un anno a telefonare ai “soci fondatori” del Pd per dirgli di venire a prendere la tessera, ci rimani anche un po’ male. E che cavolo… un po’ di rispetto per chi ogni giorno apre quella serranda.</p>
<p>Scherzi a parte, da militante irrimediabilmente vecchio, pensi: vabbe&#8217;, che poi votino quello che gli pare, ma che intanto versino i 15 euro obbligatori per la tessera. Perché i congressi (e i partiti) vanno e vengono, ma la bolletta del telefono la devi pagare comunque…</p>
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		<title>Ma Fini e&#8217; di sinistra?</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 05:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Di Giorgio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima c&#8217;era il Movimento Sociale Italiano, <em>neofascisti e basta</em>. Poi è arrivata Alleanza Nazionale: <em>postfascisti, in doppiopetto ma postfascisti</em>. Poi è stata la volta di An che &#8220;<em>è più democratica rispetto a Forza Italia, vuoi mettere? Almeno è un partito vero, non di plastic</em>a&#8221;. Poi la Lega Nord &#8220;è<em> più fascista di An</em>&#8220;. E adesso che An e Forza Italia si sono fuse nel Popolo delle Libertà, Gianfranco Fini, che ha guidato prima l&#8217;Msi e poi An, sembra percepito, a sinistra, quasi come un politico &#8220;<em>di sinistra</em>&#8220;, o di centrosinistra.<br />
Non un leader a cui guardare per il proprio schieramento politico, ovvio. Ma un oppositore del nemico pubblico numero uno, Silvio Berlusconi.</p>
<p>Certo, c&#8217;è ancora chi indica gli ormai ex di An come estremisti di destra. O chi sottolinea che Gianfranco Fini soffra della &#8220;solitudine del capo&#8221;, rispetto a una serie di &#8220;colonnelli&#8221; che sembrano sempre più distanti da lui, arruolati ideologicamente nel berlusconismo in quanto forma moderna, italiana e mediatica di populismo. E chi predice comunque un &#8220;no future&#8221; per il presidente della Fondazione Fare Futuro, perché il Pdl avrà altri leader.<br />
Il <a href="http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&amp;Art=1186&amp;Cat=1&amp;I=immagini/PERSONAGGI/fini_congresso_int.jpg&amp;IdTipo=0&amp;TitoloBlocco=Politica&amp;Codi_Cate_Arti=27" target="_blank">discorso </a>che Fini ha pronunciato lo scorso 22 marzo al congresso di scioglimento di An &#8211; che oggi non è più un partito ma una fondazione, incaricata soprattutto di vegliare sull&#8217;ex simbolo elettorale &#8211; è probabilmente il testo più recente, interessante e mediatizzato del <em>Pensiero Nuovo Finiano</em> (che chiameremo per brevità, e anche per divertimento, PNF). Vediamo di tirarne fuori i punti essenziali, citando insieme alcuni brani.</p>
<p>&#8220;<strong>La stella polare è sempre stata una e una sola: l&#8217;amore per l&#8217;Italia, l&#8217;amore per la terra dei padri, l&#8217;amore per la patria, il voler privilegiare alla fazione la nazione, il voler anteporre a un interesse particolare, un interesse generale</strong>&#8220;.<br />
Il &#8220;partito degli italiani&#8221;, titolo dell&#8217;ultimo congresso di An, suonerebbe come una contraddizione in termini: un partito è una fazione, contrariamente a quello che pretende Fini. L&#8217;interesse generale, in un sistema democratico, è invece quello rappresentato dalle istituzioni. E il partito-istituzione, ça va sans dire, è un retaggio da sistema totalitario. E&#8217; ovviamente possibile una lettura più leggera: il partito che si vuole costruire è quello più in linea con l&#8217;ideologia italiana, fatta di certi valori e idee. Sì, ma quali? Insomma, si tratta perlomeno di un atto di presunzione, nelk senso che pretende di fissare la ideologia di un popolo.</p>
<p>&#8220;<strong>Fiuggi ha rappresentato la nascita della destra post-ideologica. Di una destra che, rifiutando l&#8217;ideologia, in qualche modo condannava al passato e giudicava negativamente ciò che nel passato aveva rappresentato il tasso ideologico della destra politica. A Fiuggi non abbiamo fatto i conti con la nostalgia. A Fiuggi abbiamo fatto i conti con lo stato etico, che non appartiene a una democrazia, abbiamo fatto i conti con una concezione dell&#8217;economia di tipo corporativo che non appartiene ai tempi moderni&#8230;</strong><em>.</em>&#8220;.<br />
Qui Fini prende nettamente le distanze dalle concezioni non-democratiche che caratterizzavano il pensiero dell&#8217;Msi, a partire dall&#8217;idea dello &#8220;stato etico&#8221;.</p>
<p>&#8220;<strong>Proprio perché abbiamo ribadito che la libertà è il primo valore dell&#8217;uomo, che la democrazia è il primo valore delle istituzioni, non abbiamo esitato successivamente a onorare con i fatti, con parole nette, parole di condanna nei confronti della storia italiana tra le due guerre</strong>&#8220;.<br />
Secondo passaggio di condanna, in questo caso del regime fascista (che peraltro nel discorso non viene mai esplicitamente nominato), sempre in nome della democrazia.</p>
<p>&#8220;<strong>Quali sono questi valori? Certamente la consapevolezza del primato della dignità della persona. È il valore principale che va garantito e tutelato da un&#8217;azione politica. Non è l&#8217;autorità dello Stato, è la dignità della persona. E se il valore cui orientare una politica è quello è di tutta evidenza che lo Stato non può limitare la libertà. Lo Stato deve per certi aspetti esaltare la libertà, lo Stato deve garantire a tutti l&#8217;esercizio delle libertà</strong>&#8220;.<br />
L&#8217;ex leader di An prende le distanze dalla concezione autoritaria dello stato, e anche dalle posizioni comunitariste.</p>
<p>&#8220;<strong>La vecchia iconografia della destra legge e ordine oggi va declinata in modo diverso se si è davvero convinti che quello che vogliamo non è ĺordine delle caserme, non è l&#8217;ordine imposto contro la libertà, ma è al contrario quell&#8217;ordine intimo che c&#8217;è in una società coesa laddove è difesa e in qualche modo incrementata la dignità della persona umana, la dignità della persona umana quale che sia il colore della pelle, quale che sia il Dio in cui credi, quale che sia il ruolo sociale</strong>&#8220;.<br />
In questo passaggio Fini riassume i capisaldi del pensiero liberale, difendendo la dignità della persona a prescindere dalle differenze di razza, religione e posizione sociale. Ma per esempio, tra le differenze, non indica quella &#8211; più moderna &#8211; di orientamento sessuale. E non ipotizza neanche, a volerla dire tutta, che non si possa credere in un Dio, o essere agnostici.</p>
<p>&#8220;<strong>La finanziarizzazione dell&#8217;economia ha creato la crisi. Il che sta a significare che se si vuol dare innanzitutto un messaggio non soltanto di speranza ma indicare una via d&#8217;uscita dall&#8217;attuale crisi, bisogna riportare il baricentro dell&#8217;economia a quella che è la produzione reale di ricchezza. L&#8217;economia non si può basare esclusivamente sulla finanza perché nello stesso momento in cui lo fa può determinare immediati e facili arricchimenti e altrettanti immediati e facili impoverimenti. Ma non soltanto arricchimenti per pochi, impoverimenti per popoli interi</strong>&#8220;.<br />
Qui il presidente della Camera ripete un mantra comune di questi tempi, sia a destra che a sinistra, contro la finanziarizzazione dell&#8217;economia, accomunandosi anche, per fare un esempio, a Giulio Tremonti.</p>
<p>&#8220;<strong>Laicità delle istituzioni che non può significare in alcun modo negare il magistero della Chiesa, men che meno la dimensione che per definire un&#8217;identità di popolo ha l&#8217;aspetto religioso. La laicità delle istituzioni significa &#8211; perché è un pilastro della nostra cultura occidentale da almeno due secoli &#8211; netta separazione, non soltanto come ha detto giustamente ieri Berlusconi &#8220;nessun tipo di collateralismo&#8221;, ma soprattutto affermazione chiara ed esplicita circa il confine che deve separare la sfera privata rispetto a quella religiosa. Perché uno Stato è autenticamente laico nello stesso momento in cui riconosce il valore della religione ma colloca il valore della religione all&#8217;interno di scelte che sono di tipo individuale e personale, non possono essere scelte di tipo collettivo</strong>&#8220;.<br />
Le posizioni di Fini sul caso di Eluana Englaro, contro la cultura dello &#8220;Stato etico&#8221; e le incursioni della Chiesa cattolica in un territorio che si vuole politico hanno suscitato reazioni positive tra i laici, e parallelamente critiche tra i promotori dell&#8217;autoproclamata &#8220;cultura della vita&#8221;. In questo passaggio però il leader politico oltre a ribadire una posizione liberale indica anche la religione quale dimensione per definire la &#8220;identità di un popolo&#8221;: e bisogna ricordare che An era favorevole all&#8217;inserimento dell&#8217;accenno alle radici cristiane dell&#8217;Europa nella carta costituzionale Ue.<br />
Per chiarire ancora meglio, ecco un altro passaggio del suo discorso: &#8220;<strong>&#8230;l&#8217;identità del popolo italiano in termini religiosi è chiaramente orientata a quello che è l&#8217;insegnamento cristiano e cattolico. Ma ci sarà sempre di più il confronto con altre religioni in Italia</strong>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<strong>Lasciatemi dire che (il Pdl) non deve e non può essere un partito di destra, deve essere un partito in cui certi valori della destra sono il lievito, sono il valore aggiunto, sono l&#8217;elemento che è capace di produrre una sintesi politica e di far fare un salto in avanti alla capacità del partito, non soltanto di immaginare il futuro dell&#8217;Italia, ma di costruirlo. Un contenitore ampio, arioso, plurale, inclusivo, interclassista, aperto, certamente unitario. Unitario però non può significare &#8220;a pensiero unico&#8221;, perché c&#8217;è una contraddizione in termini tra popolo della libertà e pensiero unico</strong>&#8220;.<br />
Questo è stato uno dei passaggi del discorso di Fini più sottolineati dalla stampa il giorno dopo il discorso di Fini. Il quale indica il Pdl come un partito &#8220;non&#8221; di destra, ma in cui comunque devono essere presenti certi valori di destra.</p>
<p>&#8220;<strong>Il presidenzialismo rimane un punto di approdo indispensabile per uńItalia moderna ma il presidenzialismo non può essere un Parlamento che viene messo in un angolo e al quale si chide di non disturbare il manovratore. Il Parlamento deve tornare ad essere il luogo del controllo. Magari meno leggi in Parlamento, ma più potere di controllo, più potere di indirizzo, perché così funzionano davvero le democrazie che sono orientate nella funzione presidenzialista o semi-presidenziale</strong>&#8220;.<br />
Il presidenzialismo è una vecchia costante del pensiero missino e poi di An. Anche se in questo contesto gli osservatori hanno sottolineato soprattutto la difesa di un Parlamento forte, negli stessi giorni in cui il premier Berlusconi si lamentava del peso eccessivo dei lavori assembleari.</p>
<p>&#8220;<strong>&#8230;il problema del nostro Sud è nella debolezza dello Stato. Perché non c&#8217;è ombra di dubbio che la competizione Nord-Sud, la competizione nel Mediterraneo, può vedere un Meridione protagonista soltanto se lo Stato è presente. Per quel che riguarda la realizzazione delle infrastrutture e per quel che riguarda la garanzia della legalità. Io vorrei che il Pdl che costruiamo insieme sia presente in occasione di quelle grandi manifestazioni che di tanto in tanto si svolgono nel Meridione come è accaduto ieri a Napoli nel nome della legalità e nel nome della lotta alle mafie</strong>&#8220;.<br />
Fini ha rivendicato la lotta alla mafia come questione nazionale ed è tornato a elevare a simbolo il giudice Paolo Borsellino, ucciso da Cosa Nostra, e le cui simpatie di destra (almeno in gioventù) erano note.</p>
<p><strong>&#8220;Non è forse vero che la nostra società tra dieci, quindici anni sarà molto diversa da quella che è oggi? E che sarà per la prima volta nella storia del popolo italiano una società multietnica, una società multireligiosa? Quando ci si confronta con la questione della immigrazione, non lo si può fare soltanto con la logica &#8211; pur giusta &#8211; di chi vuole più ordine più sicurezza e, quindi, necessariamente vuole che ci sia ĺ&#8217;espulsione del clandestino.Non è questa la questione. La vera grande questione è che siamo in un Paese che demograficamente è sempre più vecchio e in cui inevitabilmente saranno sempre di più coloro che nel prossimo futuro saranno italiani senza essere figli di italiani, con altre storie alle spalle, con altre identità, con altre culture. È una grande sfida che l&#8217;Italia non ha mai vissuto rispetto agli altri Paesi. È una sfida in cui diventa essenziale avere le idee chiare, distinguere l&#8217;assimilazione dalla integrazione&#8221;.<br />
&#8220;Una società multirazziale, una società che pone dei problemi in termini educativi, in termini di garanzie, di diritti, perché se vogliamo essere coerenti con quel che diciamo, se il primato è sempre e solo della persona umana, risulta poi evidente che non puoi discriminare &#8211; se il primato è della persona umana &#8211; se si tratta di un immigrato, fosse anche clandestino</strong>&#8220;.<br />
Non è la prima volta che Fini (pur coautore con Umberto Bossi della legge sull&#8217;immigrazione varata dal precedente governo di centrodestra) torna sulla questione degli immigrati in maniera dissonante rispetto ai suoi alleati di maggioranza. D&#8217;altronde la visione in positivo dell&#8217;immigrazione non è solo una esclusiva del pensiero di sinistra, in genere. Stavolta Fini ha comunque evitato di parlare del voto amministrativo agli immigrati, presentando più interrogativi che soluzioni rispetto al futuro dell&#8217;Italia. Ma ha comunque respinto la politica della assimilazione, e ha fatto un accenno alla revisione della legge sulla cittadinanza e alla rinuncia del princpio dello jus sanguis, del diritto basato sul sangue, parlando di &#8220;italiani senza essere figli di italiani&#8221;. Il presidente della Camera ha anche criticato esplicitamente le discriminazioni contro i clandestini, cioè gli immigrati privi di permesso di soggiorno.</p>
<p>&#8220;<strong>E ancora, che cosa vuol dire pensare l&#8217;Italia tra dieci, quindici anni? Significa pensare a che cosa può determinare la diffusione sempre più ampia nella società di quello che, giustamente, è chiamato il relativismo morale, l&#8217;assenza di principi, la confusione che sempre di più si fa tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. E credo che la risposta in termini culturali, in termini educativi, partendo dai più giovani, debba essere da parte nostra nella divulgazione dei quella che mi piace chiamare un&#8217;etica, un&#8217;etica repubblicana dei doveri, per la quale sia del tutto evidente in un ideale pantheon, visto che tanto se ne è parlato, non della destra, ma un pantheon della società italiana nel prossimo decennio ci devono essere quelle figure che proprio nel nome del dovere e delle istituzioni hanno sacrificato la loro vita</strong>&#8220;.<br />
Qui Fini fornisce una sorta di risposta laica agli angosciati interrogativi del Papa Benedetto XVI sul famigerato &#8220;relativismo morale&#8221;, a cui contrappone una &#8220;etica repubblicana&#8221; in nome del dovere e delle istituzioni.</p>
<p>&#8220;<strong>Se si ha paura vuol dire che o non valgono nulla le idee in cui si crede o non vale nulla chi ha paura</strong>&#8220;: la citazione finale di Fini è per Ezra Pound, poeta americano, promotore della cosiddetta etica modernista, ma anche antisemita e ammiratore di Benito Mussolini e del fascismo.</p>
<p>Nel corso di quasi 20 anni Gianfranco Fini è stato in parte il beneficiario, in parte l&#8217;artefice, di grandi cambiamenti. Ha cambiato atteggiamenti, simbologia, frasario. Dice di essersi pentito della frase che pronunciò a proposito di Mussolini, il più grande statista del XX secolo. E&#8217; passato dal saluto romano alla kippà ebraica. Ha lasciato la moglie, storica militante missina, e iniziato una storia d&#8217;amore con una giovane estranea a quel mondo, divenendo di nuovo padre in età matura.</p>
<p>Nonostante ancora poche settimane fa un &#8220;factbox&#8221; in inglese &#8211; e scritto a Londra &#8211; dell&#8217;agenzia Reuters classificasse An come un partito postfascista o di estrema destra, è evidente che l&#8217;orizzonte politico culturale dei finiani è dentro il Partito Popolare europeo, che, come ha detto lo stesso presidente della Camera in quel discorso, non è più da tempo l&#8217;internazionale democristiana.</p>
<p>E&#8217; noto l&#8217;interesse di Fini per un politico che sente affine come Nicolas Sarkozy, il campione della destra repubblicana francese (che per qualche osservatore avrebbe comunque studiato alla &#8220;scuola&#8221; di Silvio Berlusconi). E la finiana fondazione FareFuturo sta lavorando anche sul David Cameron, sorte di Blair di destra che rischia di divenire il prossimo premier britannico. Ma sono evidenti pure i paralleli tra il Pdl e il Partito popolare spagnolo di José Maria Aznar, riuscito a costruire un&#8217;organizzazione politica moderna mettendo insieme postfranchisti; cattolici e democratici di destra.</p>
<p>Che Fini stia a destra, quindi, nella divisione del mondo politico che lui stesso difende &#8211; rimproverando per esempio al Pd che in Europa non esiste una terza via tra socialisti e popolari &#8211; non sembra affatto in discussione.</p>
<p>La considerazione di cui sembra godere tra gli anti-Berlusconi non sembra derivare dunque da una errata interpretazione delle sue posizioni politiche. Le possibilità sono almeno due: o si tende ormai a considerare &#8220;di sinistra&#8221;&#8216; un pensiero liberale, oppure entra in ballo la logica secondo cui &#8220;il nemico del mio nemico è mio amico&#8221;.</p>
<p>Sia come sia, oggi si sente dire da alcuni: <em>se la destra fosse governata da uno come Fini, sarebbe molto meglio anche per il Paese (</em>e anche per la sinistra?<em>)</em>. Ma l&#8217;eventualità che questo accada &#8211; senza tenere conto della probabilità &#8211; dipende, ed è per primo Fini a dirlo proprio nel suo discorso, dal fatto che è stato proprio Silvio Berlusconi a fare ripartire la politica italiana dal &#8220;pantano&#8221; di Tangentopoli e a creare in questo modo anche le condizioni per la nascita di An. Dunque per Fini Berlusconi non potrà mai essere un nemico, e il presidente della Camera non potrà rappresentare una &#8220;opposizione&#8221; al berlusconismo.<br />
Simile in fondo, è la genesi del leader del Cdu Pierferdinando Casini, che pure i dirigenti del Pd sperano di poter includere in una nuova alleanza di centrosinistra. Senza Berlusconi, non ci sarebbe stato neanche Casini, che sia il Casini del governo di centrodestra o quello attuale d&#8217;opposizione (cioè mandato all&#8217;opposizione da Berlusconi dopo il rifiuto di aderire al Pdl). Senza considerare che su questioni apparentemente affatto secondarie come quelle &#8220;etiche&#8221;, Casini sembra avere anche una posizione meno liberale rispetto a quella di Fini.</p>
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		<title>Gianfranco Fini &#8211; Home page</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 05:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Novamag 2.0Gianfranco Fini &#8211; Home page<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/04/07/gianfranco-fini-home-page/">Gianfranco Fini &#8211; Home page</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.novamag.it/wp-content/uploads/2009/04/2410730196_3edfe03bb9_b2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1936" style="border: 0pt none;" title="Gianfranco Fini - Foto di Giuseppe Nicoloro" src="http://www.novamag.it/wp-content/uploads/2009/04/tn-fini.jpg" alt="tn-fini" width="146" height="98" /></a></p>
<p><a href="http://www.novamag.it">Novamag 2.0</a><br/><br/><a href="http://www.novamag.it/2009/04/07/gianfranco-fini-home-page/">Gianfranco Fini &#8211; Home page</a></p>
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