di Redazione

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di Paul Gillin

Posterous è un nuovo servizio che diffonde i post e le altre social activity di una persona ad una rete di comunità on line, quali Twitter, Facebook, Tumblr e Delicious.
Posterous ospita alcuni servizi nuovi che rendono automatico il vecchio e noioso processo di postare manualmente informazioni a vari siti e social networks.
In questa categoria, altri pure-play (organizzazioni online che svolgono la propria attività solo su internet, ndt) appena arrivati sono Ping.fm, Dlvr.it e il plugin di WordPress Supr, ma la capacità di base di pubblicare post contemporaneamente su diversi social networks sta rapidamente diventando parte integrante di quasi tutte le applicazioni di internet. Buzz di Google (Google Buzz), la cui uscita è stata annunciata proprio questa settimana, ha alcune di queste funzionalità.

Queste sono le prime onde nelle acque della nuova tecnologia che porteranno via effettivamente i siti da internet. Con ciò voglio dire che sta arrivando la fine della metafora di internet così come l’abbiamo conosciuta negli ultimi 15 anni. Internet, sempre di più, non è caratterizzato da siti, ma da persone e contenuti. Poiché la tecnologia rende possibile che i nostri scarabocchi online appaiano ovunque vogliamo, il compito di valutarne l’effetto diventerà considerevolmente più complesso.

Il grande cambiamento nel panorama internet è che qualsiasi informazione non avrà più bisogno di una homepage per raggiungere il pubblico. Facebook aveva già iniziato questo trend, creando un servizio così popolare che alcuni marchi avevano pensato che fosse più opportuno usare Facebook come homepage che il loro sito ufficiale, e Honda ne è un esempio notevole. La casa automobilistica ha cominciato ad inserire nelle pubblicità in TV il link alla propria fan page su Facebook. Questo stratagemma sa un po’ di trucco, ma è anche indicativo di un cambiamento nelle percezione degli operatori di mercato. Come mi ha detto recentemente Adam Brown, direttore della comunicazione digitale della Coca Cola, “la nostra filosofia è andare a pescare dove ci sono i pesci”.

E’ solo che sta diventando sempre più difficile capire dove siano i pesci. Man mano che i social network integrano i loro contenuti, i contributi di ciascun individuo vengono staccati dai relativi siti. Su Twitter, per esempio, le conversazioni esistono in una forma apolide che trova cittadinanza in Twitter.com, TweetDeck, Seesmic, nei widget per i blog o in qualsiasi altro strumento in grado di catturarla. In queste condizioni, come facciamo a valutarne l’effetto?

Ai tempi dei primi social media (e con ciò intendo il 2006!), gli influencer (persone che, in modo diretto o indiretto, gestiscono le comunità online, attraverso la creazione o integrazione di contenuti, ndt) avevano come base i propri blog e si affidavano al passaparola, ai link ed ai motori di ricerca per raggiungere il pubblico. Oggi, il blog è piuttosto irrilevante. Con Posterous, un post può essere creato come messaggio email ed inviato automaticamente a un paio di dozzine di social outpost, formattato in base alle caratteristiche di ciascun destinatario. Alcuni di questi servizi pubblicano i commenti di fan e follower, altri no. Determinare la “quota di mercato” di un influencer significa dover cercare tra risultati di ricerca e dati forniti da diversi canali e misurare l’impronta complessiva della persona.

Col tempo, questi strumenti riusciranno a dare un senso a questo caos, ma per ora è il classico caso della tecnologia che va oltre la capacità delle persone di capirla. Per gli operatori di mercato, il punto chiave è che il sito web come lo conoscevamo sta diventando meno importante, gli influencer stanno ingrandendo la propria voce e le regole di ingaggio stanno venendo resettate. La buona notizia è che tutti possono utilizzare questi strumenti, così se al momento state limitando i vostri post a un blog o a Twitter, prendete in considerazione l’idea di espandere il vostro campo d’azione. La cattiva notizia è che l’influencer che pensavate di aver individuato e circoscritto sta ora strombazzando messaggi a un pubblico molto vasto. Solo il tempo potrà dirci quale sarà stato l’impatto di questa nuova realtà.

[Questa riflessione è stata pubblicata lo scorso 10 febbraio dal sito di Paul Gillin, un giornalista specializzato in tecnologia. La traduzione dall'inglese è di Maria Vittoria Ramogida]